politica e finanza

Come vanno Borse e bond quando un Paese resta senza governo?

di Vito Lops

Ansa

4' di lettura

Tra il voto popolare e la formazione di un governo può passare molto, molto tempo. Negli ultimi anni diversi Paesi dell’Eurozona hanno sfoggiato questa strana peculiarità, la difficoltà a formare un esecutivo dopo le elezioni. Perché il voto offre sì la griglia dei seggi in Parlamento e i nomi dei partiti che dovranno occuparli ma non può sempre garantire (dipende dalla legge elettorale) l’automatica formazione di una maggioranza di governo. Per quella entrano in gioco altre formule che utilizzano leve più diplomatiche che matematiche: nel migliore dei casi l’intento di curare l’interesse del Paese, nel peggiore quello di assicurarsi una poltrona in barba alle dichiarazioni fatte in campagna elettorale.

Sta di fatto che tra vizi privati e pubbliche virtù gli ultimi 10 anni hanno offerto casi clamorosi di ingovernabilità. Il più eclatante è senza dubbio quello del Belgio: difatti retto da un “non-governo” dal 13 giugno 2010 al 7 dicembre 2011. Le dovute somme portano a 541 giorni senza una maggioranza. Il Belgio si è ripetuto nel giro parlamentare successivo impiegando 135 giorni (dopo le elezioni del 25 maggio 2014) per concordare una guida tra le forze politiche.

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Non lontana da Bruxelles, anche l’Olanda ha sperimentato recentemente il seme dell’ingovernabilità. Lo scorso anno (elezioni del 15 marzo) ci sono voluti 208 giorni per addivenire a un governo. Prima ancora (dal 20 dicembre 2015 al 25 ottobre 2016) la monarchia costituzionale spagnola ha impiegato quasi un anno (309 giorni a volerli contabilizzare) affinché il re Filippo II desse il via al Mariano Rajoy II.

ANDAMENTO DI BORSE E BOND DURANTE I PERIODI DI ASSENZA DI GOVERNO

I casi più recenti nell'Eurozona. (Fonte: Ufficio Studi Il Sole 24 Ore)

ANDAMENTO DI BORSE E BOND DURANTE I PERIODI DI ASSENZA DI GOVERNO

E poi ci sono Germania e (forse) Italia. Berlino non ha ancora un esecutivo dalle parlamentari dello scorso settembre. Il computo indica 163 giorni che però, stando all’accordo trovato a inizio settimana (l’Spd ha difatti dato il via libera al quarto atto della Merkel), dovrebbero essere a questo punto contati.

Quanto all’Italia non sappiamo se e quanto tempo ci vorrà perché partiti e/o coalizioni usciti vincenti dalla tornata del 4 marzo si mettano d’accordo. Nel 2013, occorsero due mesi dalle elezioni alla formazione del governo guidato a sorpresa (le elezioni furono «non vinte» da Pier Luigi Bersani) da Enrico Letta.

In attesa di vivere le prossime settimane tra consultazioni e tentativi di intesa tra le parti possiamo provare ad analizzare se esiste una correlazione tra andamento dei mercati e ingovernabiltà.

La Borsa del Belgio nei 541 giorni senza esecutivo ha archiviato un calo del 15%. Il rendimento dei rispettivi titoli a 10 anni è salito dell’1% (ovvero 100 punti base). Il bilancio è negativo anche durante il vuoto politico spagnolo: Borsa -6% e tassi dei Bonos in rialzo di 6 punti base. Mentre lo scorso anno, durante i sette mesi in cui l’Olanda non poteva andare oltre l’ordinaria amministrazione, la Borsa di Amsterdam è salita del 6% e il rendimento dei governativi si è ridimensionato di 70 punti base (in questo caso il calo è una buona notizia perché i rendimenti dei bond sono inversamente proporzionali ai prezzi).

Il bilancio complessivo è negativo in Germania: con il DAX 30 che da settembre è in calo del 3%. Tuttavia nel corso di questo semestre lo stesso indice ha aggiornato i massimi di tutti i tempi. Così come l’indice della Borsa del Belgio ha vissuto una fase durante il “non-governo” in cui il guadagno parziale era vicino al 10%.

Questi dati ci dicono due cose: 1) negli ultimi casi in cui un Paese dell’Eurozona è rimasto a lungo senza un governo le Borse non sono certo tracollate e in alcuni casi hanno anche guadagnato; 2) anche laddove il bilancio finale è risultato negativo non sono mancate fasi in cui i rispettivi listini erano in rialzo pur in mancanza di una nuova squadra di ministri. In questo senso il calo finale può essere spiegato anche da altre motivazioni che entrano in gioco sui mercati quando lo stallo temporale è molto lungo. Ad esempio l’assenza di governo in Belgio nel 2010-2011 è coincisa con una fase molto delicata per l’Eurozona, quella in cui è scoppiata la crisi del debito sovrano, con elevata volatilità sui mercati.

La statistica degli ultimi anni ci suggerisce quindi che i mercati oggi sono sempre meno spaventati se un Paese dell’area euro affronta un momento più o meno lungo di “non-governo”.

È la prova che oggi i governi nazionali dell’area euro contano sempre meno. Le regole dei trattati sovranazionali sottoscritte, attraverso cessioni parziali di sovranità, depotenziano - che piaccia o no - le iniziative “fuori dagli schemi” a livello nazionale.

La priorità, nella logica degli investitori, è che alla guida non ci sia un governo che abbia intenzione di sconvolgere gli equilibri. Se questa è la prima “richiesta” dei “mercati”, ben venga anche un “non-governo”, perché è comunque una garanzia implicita - al pari di un esecutivo apertamente europeista - che l’architrave su cui poggiano Unione europea ed Eurozona non venga compromesso.

twitter.com/vitolops

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