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Comelico reclama il collegamento con la Val Pusteria

Fermo da otto anni il collegamento sciistico con l’Alto Adige

di Barbara Ganz


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Un impianto del comprensorio di Cortina

4' di lettura

Sulla carta sono tutti d’accordo: i sindaci, la Regione, le imprese. Eppure il collegamento sciistico fra il Comelico, nel Bellunese, e la Val Pusteria, resta sulla carta, insieme agli investimenti e al rilancio del turismo che potrebbe portare con sé. «Da otto anni è tutto fermo: da quando il progetto era in dirittura d’arrivo e c’è stato un ricorso ambientalista - spiega Paola De Lorenzo, a nome del comitato “Fateci restare! - Sì al collegamento” - Siamo in attesa di un incontro fra i sindaci interessati e il ministro Franceschini, mentre incombe la data del 6 dicembre, quando dovrebbero diventare definitive le nuove regole più stringenti. Parliamo di un piano che potrebbe triplicare il turismo, con ricadute in termini di attività economiche e posti di lavoro. Gli investitori ci sono, e alla finestra c’è anche chi potrebbe rilanciare le terme delle Dolimiti, ma prima occore uscire da questo stallo».

«Una montagna che si spopola può significare anche grave pericolo per la sicurezza del territorio con conseguenze ambientali e implicazioni di protezione civile», ha detto in più occasioni la Regione, mentre a Roma, davanti alla sede del Ministero beni Culturali e ambientali hanno manifestato ripetutamente i cittadini della zona con il sindaco di Comelico Superiore per discutere l’estensione dei vincoli emessi dalla Soprintendenza.

Per la Regione - che si è già espressa a favore del collegamento sciistico, come tutto il territorio - «il collegamento è assolutamente coerente con la pianificazione regionale e quindi riteniamo che di questo debba tener conto il Ministero». Anche Confindustria Belluno Dolomiti ha preso posizione: «L’economia del Comelico, da manifatturiera, si è convertita gradualmente in turistica, ma per poter competere con altri territori deve puntare su un collegamento sciistico comprensoriale ecosostenibile e innovativo. È tutto pronto ed è paradossale che si stia vivendo questa fase di stallo per colpa della burocrazia e di un minoritario fronte del no». Per un territorio di montagna lo sviluppo può coincidere con la sopravvivenza: per questo «dobbiamo fare in modo che la battaglia per il Comelico assuma un peso politico e istituzionale nazionale. Quello che sta succedendo è un sopruso nei confronti di popolazioni che cercano soltanto di rimanere sul loro territorio», ribadisce la presidente degli industriali Lorraine Berton. I vincoli della Soprintendenza interessano sei comuni di Auronzo e Comelico. «È mortificante vedere come gli appelli del territorio, dei comuni, delle categorie, la stessa grande manifestazione di giugno, non siano state prese minimamente in considerazione. È l’ennesima conferma di quanto sia pericolosamente distorta la visione delle Terre Alte di chi vive altrove», sottolinea Berton.

Il mese scorso l’assessore con delega alla Specificità di Belluno Gianpaolo Bottacin ha incontrato a Venezia i sindaci del Comelico e di Auronzo, insieme ai tecnici delle strutture regionali di riferimento, per valutare una posizione univoca. «Non si possono ingessare le esigenze non solo architettoniche, ambientali ed edilizie, ma anche collegate alla stessa sopravvivenza del territorio per le posizioni di qualche alto funzionario statale che non conosce le realtà socio economiche della montagna. Noi non siamo contrari alle valutazioni sensate, ma non possiamo accettare solo vincoli e di avere come risposte dei ‘no'. Soprattutto se questi vincoli mettono addirittura a rischio la popolazione dal punto di vista della sicurezza. C’è un intero territorio, con tutta la sua popolazione, con le sue amministrazioni locali e anche con Regione e Provincia che si oppongono a questo approccio».

L’accento è sulla battaglia di chi vive la montagna con tutti i limiti e le difficoltà che il fatto stesso di vivere in montagna implica. Fra le posizioni in campo anche quella di Anef Veneto con il presidente Renzo Minella: «Nuovi impianti e collegamenti sciistici sono una opportunità per il territorio e per chi in montagna vuole continuare a vivere e lavorare. Demonizzarli significa bloccare lo sviluppo delle nostre aree. Rassicuro il fronte del no sul fatto che gli impiantisti e gli operatori della montagna sono i primi difensori del loro territorio, i primi a essere consapevoli delle sue bellezze ambientali e paesaggistiche e delle sue potenzialità. Parliamo di infrastrutture a impatto zero ed ecosostenibili».

Dopo le prese di posizione di varie voci del mondo ambientalista, Minella sottolinea: «Non mi piace la polemica né lo scontro frontale, ma da rappresentante degli impiantisti non posso non sottolineare come gli impianti di ultima generazione siano perfettamente integrati con l’ambiente circostante, sostenibili ed efficienti dal punto di vista energetico. Non solo: le ultime norme impongono agli operatori obblighi di ripristino chiari, precisi e inderogabili. Rispetto ai nostri stessi concorrenti, come Francia e Austria, i nostri standard sono molto più elevati e rispettosi dell’ambiente. La verità è che se continuiamo a dire di no rischiamo di rimanere troppo indietro rispetto alla concorrenza di questi Paesi, che è agguerritissima, e diventare sempre meno competitivi nonostante le nostre bellezze ineguagliabili», rimarca Minella. «Territori come il Comelico, l’Agordino, Cortina meritano un'occasione di rilancio e la possibilità di trattenere persone e imprese sul territorio. Non si può combattere lo spopolamento della nostra montagna senza infrastrutture adeguate e sostenibili».

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