UNIONE INDUSTRIALI DI VARESE

Comerio: Europa e investimenti per tornare a crescere

di Luca Orlando


Imagoeconomica

2' di lettura

Riportare al centro del dibattito l’economia reale, cambiare rotta, prima che sia tardi, rivedere e correggere le decisioni degli ultimi mesi.

Riccardo Comerio, all’ultima assemblea da leader degli industriali di Varese, sintetizza nel suo intervento le preoccupazioni degli imprenditori, che rispetto all’avvia del suo mandato, quattro anni fa, si trovano ora ad affrontare un quadro radicalmente diverso. Molto è cambiato - spiega - e se allora le incognite parevano essere quelle tradizionali della competitività, oggi si sono aggiunte nuove difficoltà, interne ed internazionali.

Dalle prospettive di crescita si è passati ai timori della recessione, dall’apertura degli scambi al protezionismo: cambiamento «preoccupante» dettato dalla paura, «sentimento che non porta mai buoni risultati».

Davanti ad un’economia ferma gli imprenditori si sentono «stupiti e disarmati», anche perché i nodi chiave del Paese restano tutti drammaticamente aperti, con soluzioni del tutto inadeguate. Avremmo bisogno di premiare la cultura del lavoro - spiga il presidente dell’Unione degli Industriali di Varese - «e invece prevale la logica dei sussidi, dei pensionamenti, delle elargizioni assistenziali»; servirebbero visioni a lungo termine e invece «rendiamo inutili gli investimenti già fatti lasciando incompiute opere fondamentali, come la Tav», avremmo bisogno di consolidare il nostro stare in Europa «e invece si vedono molte proteste ma poche proposte».

All’indomani di un voto che mediamente ha visto una tenuta delle forze pro-Bruxelles, Comerio riafferma il ruolo chiave dell’Europa, che deve essere il nostro presente e il nostro futuro. Una grande potenza economica di pace, un vantaggio competitivo fondamentale per sostenere e rilanciare lo sviluppo. In sintesi, «potenziare l’Europa significa rafforzare noi stessi».

A maggior ragione in un momento in cui l’Italia deve affrontare scelte di bilancio complesse, dopo scelte politiche «particolarmente deludenti».

Occorre quindi cambiare passo, mettendo di nuovo al centro del dibattito con urgenza l’economia reale.

Con la futura legge di bilancio - spiega - «stiamo rischiando grosso» e e gli andamenti dell’economia degli ultimi mesi non lasciano ben sperare. L’obiettivo è rimettere mano alle scelte di spesa pubblica, con l’augurio che ciò accada ora «con poca demagogia»,.

Per il rilancio occorre «una politica industriale degna di questo nome», che incentivi l’innovazione e sostenga gli investimenti, puntando sulla competitività.

«Confidiamo - sintetizza - che venga avviata una nuova riflessione politica, all’indomani del voto, perché molte decisioni degli ultimi mesi possano essere riviste e corrette».

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