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Comfort e sostenibilità, la nuova vita di un oggetto-icona del design

Nel cinquantesimo anniversario, la poltrona Bambola, firmata da Mario Bellini, si rinnova con una serie di materiali di ultima generazione. Che puntano sulla comodità, grande spazio al recupero e al riciclo.

di Alexis Paparo

Due poltrone della collezione Le Bambole, disegnata da Mario Bellini per B&B ITALIA, in una versione rinnovata dal punto di vista progettuale e più sostenibile che sarà presentata in anteprima al Salone del Mobile. Il tessuto Manila, una stampa fiorata in edizione limitata, è fra i nuovi rivestimenti proposti. Ph Tommaso Sartori.

4' di lettura

«Uno torna a casa stanco per aver lavorato tutto il giorno e trova una poltrona scomoda». Sono parole di Bruno Munari che, nel 1944 su Domus, poneva un tema ancora oggi imprescindibile per il mondo del design. Un imbottito doveva essere, innanzitutto, comodo. E far coincidere comfort, bellezza e innovazione è il terreno su cui, dal dopoguerra, si sfidano i maestri dell'arredo. Oggi a un divano viene richiesto di saper accogliere il tempo del relax come quello del lavoro, l'ozio, la lettura, il riposo, la conversazione. Dietro a quella sensazione di massima avvolgenza e di comprensione dei movimenti che si avverte appena ci si siede sta il poliuretano espanso. Confortevole, anallergico, ergonomico, leggero, durevole ma di derivazione petrolchimica, quindi non biodegradabile. Un materiale che non può essere considerato ecologico, anche se una filiera di recupero più matura potrebbe portare ad allungare il suo ciclo di vita.

La ricerca sullo sviluppo di alternative più sostenibili è attiva e sta producendo interessanti esperimenti: dalla cellulosa di legno di scarto delle cartiere, utilizzabile però solo in edilizia, a nuovi composti a base di oli vegetali o zuccheri. Ma nel frattempo? Una strada può essere quella dell'ottimizzazione dei processi produttivi e industriali, ovvero ottenere la massima resa da un impiego minimo del materiale. Che la stia percorrendo proprio B&B Italia, l'azienda che ha inventato la tecnologia del poliuretano a freddo schiumato in stampi e che è leader nel suo utilizzo, è un segnale importante. Oltre che concreto, perché il risultato di questo processo ripensato «con intelligenza» sarà presentato in anteprima al Salone del Mobile, arriverà nel mercato italiano da luglio e in quello mondiale da settembre.

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La poltrona Bambola di B&B ITALIA proposta in un nuovo tessuto sablé, Sila, completamente riciclabile, disponibile in otto colori. Ph Tommaso Sartori.

 

Ambrogio Spotti, da cinque anni direttore del Centro Ricerche & Sviluppo di B&B Italia e da oltre 20 in azienda, mi guida alla sua scoperta. Protagonista è la serie Le Bambole, che comprende la poltrona Bambola, il divano a due posti Bibambola, il letto matrimoniale Bamboletto e il nuovo divano a tre posti Granbambola. Una collezione iconica, Compasso d'Oro nel 1979, che dopo 50 anni si rinnova, evolvendosi in due direzioni. Recuperando «l'entusiasmo, la larghezza, i decori e gli originari gonfiori» (sono parole del suo ideatore Mario Bellini, che sottolinea la «forma morbida e continua nonostante la struttura sia fatta solo di linee rette»). E ripensando la tecnologia che sta dietro al prodotto. «Per Le Bambole la sfida è stata lavorare anche con materiali diversi dal poliuretano morbido, per ottenere un comfort maggiore rispetto al prodotto originale. Abbiamo nel nostro dna il processo di lavorazione di questo materiale, visionario a suo tempo e poi seguito da molti: l'obiettivo era continuare a sfruttare questo patrimonio con coscienza», spiega Spotti. Come si fa? Se la costruzione originaria si basava su una struttura metallica annegata nel poliuretano, «ora la parte strutturale viene realizzata con una scocca cava in materiale plastico di seconda vita, che accoglie altri materiali per creare un design perfetto, evitando l'utilizzo di collanti o leganti che non permetterebbero di disassemblare facilmente il prodotto al termine del suo ciclo di vita».

I materiali utilizzati sono di ultima generazione. A partire dal polietilene riciclato che dà struttura, a cui si aggiungono elementi in poliuretano espanso ed elastomeri termoplastici che disegnano la geometria e definiscono comfort e traspirazione. «Questa soluzione simula le molle e ci permette di evitare le tradizionali cinghie elastiche. Il tutto è inguainato da un sottorivestimento derivato da PET riciclato». Il poliuretano espanso è stampato in azienda ed è ridotto al minimo. Oltre al polimero da plastica riciclata, a cui si dà una seconda vita, e che a sua volta potrà averne una terza e così via, il poliuretano espanso ha un alto potere calorico e può essere impiegato per il recupero energetico e per il riscaldamento, anche se servirebbe una catena di recupero a fine vita nazionale e internazionale ancora più evoluta. Spotti spiega che «il limite di un materiale così plasmabile è proprio la sua (al momento) insostituibilità. All'interno del Centro Ricerche & Sviluppo continue sperimentazioni vengono fatte, magari funzionano, ma non su larga scala. Non siamo lontani dall'implementazione di questo nuovo processo industriale anche in altri prodotti. E la ricerca sui nuovi materiali rimane sempre sul tavolo».

Uno scatto del servizio realizzato da Oliviero Toscani per il lancio della collezione, nel 1972. Co-protagonista della campagna pubblicitaria, che ha fatto la storia della comunicazione e del design, la modella Donna Jordan, conosciuta alla Factory di Andy Warhol.

Nel Centro Ricerche & Sviluppo si lavora per far coincidere studio dei materiali, comfort e design. Si riflette su come ottimizzare gli imballaggi, si studia per rendere ogni prodotto facilmente disassemblabile e quindi riciclabile. «Nell'outdoor, che quest'anno per noi compie 15 anni, si potrebbe pensare a prodotti assemblabili dall'utente finale, con una riduzione del volume di trasporto. Ne è un esempio la collezione Gio di Antonio Citterio, la cui struttura consente di disassemblare in maniera molto semplice i vari componenti, anche per riporli in vista della stagione invernale». Chiosa Spotti: «è diventato abbastanza un automatismo. Penso a una cerniera lampo realizzata con lo stesso materiale del tessuto del rivestimento, in modo che non serva separarla. È una banalità? Non lo so, è sicuramente un'attenzione in più». E ogni attenzione conta.

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