Il Sole 24 Ore
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8 agosto 2010

Piccolo manuale per affossare le privatizzazioni

di Alessandro De Nicola


«Andar per il vasto mar, ridendo in faccia a Monna Morte e al Destino/ colpir e seppellir ogni privato che si incrocia sul cammino...». La canzone del sommergibilista si riferiva al nemico, non al privato, ma dal punto di vista dello stato non fa molta differenza, no?
Invero, non appena l'italico Leviatano si è visto costretto per le pressioni europee a privatizzare Tirrenia, si è mosso con l'usuale goffaggine. La compagnia di navigazione pubblica, messa all'asta nove mesi fa, dopo che dei 16 iniziali potenziali compratori ne era rimasto in vita solo uno, ha rotto anche con questo ed è stata messa in amministrazione straordinaria, possibile preludio al fallimento e, sperabilmente, a una vendita a spezzatino.

Tuttavia dalla vicenda possiamo almeno ricavare un manualetto di affossamento delle privatizzazioni che può tornare utile per il futuro in modo che, volendo evitare altre farse, basterà muoversi in modo diverso.
Primo insegnamento: tempus fugit. Il dossier Tirrenia, come ricorda una ricerca dell'Istituto Bruno Leoni, era approdato sul tavolo del governo già nel 2000, regnante il centro-sinistra. Dopo molti rinvii, la gara per la vendita è stata indetta solo nel dicembre 2009, quando l'azienda era più decotta e indebitata. È inutile perciò rimandare continuamente operazioni che sono utili e necessarie a causa di pressioni sindacali o elettorali, perché si peggiora la situazione. Incidentalmente, l'azionista pubblico unico di Tirrenia, Fintecna, ha in portafoglio anche Fincantieri, società ottima ma che si tarda a rafforzare patrimonialmente con l'ingresso di privati. Nel 2009, dopo tanti anni si è registrata una perdita di 75 milioni e l'indebitamento netto è triplicato.

Seconda lezione: aiutati che il ciel ti aiuta. Il gruppo Tirrenia (comprensivo della siciliana Siremar e fino all'anno scorso di altre tre compagnie regionali cedute gratis a Campania, Toscana e Sardegna) riceve enormi sovvenzioni pubbliche. Nel 2009 sono stati 80 milioni per Tirrenia e circa 60 per Siremar (quest'ultimo dato è incerto poiché Tirrenia e Siremar non pubblicano il bilancio sul sito: che razza di società pubbliche sono?). Come se non bastasse, l'acquirente del gruppo avrà in dote sussidi di 72,6 milioni per 8 anni a Tirrenia e di 55,7 per 12 anni a Siremar: 1.250 milioni!! Ma ci rendiamo conto? Questa droga, in un mercato abbastanza liberalizzato, è "concorrenza sleale", come tuonò Berlusconi due anni fa. Beffa suprema, vincolando Tirrenia a politiche tariffarie e gestionali convenzionate non le consente di fronteggiare bene i concorrenti privati: parola di Fintecna (pag. 54 del bilancio 2009)! C'è una questione di servizio pubblico per i collegamenti con le isole? Si metta all'asta la concessione tra tutti gli attori del mercato e il contribuente risparmierà qualcosa.

Terzo comandamento: fai un'offerta che non si può rifiutare. Perbacco, senza bisogno di essere Don Vito Corleone, è facile capire che se per quella che doveva essere un'asta, da 16 interessati ne rimane uno e non concludi nemmeno con lui, vuol dire che l'offerta si poteva rifiutare, cioè era indigeribile. Difficile privatizzare un gruppo traballante a condizioni non di mercato e se poi l'unico partecipante che mostrava volontà (e non è chiaro se avesse altrettanta solidità), la Mediterranea holding, è posseduta al 37% nientemeno che dalla Regione Sicilia, a sentir parlare di privatizzazione viene da sorridere, per non piangere, quantomeno.

adenicola@adamsmith.it

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8 agosto 2010