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Siae, ma quanto costi (a noi patiti di musica)

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Questo articolo è stato pubblicato il 15 settembre 2010 alle ore 08:44.
L'ultima modifica è del 15 settembre 2010 alle ore 08:55.

Quanto vale un monopolio? Nel 2009 la Siae ha raccolto 614,6 milioni per la remunerazione del diritto d'autore. Di questi, 44,6 derivano dai compensi per copia privata (pagamento dovuto alla Siae per il beneficio che il consumatore trae dalla riproduzione per usi personali). Con il decreto ministeriale 30 dicembre 2009, i compensi per la copia privata sono destinati a salire - nell'anno in corso, si stimano ricavi per 145 milioni, con un sensibile aumento della quota di bilancio che la Siae trarrebbe dalla riproduzione privata di contenuti coperti da diritti d'autore.


Questo trend, nel quale oneri crescenti vengono caricati sui consumatori per il tramite delle imprese che consentono loro la fruizione di certi contenuti (audio o video che siano), può determinare tensioni in un'industria che è tutta in via di assestamento. È la tecnologia ad avere cambiato il nostro modo di consumare e di condividere musica e video, e nessuno sa prevedere con certezza come e quando questo processo perverrà a un equilibrio. L'unica cosa è che la "legittimità" dei diritti d'autore è largamente messa in dubbio, giorno dopo giorno, dai comportamenti di milioni di persone, in buona parte giovanissimi.

Tutelare chi innova e chi crea è senz'altro importante. Ma se i fruitori non riconoscono legittimità ai diritti degli autori, essi sono destinati a indebolirsi. La loro esazione è allora un'attività particolarmente delicata. Il fatto che in Italia l'attività d'intermediazione dei diritti d'autore sia esercitata in regime di monopolio da una sola società, la Siae, ente di diritto pubblico a base associativa, è considerato un'inevitabile conseguenza delle economie di scala del settore, e una garanzia per gli autori.

Forse è venuto il momento di mettere anche questo monopolio in discussione. Nel 2009, è costato 186,5 milioni. I ricavi della Siae derivano in buona parte dalle provvigioni che trattiene con le attività di raccolta. Questa voce pesa per 101,7 milioni (2,5 milioni per la raccolta dei compensi per copia privata).

Complessivamente i costi operativi incidono per circa il 17,5% sui compensi raccolti per remunerare il diritto d'autore. Le spese più ingenti sono quelle per il personale e per gli organi sociali, pari a 97,7 milioni. Altri 9,7 milioni derivano dalle quote sociali e dalla vendita di servizi agli autori.

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Tags Correlati: Bruno Leoni | Dacs | Ict | Italia | Letteratura | Oltremanica | Siae

 

È normale che l'intermediario trattenga il 17,5% del valore delle transazioni che gestisce? Nel Regno Unito l'attività di raccolta collettiva dei diritti d'autore non è svolta in regime d'esclusiva. Uno studio condotto dall'Istituto Bruno Leoni ha posto a confronto i tassi d'efficienza registrati dalle collecting societies che operano nel settore della musica e delle opere letterarie. Nel primo caso il benchmark si attesta a un'incidenza dei costi operativi pari al 12%, 2,8 punti percentuali in meno della società italiana degli autori e degli editori (sezione musica e lirica). In altre parole, se la Siae operasse con i medesimi standard d'efficienza dell'analoga britannica, gli autori e gli editori italiani percepirebbero ogni anno 13,5 milioni in più.

Il confronto nel settore delle opere letterarie e figurative dà esiti simili: i costi d'intermediazione nel Regno Unito sono inferiori alla metà (in media il 10,4% contro il 26 della sezione opere letterarie e arti figurative della Siae). Le stesse provvigioni sui diritti di seguito (ossia sul compenso da riconoscere all'artista nel caso si rivenda una sua opera figurativa) in Italia sono più alte di sette punti percentuali (il 22% contro il 15 della Dacs).

Vale la pena precisare che la principale collecting society operante Oltremanica non richiede alcuna quota d'iscrizione, che nel Regno Unito il settore Ict non è gravato dal compenso per la copia privata e che lì non conoscono qualcosa simile al bollino Siae, che oggi pone a carico dell'industria culturale un costo pari a 8 milioni all'anno.

Di norma, un monopolio legale produce inefficienza. L'intermediazione dei diritti d'autore non fa eccezione.

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