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Il regista Bolloré prepara altri colpi di scena

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Questo articolo è stato pubblicato il 02 ottobre 2010 alle ore 07:52.
L'ultima modifica è del 02 ottobre 2010 alle ore 08:51.

Negli incontri riservati sulle vicende della finanza e degli affari Cesare Geronzi, presidente delle Generali, parla di lui definendolo «una figura che conta nel sistema». Il finanziere bretone Vincent Bolloré ha ricambiato la cortesia una decina di giorni fa: «Geronzi è un uomo d'immensa qualità, molto intelligente e molto competente», ha detto. Poi ha aggiunto che Mediobanca e le Generali «sono le torri di controllo dell'Italia». Per questo, un po' alla volta, ha guadagnato spazi importanti sia nell'azionariato della banca sia a Trieste.

L'impegno crescente di Bolloré sul mercato italiano sta avvenendo sotto il segno di Geronzi, ma non è sempre stato così. Anzi. Il salto di qualità nei rapporti tra i due è tutto sommato recente, rafforzato durante le grandi manovre che nella primavera scorsa hanno portato il banchiere alla presidenza delle Generali. Almeno due ambasciatori hanno giocato un ruolo decisivo: l'imprenditore tunisino Tarak Ben Ammar e l'ex presidente di Mediobanca, Antonio Maccanico. Il primo ha tessuto la tela delle trasferte di Geronzi a Parigi servite ad affinare l'intesa con Bolloré e a rendere più fluido il passaggio delle consegne con il presidente uscente della compagnia triestina, l'attuale presidente onorario Antoine Bernheim, legato al finanziere bretone da vincoli quasi filiali, nonché da strette frequentazioni con il presidente francese Sarkozy.

Di sé Tarak Ben Ammar dice: «Non sono un uomo di denaro, ma di cinema. E ho appreso la finanza sul campo». Si può aggiungere che in questo le strette relazioni con Bolloré gli sono servite molto, come a Bolloré è servito il network di relazioni dell'amico Tarak, che ha sempre sottolineato di averlo aiutato a proteggere gli investimenti in Mediobanca e Generali. Aiuti che non gli sono mancati neppure da Maccanico, grande amico e autore della prefazione dell'ultimo libro di un altro personaggio di collegamento tra Bolloré, Bernheim e Tarak Ben Ammar: Giancarlo Elia Valori, autore del volume sulla Cina che sta per pubblicare la Rcs e lobbista di lungo corso, molto legato a Liliane Bettencourt e al marito André (morto da anni), proprietari del gruppo L'Oréal e in stretti rapporti con il finanziere bretone.

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Tags Correlati: Antonio Maccanico | Cesare Geronzi | Finanziamenti alle imprese | Fonsai | Francia | Generali | Giancarlo Elia Valori | L'Oréal | Liliane Bettencourt | Mediobanca | Radiocor | RCS | Salvatore Ligresti | Santusa | Vincent Bolloré | Vincenzo Maranghi

 

In Mediobanca Bolloré è regista del gruppo C degli azionisti esteri del patto, di cui fanno parte anche Santusa holding con l'1,9% (gruppo Santander) e Groupama con il 3,10. Quest'ultima, inoltre, detiene un'altra quota dell'1,9% non sindacata. Non solo. Tutto il gruppo C ha ottenuto due settimane fa da parte degli altri grandi azionisti l'autorizzazione a passare dal 9,9% attuale all'11% che, per Bolloré, significa salire da poco meno del 5 al 6 per cento. Di sicuro l'influenza degli azionisti francesi è ormai consolidata ed è convinzione piuttosto diffusa che, anche tramite alleati, possano contare su una quota di capitale più elevata di quella ufficiale. Se ne parla da quando, nel 2003, il fronte Bolloré ha avuto un ruolo decisivo nell'uscita dell'amministratore delegato Vincenzo Maranghi.

L'intesa con Geronzi ha permesso a Bolloré d'incassare la nomina alla vicepresidenza delle Generali, di cui il finanziere è azionista con una piccola partecipazione dello 0,2%, che punta nel tempo ad aumentare fino all'1 per cento. E, come ha anticipato martedì scorso l'agenzia di stampa Radiocor, di esordire con l'1,68% del capitale in Premafin, a cui fa capo la Fonsai di Salvatore Ligresti. Una compagnia che in Francia viene considerata, non solo da Bolloré, assai interessante.

fabio.tamburini@ilsole24ore.com
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