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Piacenza caput mundi (e della finanza)

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Questo articolo è stato pubblicato il 09 ottobre 2010 alle ore 08:02.

Il primo a rendersene conto è stato l'ex amministratore delegato di UniCredit, Alessandro Profumo, che ha venduto casa nel cuneese e ha voltato pagina nel marzo 2010 con un bellissimo acquisto nel piacentino. Si è avvicinato così al nuovo centro di potere, quella città di Piacenza che, in poco tempo, ha piazzato uomini alla guida di banche e società importanti. Nel caso di Profumo non si può certo dire che gli sia servito, visto l'esito dello scontro con i grandi soci del gruppo. Resta il fatto che Piacenza e dintorni sono diventati fucina di nuovi personaggi al vertice dell'economia.

Tra loro spicca il successore di Profumo: Federico Ghizzoni, piacentino doc, nato in città nell'ottobre 1955 e laureato all'università di Parma in giurisprudenza. Ghizzoni ha mosso i primi passi della carriera professionale in una filiale del Credito italiano di Piacenza. Poi, dal 1988, ha spiccato il volo con incarichi prima in Italia e successivamente all'estero, a Londra come a Varsavia e Singapore. Sempre però mantenendo il baricentro di famiglia e vita privata nella città di nascita che, del resto, giustifica la scelta. Piacenza, per qualità della vita, è degna di considerazione: dalle tradizioni culturali, tenute vive per esempio dalle due università e dal teatro municipale, a quelle gastronomiche, dai mitici tortelli allo stracotto d'asina.

Ma Ghizzoni è in buona compagnia, a partire da due personaggi su cui negli ultimi tempi sono stati accesi i riflettori delle cronache: Ettore Gotti Tedeschi, presidente dell'Istituto per le opere di religione (Ior), la banca del Vaticano, e Vittorio Malacalza, che ha fatto fortuna nella siderurgia diventando socio di Marco Tronchetti Provera in Pirelli. La nomina di Gotti Tedeschi (65 anni) alla guida dello Ior è il coronamento di una lunga carriera cominciata da consulente d'impresa (scuola McKinsey) e proseguita come banchiere (fondatore della Akros con Gianmario Roveraro e in seguito riferimento per l'Italia della più grande banca spagnola, il Santander). Lo caratterizzano sia la fede di cattolico convinto sia la scelta di mantenere le radici a Piacenza e dintorni, dove sono cresciuti i sei figli, nei mesi invernali in città, d'estate nella vicina casa di campagna.

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Tags Correlati: Alessandro Bernini | Banca Akros | Banca Vaticana | Eni | Federico Ghizzoni | Giuseppe Orsi | Interbanca | Istituto per le opere di religione | Management | Marco Tronchetti Provera | Paolo Braghieri | Piacenza | Pirelli | Rinat Achmetov | Vittorio Malacalza

 

Proprio Gotti Tedeschi conosce bene Vittorio Malacalza, classe 1937, nato a Bobbio, nel piacentino, e genovese di adozione. Nel capoluogo ligure Malacalza ha fatto fortuna, in particolare come azionista della Duferco, uno dei protagonisti mondiali della compravendita di acciaio, e nell'impiantistica siderurgica. Poi l'imprenditore ha scelto di passare alla cassa vendendo, tra l'altro, al magnate ucraino Rinat Achmetov. E ora ha notevole liquidità, in Italia e all'estero, che intende investire in Pirelli. L'ambizione, tenuta finora riservata, è lasciare in eredità ai due figli quarantenni che lo affiancano, Davide e Mattia, un gruppo consolidato, pronto a trasformarsi in dinastia industriale.

Ecco perché Malacalza in Pirelli va tenuto d'occhio: le sorprese non mancheranno. Nessuna sorpresa, invece, per le promozioni del cinquantenne Alessandro Bernini (direttore finanziario dell'Eni), di Paolo Braghieri (55 anni, amministratore delegato d'Interbanca) e di Giuseppe Orsi (65 anni, di San Rocco al Porto, a pochi chilometri da Piacenza, amministratore delegato di AgustaWestland, società leader mondiale negli elicotteri). Manager che confermano le caratteristiche dei piacentini, gente di frontiera, forgiata dalla dominazione dei francesi, sempre molto determinati pur conservando grande giovialità.

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