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Quattro ricette per rilanciare Milano

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Questo articolo è stato pubblicato il 13 novembre 2010 alle ore 06:39.


MILANO
Domani gli elettori milanesi di centro-sinistra saranno chiamati a scegliere il candidato sindaco che sfiderà l'alfiere del centro-destra (quasi certamente Letizia Moratti, il sindaco in carica) nelle elezioni amministrative della primavera 2011. La lotta tra i quattro candidati di sinistra, al pari della futura campagna elettorale per la carica di sindaco, si è allargata in queste settimane ai temi dell'economia e dello sviluppo. Banchi di prova decisivi in tempi di crisi e per una città che, da sempre, rivendica il titolo di capitale economica del paese. Stando agli ultimi sondaggi, la lotta per la candidatura finale sembra ristretta a due soli nomi: Stefano Boeri (54 anni), "l'archistar" sostenuto dal Pd che ha lavorato anche al masterplan dell'Expo; Giuliano Pisapia (61 anni), l'avvocato penalista che, nel 1996, fu eletto deputato indipendente nelle liste di Rifondazione e, in seguito, è stato presidente della commissione Giustizia della Camera. Un passo indietro, almeno nelle intenzioni di voto rilevate dai sondaggisti, sia l'ex presidente della Corte costituzionale, Valerio Onida (74 anni), sia l'ambientalista, Michele Sacerdoti (60 anni).
I quattro candidati sindaco del centro-sinistra, interpellati dal Sole 24 Ore, sono consapevoli che le questioni del lavoro, dell'occupazione e del rilancio dell'economia sono prioritarie per una città che «non cresce più da cinque anni» (nota Pisapia) e dove la disoccupazione under 30 è passata nell'ultimo anno dal 10 al 16 per cento. Mai come adesso, con molte famiglie che stentano ad arrivare alle fine del mese e molte persone che rischiano di perdere l'impiego oppure faticano moltissimo a trovarne uno, la politica ha il dovere di fornire risposte, indicare soluzioni, riavvicinarsi ai problemi reali dei cittadini. Ed è questa la sfida che il centro-sinistra milanese, al di là di quale nome emergerà dalle primarie di domani, dovrà raccogliere in vista della prossima primavera. Una sfida temibile e impegnativa, tenuto conto che l'ultimo sindaco milanese di centro-sinistra risale al lontano 1993 (Giampiero Borghini, socialista, che subentrò a Paolo Pillitteri, anche lui socialista). Da allora Milano ha sempre avuto sindaci di area opposta: Marco Formentini (Lega Nord), Gabriele Albertini (Forza Italia) e Letizia Moratti (Pdl). Sull'economia le posizioni dei quattro candidati sono varie. Ci sono però alcuni tratti comuni: il Piano di governo del territorio (Pgt), lo strumento per il rilancio urbanistico (ed economico) della città «così com'è non va, è da rifare»; stop con le consulenze d'oro in Comune. E poi spazio alle tecnologie digitali e alla ricerca.

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Tags Correlati: Camera dei deputati | Corte Costituzionale | FI | Gabriele Albertini | Giampiero Borghini | Giuliano Pisapia | Lega | Letizia Moratti | Marco Formentini | Michele Sacerdoti | Milano | MM2 | MM3 | Paolo Pillitteri | Partiti politici | PDL | Serravalle |

 

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Confronto in cinque punti sull'economia
Dalle 8 alle 20 di domani, domenica 14 novembre, i milanesi potranno scegliere il candidato sindaco del centro-sinistra, tra i quattro sfidanti in corsa (Stefano Boeri, Valerio Onida, Giuliano Pisapia e Michele Sacerdoti) in uno dei 128 seggi allestiti in città per le primarie. Potranno votare tutti i cittadini residenti a Milano con almeno 16 anni di età e gli stranieri muniti di regolare permesso di soggiorno. Gli elettori dovranno presentarsi con un documento di identità. Alla vigilia del voto, Il Sole 24 Ore ha messo a confronto programmi e idee dei singoli candidati sui temi dello sviluppo e dell'economia
STEFANO BOERI 54 anni
VALERIO ONIDA 74 anni GIULIANO PISAPIA 61 anni
MICHELE SACERDOTI 60 anni
1
Il nuovo Pgt di Milano: per la giunta è fattore di sviluppo, per altri uno «tsunami» di cemento...
Così non va
L'ho detto chiaramente: il Piano generale del territorio è da rifare. Una prima correzione: è necessario un censimento degli 80mila appartamenti vuoti e dei 90mila mq di negozi vuoti della città, che il Pgt non prevede. Nel Pgt manca una visione della grande regione territoriale entro cui Milano è inserita: la conseguenza è l'incapacità di trattare problemi fondamentali che non possono essere relegati ai soli confini comunali
È affidato ad accordi con i privati
Milano deve pianificare a livello metropolitano e il Piano generale del territorio non lo fa. La cubatura prevista va dai 12 ai 20 milioni di mq e il suo sviluppo è affidato ad accordi con i privati. Il Pgt rinuncia a un piano di governo che dia centralità all'ente pubblico nell'interesse dei cittadini. Anche rispetto al verde è inadeguato. Milano si presenta come una città di case senza abitanti e di abitanti senza case
Un tetto alla crescita degli abitanti
Il futuro Piano generale del territorio dovrebbe prevedere un incremento massimo di 100mila abitanti a Milano, per impegnare le aree abbandonate e principalmente quelle del demanio statale e comunale senza occupare suolo agricolo. Inoltre dovrebbe triplicare le aree verdi fruibili, per far ritornare le risorse naturali a livelli accettabili riscoprendo l'acqua. Serve poi un piano di edilizia sociale
È uno tsunami di cemento
È uno tsunami di cemento pari a 260 Pirelloni; non vi è alcun limite agli indici di edificazione, si costruirà nelle zone più dense a ridosso del centro. Ci saranno grattacieli ovunque. Le aree verdi sono insufficienti. Si devono azzerare gli indici dei piani di cintura e porre un limite massimo all'indice territoriale, pari all'attuale 0,65 mq/mq che consente di recuperare gli standard urbanistici obbligatori a livello nazionale
2
I Comuni sono alle prese con un forte calo dei trasferimenti statali: dove concentrare i tagli?
Taglieremo le consulenze
Una priorità assoluta sono i fondi per l'edilizia scolastica e per il diritto allo studio: sullo stato della scuola si misura lo stato di salute della nostra società, non possiamo lasciare che vada in rovina. Taglieremo le consulenze, che tolgono fiducia ai dipendenti del Comune. Le nomine nei Cda delle partecipate saranno fatte in base alle competenze, con percorsi trasparenti e pubblici e metà spazio per le donne. No ai doppi incarichi
Sì ai tagli ma senza ridurre i servizi
Si può tagliare su consulenze ed eventi effimeri. I tagli vanno fatti senza ridurre i servizi, quindi là dove ci sono sacche di inefficienza; e ce ne sono parecchie, sia nella macchina comunale sia nelle controllate; la ricerca Civicum-Politecnico ha calcolato che allineandosi alle best practices il Comune di Milano potrebbe risparmiare 170 milioni di euro, il 10% del suo bilancio
Dare fiducia ai dipendenti
Milano deve ripartire dalla competenza dei dipendenti del Comune che, meglio di tutti, conoscono la macchina comunale. È indispensabile tagliare le consulenze esterne, le consulenze "d'oro" della Moratti. Lancerò una gestione efficiente e integrata della macchina comunale che permetterà maggiori efficienze e minori sprechi. Forte sostegno alle famiglie e alle coppie di fatto colpite dalla crisi
Il city manager non serve a nulla
Eliminerò le consulenze esterne (7 milioni nell'area tecnica, 3 milioni nell'area urbanistica) e il costo del city manager, che non serve a nulla: c'è già il segretario generale. Per recuperare risorse istituirò l'addizionale Irpef al 5 per mille con esenzione per i redditi inferiori ai 10mila euro, l'addizionale Ici sulle case sfitte che passerebbe dal 4 al 9 per mille (18 milioni di euro), rivedrò gli estimi catastali nel centro storico
3
L'Ecopass va mantenuto, ampliato o cancellato? Quali gli interventi prioritari per la mobilità?
Il modello è Londra
Ecopass va ripensato come una vera e propria congestion charge, seguendo il modello londinese: è fondamentale che i dati vengano forniti con la massima trasparenza e i ricavi vengano investiti per migliorare la mobilità in città e rafforzare i trasporti pubblici. Poi c'è l'obiettivo dell'Expo, che sarà l'occasione per finanziare la realizzazione di tante infrastrutture che mancano a Milano
Estendere l'area di applicazione
L'Ecopass va trasformato in una congestion charge, applicata in un'area più ampia ed estesa a tutti i veicoli, con gradualità. Vanno estese le zone di parcheggio a pagamento al posto del parcheggio gratuito (salvo che per i residenti). Con il gettito di queste e altre misure si deve investire per potenziare il trasporto pubblico. E poi l'Expo dovrà lasciare in eredità più infrastrutture
Più mezzi pubblici e aree pedonali
All'Ecopass preferisco la londinese congestion charge e molte aree pedonali, in centro come in periferia insieme a piste e percorsi ciclabili. Urge una drastica riduzione del traffico privato a favore del trasporto pubblico, con parcheggi all'esterno dell'area urbana. Punterei su soluzioni poco dispendiose, come la riqualificazione delle metro tranvie storiche o ai prolungamenti di MM3 e MM2 verso Paullo e Vimercate
Corsie riservate ai mezzi pubblici
Darò la priorità al trasporto pubblico per renderlo più veloce con corsie e strade riservate e semafori asserviti come a Zurigo, anche i taxi beneficeranno da una riduzione delle auto in città. L'Ecopass ha un effetto dissuasivo e di recupero di risorse, sono d'accordo con il referendum che lo trasforma in congestion charge da 5 euro per tutti con sconto per i residenti
4
Favorevole o contrario alla dismissione di quote nelle partecipate (Sea, Serravalle, A2A)?
Necessario un distinguo
Premetto che devono essere assolutamente vietati i doppi incarichi nei Cda che creano conflitti di interessi. Su Sea: credo che sia necessario mantenere la maggioranza, ma il Comune può scendere al 51% cedendo le quote alla Regione o ad altre istituzioni pubbliche. Piuttosto bisogna liberalizzare gli slot su Linate. Su Serravalle: se non è un asset strategico, è meglio pensare a una dismissione
Cessioni sì, ma per gli investimenti
Nessuna dismissione va fatta per coprire la spesa, ma solo per fare investimenti. Il Comune deve avere a cuore gli interessi della città, non lucrare dividendi. Va ceduta Milano Ristorazione; Sea può cedere le quote estranee come quella relativa all'aeroporto "concorrente" di Bergamo; per A2A si deve avere una strategia industriale, collocando le centrali in una società, che potrà essere privatizzata
Serravalle si può cedere, Sea no
Dismissione di quote in società non strategiche, come la Milano Serravallle, senza svendere nulla però. Non ripeteremo certo un caso Metroweb, oggi in mano private che la stanno vendendo con una plusvalenza di 150 milioni di euro. Per Sea, invece, è opportuno mantenere il controllo pubblico (magari scendendo al 51%) fino al 2015, in previsione di un Expo che porterà a Milano milioni di visitatori
No a finanziare la spesa corrente
Sulle quote detenute dal Comune la mia posizione è chiara: sono contrario se il ricavo della dismissione va a pagare le spese correnti perché è un investimento che crea reddito. Sono d'accordo se, invece, serve per nuovi investimenti a vantaggio della città, ad esempio il potenziamento dei mezzi pubblici e linee metropolitane o la diminuzione dell'inquinamento e gas serra
5
Indichi una leva per rilanciare l'economia di Milano e proiettarla verso l'Expo del 2015
Spazio ai giovani
Dobbiamo dare ai giovani più spazi in cui creare nuove imprese. Proponiamo fondi di microcredito e i Cantieri del lavoro, in cui i neolaureati potranno per tre anni disporre gratis di spazi e servizi di coworking. Lanceremo un grande progetto sui piani terra di Milano, con una Borsa dei negozi che permetta ai giovani di affittare a basso costo degli spazi su strada
Puntare sul biomedicale
Utilizzare le eccellenze della ricerca per sviluppare imprese innovative. Milano ha centri di eccellenza in vari settori, ad esempio quello biomedico. Ha scienziati affermati, migliaia di giovani ricercatori, buone strutture: ciò costituisce un patrimonio di sviluppo, oggi non sempre adeguatamente utilizzato. Il Comune deve farsi parte attiva per favorire la collaborazione tra università e industria
Nuove tecnologie e nuovi media
Il lavoro sarà la mia grande priorità. Favoriremo la crescita di un Pil più diffuso, basato sulla crescita dei settori trainanti e più innovativi: nuove tecnologie, new media, economie del sapere in senso lato. Uno dei primi passi che compiremo sarà la realizzazione di una capillare rete wi-fi a banda larga, finanziata da un'emissione ad hoc "wi-fi bond" che offriremo ai risparmiatori della città
Sviluppare le energie pulite
Non sicuramente attraverso l'edilizia, che ha prodotto uffici ed appartamenti di lusso vuoti ed ha prodotto una bolla immobiliare, avvantaggiando la rendita fondiaria. Bisogna investire nelle nuove tecnologie dell'energia rinnovabile (motori elettrici e di altro tipo, celle solari), nuove tecniche di depurazione e riciclo dei rifiuti e sulle tecnologie che derivano dal mondo universitario
I numeri di Milano
(valore provinciale)
Valore più basso Carbonia-Iglesias 14.345,6
(valore provinciale)
11.447,12 euro media nazionale

(valore provinciale)
Valore più basso:
Isernia 8.863
dal 2009 al 2010
(valore provinciale). Valore nazionale 12.358 fallimenti
(valore provinciale)
Media nazionale 44,9%
(valore comunale)
Livello più basso di raccolta
differenziata: Messina 3,3%

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