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Questo articolo è stato pubblicato il 12 aprile 2011 alle ore 08:38.

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Il ministero dell'Economia ha pubblicato la bozza di decreto attuativo del regime fiscale di attrazione europea dichiarando la disponibilità a considerare proposte di miglioramento e precisando anche che «se le idee e proposte sono davvero valide, si può pensare di cambiare la norma».
Con riserva di formulare ulteriori suggerimenti, si propongono le modifiche della norma e della bozza di decreto che paiono essenziali e necessarie, da un lato per assicurare la compatibilità con il diritto comunitario e dall'altro lato per migliorare il funzionamento del nuovo regime impositivo.

La norma istitutiva prevede la facoltà per l'impresa non residente di applicare la normativa tributaria vigente «in uno degli Stati membri dell'Unione Europea» e quindi anche diversa da quella dello Stato di residenza. In concreto, è offerta all'impresa non residente la possibilità di optare per la tassazione più bassa tra quelle vigenti negli Stati della Ue. Nella relazione alla bozza di decreto attuativo si afferma che la finalità del nuovo regime «è quella di attrarre investimenti esteri nel nostro Paese». È difficile difendere la compatibilità di una disposizione così ampia con il divieto comunitario degli aiuti di Stato e, in particolare, con il divieto di concorrenza fiscale dannosa. La norma si potrebbe giustificare con la semplificazione dell'imposizione per le imprese straniere in Italia, ma a tal fine sarebbe sufficiente consentire l'applicazione del regime impositivo dello Stato di residenza. La possibilità di scegliere un regime impositivo diverso da quello dello Stato di origine avrebbe, invece, la sola finalità di permettere l'applicazione delle aliquote in assoluto più basse tra quelle vigenti in Europa. Non è, infatti, ipotizzabile che una società tedesca scelga di applicare in Italia la normativa cipriota per esigenze di semplificazione della determinazione della base imponibile. La semplificazione può giustificare il regime speciale mentre la scelta indiscriminata dell'aliquota più vantaggiosa crea uno squilibrio difficilmente compatibile con il divieto degli aiuti di Stato. La Commissione Ue ha chiarito che «l'esistenza di disposizioni fiscali comparabili o concorrenti in altri Stati membri non può costituire una giustificazione per la concessione di aiuti fiscali» - relazione C(2004)434 del 9 febbraio 2004, para. 24.

Il nuovo regime è, poi, soggetto a ruling preventivo. Non se ne vedono le ragioni salvo quella di stabilire caso per caso a chi concedere il nuovo regime. I regimi tributari soggetti a ruling preventivo sono generalmente banditi dalla Ue perché solitamente nascondono regimi fiscali privilegiati. Nulla a che vedere con il ruling internazionale sui prezzi di trasferimento che comporta per definizione l'esigenza di accertare preventivamente il valore normale e di condurre attività istruttoria in contraddittorio.
L'opzione dovrebbe valere anche per le imprese residenti in Stati See ai quali si applica il diritto di stabilimento e in particolare Islanda e Norvegia che hanno concluso con l'Italia trattati fiscali che prevedono lo scambio di informazioni.

L'opzione, poi, dovrebbe riguardare tutti i redditi e non solo quelli prodotti in Italia perché in tal modo viene meno l'esigenza di semplificazione che costituisce la ragione giustificatrice del regime opzionale e in concreto la misura sarebbe qualificata come incentivo per le sole attività esercitate in Italia.
In conclusione, non mancano spunti per migliorare il regime di attrazione e renderlo compatibile con il diritto comunitario. Tuttavia, l'esperienza quotidiana insegna che le imprese straniere paiono più sensibili ad altri temi quali - a titolo esemplificativo - la configurazione della stabile organizzazione e la deducibilità dei costi intercorsi con le capogruppo non residenti domiciliate in Stati aventi regime fiscale privilegiato. Incisivi interventi anche su questi aspetti migliorerebbero il regime di attrazione, geniale nella costruzione, lodevole nelle intenzioni ma di non agevole realizzazione e comunque depotenziato se ricondotto nei termini della compatibilità con il diritto comunitario.

LA PAROLA CHIAVE

Attrazione europea
Il decreto dell'Economia posto in consultazione nei giorni scorsi punta a favorire l'ingresso nel nostro Paese di nuove imprese grazie all'«attrazione europea», cioè alla possibilità di scegliere l'applicazione di un regime fiscale selezionato fra quelli che si applicano nei 27 Paesi Ue

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