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Questo articolo è stato pubblicato il 04 settembre 2011 alle ore 13:29.
L'ultima modifica è del 04 settembre 2011 alle ore 13:46.

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Il New York T Times di venerdì scorso ha titolato un importante articolo di N. D. Schwartz: «U.S. is set to sue a dozen big banks over mortgages» (Gli Stati Uniti sono pronti a citare in giudizio una dozzina di grandi banche per i mutui ipotecari). L'articolo è stato poi ripreso ieri dai maggiori quotidiani mondiali (sul Sole 24 Ore si vedano anche oggi gli approfondimenti a pagina 12).

La notizia, pur clamorosa, non è isolata, perché s'accompagna a un'altra, cioè che la Federal Reserve ha richiesto alla Bank of America di indicare quali misure intenda prendere qualora peggiorino le condizioni economiche delle sue riserve in relazione alle perdite sui mutui ipotecari. Quest'ultimo episodio è del tutto inusuale e se ha creato non pochi problemi in Borsa a Bank of America, sembra tuttavia aver mostrato una nuova positiva e trasparente direzione di vigilanza da parte della Fed.

Certamente più sconvolgenti e rivoluzionarie sono tuttavia le azioni legali, che verranno formalizzate entro mercoledì per scadenza dei termini, da parte dell'agenzia governativa Federal Housing Finance Agency, creata nel 2008 per sorvegliare la ristrutturazione del debito di Fannie Mae e Freddie Mac, i due fondi che hanno garantito i mutui ipotecari e che a seguito delle perdite sono stati poi di fatto nazionalizzati. L'accusa a 17 banche è di aver fornito false valutazioni sulla qualità e affidabilità degli strumenti finanziari, che inglobavano appunto i mutui ipotecari e venivano venduti agli investitori ignari ai quali non erano svelate le scadenti condizioni economiche dei mutuatari. Questi ultimi, poi, incapaci di pagare alle scadenze, facevano precipitare il valore dei titoli e dell'intero mercato immobiliare a danno degli investitori.

L'azione legale dell'agenzia governativa ha lo scopo di ottenere dalle banche il rimborso delle perdite subite da Fannie e Freddie, ammontanti a più di 30 miliardi di dollari. Va inoltre ricordato che i mutui ipotecari (subprime) sono stati indicati come origine dell'attuale crisi, esplosa soprattutto grazie alle innovazioni finanziarie dei derivati il cui valore è ancora oggi almeno sei-sette volte superiore al Pil del mondo intero. Né va scordato che un gruppo di dieci grandi banche controlla circa il 90% del mercato dei titoli derivati.

La decisione del Governo americano, che era già stata preceduta da una causa intentata con le medesime accuse all'Ubs nel mese di luglio, manda improvvisamente al macero una serie di principi, di filosofie e di miti, sui quali si è retta l'economia globale.
Il primo di essi a cadere è l'epicentro del capitalismo finanziario, quell'entità metafisica chiamata "mercato", giudice indiscusso dell'efficienza e dell'equità degli scambi, che si appalesa invece un complesso sistema, tutt'altro che metafisico, non solo asimmetrico e opaco nell'informazione, ma manipolato dalle grandi istituzioni finanziarie private e dalla speculazione. Ciò che è maggiormente singolare è che questa rivoluzionaria smentita non venga da qualche isolato detrattore intellettuale, bensì dal Governo americano, finora impegnato col denaro dei contribuenti a salvare soprattutto le grandi banche, evitandone il fallimento. Salvataggio che ha avuto come effetto paradossale di alimentare e non frenare la speculazione, imponendo misure di austerità negli Usa e in Europa, con la conseguente immissione di ulteriore liquidità da parte delle banche centrali per acquistare titoli pubblici.

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