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Questo articolo è stato pubblicato il 20 settembre 2011 alle ore 06:41.
L'ultima modifica è del 20 settembre 2011 alle ore 09:37.

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Il segnale più indicativo è stato il referendum di primavera sui servizi pubblici locali, male interpretato nel sentire comune come referendum "a favore dell'acqua pubblica". L'edizione 2011 dell'indice delle liberalizzazioni dell'Istituto Bruno Leoni, che mette a quota 49 (su 100) lo stato della competizione su diversi settori economici, lascia pronosticare un futuro contrastato in Italia per i processi di apertura alla concorrenza per molti segmenti economici, a scapito delle tariffe pagate dai consumatori e della qualità del servizio. Confermano gli analisti dell'Istituto che il mondo politico, quello che decide, è sensibilissimo agli umori e alle emotività degli elettori, e con il referendum gli elettori hanno dato ai politici un segnale chiaro: non si liberalizza, viva il monopolio. E questa sembra per i prossimi anni la tendenza verso cui punta l'emotività italiana. Quel referendum aveva uno slogan a presa rapida, no all'acqua privata, e vi hanno aderito per paradosso proprio le persone che meno sopportano la cosiddetta "casta". Ha scritto l'acidissimo e illuminante disegnatore Vincino: l'acquedotto comunale è la piscina preferita dal politico locale.

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