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Questo articolo è stato pubblicato il 01 dicembre 2011 alle ore 08:54.

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Sergio Marchionne ha mostrato la prima pagina del Sole 24 Ore del 10 novembre scorso parlando alla comunità finanziaria americanaSergio Marchionne ha mostrato la prima pagina del Sole 24 Ore del 10 novembre scorso parlando alla comunità finanziaria americana

Washington, Centro Studi Piie: si parla di Italia e di Europa. Delle prospettive del governo Monti: «Uno che sa davvero cos'è la concorrenza» dice l'economista Fred Bergsten. L'oratore incaricato è Sergio Marchionne che parte con una citazione di Eraclito: «Tutto è in movimento, niente sta fermo». Subito dopo fa riferimento al titolo del nostro giornale, il "FATE PRESTO" a caratteri cubitali.

Mostra una diapositiva del Sole 24 Ore. È un modo simbolico per dare molti messaggi molto diretti.
Qui non c'e soltanto mettere a posto i conti dello stato, c'è da «rifare l'intero modello competitivo italiano».
Poi il Ceo di Fiat e Chrysler, parte in quarta. Intanto contro i sindacati, contro la Fiom di Landini: «Rivendicano un contratto di lavoro nato negli anni Venti, durante il fascismo...vogliono imporre l'opinione della minoranza su quella della maggioranza, questo è inaccettabile...non esiste in nessuna parte del mondo...questo atteggiamento della Fiom ci imbarazza davanti all'Europa, dimostra che una parte del Paese non vuole cambiare».

Poi l'avvertimento che ha già fatto ma che questa volta ripete con forza mai usata prima: «La Fiat si confronta su un mercato mondiale, deve sopravvivere, l'Italia è insulare, chiusa, se la minoranza si imporrà noi avremo altre possibilità siamo una grande multinazionale e avremo altre possibilità». Poi accenna a un "ricatto" della Camusso, che ha chiesto al governo di visionare i progetti di investimenti industriali della Fiat. Si scalda di nuovo: «Un ricatto, la conferma degli intrecci a cui eravamo abituati in Italia e da cui dobbiamo liberarci...».
Marchionne è pragmatico, pone sempre al centro la necessità per il nostro paese di recuperare competitività. Del resto lo ascoltiamo da ogni parte: la chiave per uscire dalla nostra crisi di credibilità sta nel ritrovare un sentiero di crescita.

E il sentiero di crescita non lo si trova senza adottare con rapidità riforme strutturali che "liberino" l'Italia da lacci, lacciuoli, burocrazie inutili. Il tono della voce di Marchionne si scalda, soprattutto quando viene intervistato da Fred Bergsten, il grande economista americano, il capo del Peterson Institute for International Economics che ha organizzato con il Council for United States and Italy questo convegno al quale ha contributo anche la Brookings Institution. Fra il pubblico, dall'Italia, Tommaso Cucchiani nuovo Ceo di Banca Intesa, Gianfelice Rocca di Techint e altri professori e industriali, Da parte americana, politici, editorialisti, politologi. Al centro dell'attenzione resta la crisi. E Marchionne dà un quadro a tutto campo della situazione: dice che «si stanno facendo piani come li fanno tutte le aziende per essere pronti a una caduta dell'euro», una questione fattuale, spiega.

Ma dice che ormai il treno "euro" è partito dalla stazione e che non riuscire a creare le condizioni per la sua sopravvivenza sarebbe un disastro per tutti «per tutto il mondo....per l'America». E dunque dobbiamo affidarci a Mario Monti: «Il governo Monti ha grande credibilità, ma dobbiamo essere certi che possa andare avanti fino al 2013, come nei programmi, dobbiamo aiutarlo e dobbiamo augurarci che il Parlamento segua, che non interferiscano». Per Marchionne non ci sono alternative, perché se Monti fallisce ci sono più del 50% di probabilità di implosione dell'euro. E l'implosione dell'euro è pericolosissima. Infine una nota di ottimismo: «L'Italia si è sempre tirata fuori...questa volta dovrebbe farlo in modo nuovo, per trovare una competitività permanente, non temporanea, da emergenza, come è sempre successo in passato...».

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