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Questo articolo è stato pubblicato il 06 gennaio 2012 alle ore 06:41.

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Ulisse dopo tante peripezie riuscì a tornare a Itaca. Ma chi finisce nei meandri della burocrazia siciliana rischia di perdersi e di non uscirne più. Quella che segue è la testimonianza di un piccolo imprenditore che gestisce uno stabilimento balneare nei dintorni di Mazara del Vallo e ha dovuto rivolgersi alla Regione per modificare la disposizione delle cabine sulla spiaggia. Il suo è un racconto in forma anonima. «Il titolare di una concessione demaniale che deve cambiare la disposizione di cabine, bagni o docce deve fare istanza alla Capitaneria di porto e aspettare di essere contattato per versare una tassa di 250 euro, più 67 di marche da bollo, che dà diritto all'avvio dell'istruttoria. Effettuato il versamento, la Capitaneria chiede per iscritto all'assessorato del Territorio e ambiente della Regione Siciliana di poter avviare l'istruttoria. L'assessorato risponde con comodo, invitando la Capitaneria ad acquisire i pareri tecnici degli enti preposti (Comune, genio civile per le opere marittime, sovrintendenza, circoscrizione doganale), e a questo punto la Capitaneria ti avvisa che può dar corso all'istruttoria».
Siamo all'inizio del processo: sono trascorsi sei mesi. Inizia la fase due. «La Capitaneria invia la documentazione agli enti preposti per riceverne il benestare e, avuti i pareri favorevoli, trasmette il tutto all'assessorato. L'assessorato verifica la correttezza dell'iter e scrive alla Capitaneria, incaricandola di redigere l'atto finale che ti autorizza ad apportare le modifiche nell'area in concessione. L'atto è quindi spedito per la firma al dirigente dell'assessorato. Ora non resta che attendere il ritorno del plico all'indirizzo della Capitaneria o chiamare l'assessorato e, se qualcuno si degna di rispondere, accordarsi per andare a ritirarlo a Palermo». Sono trascorsi due anni.
«Per far arrivare la busta dall'ufficio protocollo dell'assessorato al dirigente del settore, cioè per farla salire di quattro piani nello stesso edificio, ci sono voluti un mese e sette giorni, uno scandalo». Questo succede in Sicilia ai cittadini onesti che cercano di far valere i propri diritti rifiutandosi di sottostare alle raccomandazioni politiche.G.O.
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