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Questo articolo è stato pubblicato il 18 maggio 2012 alle ore 07:30.

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La fame dilaga nel Sahel e nel Corno d'Africa, mentre altre zone del continente africano sono alle prese con guerre e conflitti civili. Altrove, dalla Bolivia al Pakistan, milioni di persone soffrono per la malnutrizione. È in tale contesto che i leader del G-8 si incontreranno oggi a Camp David. Il nostro auspicio è che questa occasione sia anche un'opportunità per rivolgere l'attenzione alla crisi alimentare mondiale, ben più profonda e ampia della crisi economica e della crisi finanziaria che occupano le prime pagine dei giornali. Combattere contro la fame e la povertà è anche un modo per arginare le guerre e i conflitti, nonché per contrastare la malnutrizione e la diffusione dell'Aids.

Investire nell'agricoltura dei Paesi in via di sviluppo è il solo metodo efficace per migliorare la sicurezza alimentare dei popoli più poveri e stimolare al contempo la crescita economica. La crescita generata dall'agricoltura riduce la povertà almeno il doppio rispetto alla crescita di altri settori. Ogni dollaro speso nella ricerca agricola ne produce nove in termini di produzione aggiuntiva di cibo nei paesi in via di sviluppo. Oltre il 95% delle aziende agricole nei Paesi in via di sviluppo si estende su meno di 10 ettari e nell'Africa sub-Sahariana circa l'80 per cento dei terreni appartiene o viene coltivato da piccoli agricoltori. L'esperienza nei Paesi in via di sviluppo ha dimostrato che, in Burkina Faso, Cina, Etiopia, India, Thailandia, Vietnam e così via, i piccoli proprietari terrieri possono promuovere la crescita agricola.

Sono circa 500 milioni le piccole aziende agricole che, nel mondo in via di sviluppo, contribuiscono al sostentamento di quasi 2 miliardi di persone. Sono i maggiori produttori di beni alimentari nei Paesi in via di sviluppo. Ma ancora oggi, la maggior parte di loro sono poveri e affamati.
Per consentire a queste piccole aziende di prosperare, i piccoli agricoltori necessitano di accesso ai mercati, alla tecnologia e all'informazione. Necessitano di procedure per gestire i rischi intrinseci della coltivazione, soprattutto in un momento di volatilità dei prezzi. Necessitano di investimenti nazionali ed internazionali nelle aree rurali, sostenibili da un punto di vista economico, ambientale e sociale. Tutto ciò richiede un miglioramento sostanziale delle infrastrutture e dei servizi di base, l'accesso alle risorse idriche e una migliore governance. Necessitano, inoltre, di un quadro giuridico chiaro che permetta la tutela dei diritti della persona e di quelli fondiari per la terra che coltivano. Hanno, infine, bisogno di sostegno per la creazione di organizzazioni e cooperative agricole per ottenere più potere contrattuale.

Quando i piccoli agricoltori hanno accesso ai mercati, sono anche in grado di vendere alimenti di migliore qualità e in maggiore quantità a prezzi più elevati, godendo così di un'alimentazione variata, e migliorando la sicurezza alimentare e nutrizionale della loro famiglia. Grazie all'incremento del loro reddito, possono acquistare i medicinali di base, mandare i figli a scuola e migliorare la qualità della loro vita. La parità fra i sessi è parimenti importante: sappiamo che le pari opportunità nell'accesso delle donne alle risorse e agli strumenti agricoli sono uno dei più potenti mezzi per ridurre la fame e la povertà.
Confidiamo che il G-8 di quest'anno avrà come esito un sostegno tangibile, con investimenti responsabili ed efficaci, a favore dei piccoli agricoltori dell'Africa sub-Sahariana. La carestia e la malnutrizione nel Sahel ci dicono che non possiamo più aspettare. Dobbiamo agire con risolutezza. È nostra responsabilità investire oggi per il bene delle generazioni future.

Andrea Riccardi è Ministro per la Cooperazione internazionale e l'Integrazione dell'Italia;
Kanayo F. Nwanze è presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD)

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