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Questo articolo è stato pubblicato il 30 agosto 2012 alle ore 06:39.

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Essere realisti è la miglior garanzia per cambiare davvero



Come cittadino ciò che più mi amareggia della crisi è il fatto che l'Italia potrebbe diventare locomotiva per una ripresa nei settori che diventeranno trainanti per il futuro: energia, ricerca avanzata, cultura e turismo. La ricerca sul solare elettrico è a una svolta rivoluzionaria, grazie alla creazione della "foglia artificiale" del professor Daniel Nocera del Mit di Boston, un pannello solare delle dimensioni di una carta da gioco, riproducente la fotosintesi naturale, in grado di soddisfare le esigenze energetiche di un appartamento. Nella ricerca avanzata Valeria Nicolosi dell'Università di Oxford, è riuscita a rendere possibile la produzione in grandi quantità di quel materiale "magico" che è il grafene, inventato da due fisici anglo-russi. Per il turismo un dato: in Francia il Tour della Loira è diretto da un'organizzazione di otto persone che ne fa lavorare 260mila, producendo 1 miliardo di euro di introiti. Di questi Tour in Italia quanti se ne potrebbero organizzare? Passi per la classe politica italiana insipiente a esser molto magnanimi, ma che fine ha fatto l'imprenditoria italiana, quella vera?
Lettera firmata
Sassari
Inizio dalla fine. Per fortuna gli imprenditori veri ancora ci sono: forti delle loro innovazioni di prodotto e di processo riescono a competere nel mondo, e basta dare un'occhiata ai dati dell'export del settore manifatturiero. Ma è vero che in Italia è sempre più difficile fare impresa, che molti dei nostri cervelli migliori (lei ne cita due) lavorano all'estero, che un po' tutto il sistema non gira come dovrebbe. Se non sbaglio, ad esempio, sarà il gruppo industriale indiano Tata a sviluppare l'idea della "foglia artificiale". Ed è verissimo che i nostri giacimenti culturali e paesaggistici sono il nostro petrolio, una ricchezza immensa che non sfruttiamo. Lei pone temi e problemi importanti. Mi lasci però osservare che le bacchette magiche (penso subito all'energia e ai suoi fabbisogni) non esistono e che il lavoro che ci attende è tanto duro quanto lungo. Essere realisti è la migliore garanzia per cambiare, davvero, le cose che non vanno.
Se si devia dal percorso dell'Unione
Alcuni dati: a luglio Intesa San Paolo ha emesso un bond triennale di un miliardo di euro a un tasso del 4,99%. Un mese prima Deutsche Bank ha raccolto 500 milioni con un bond decennale a un tasso dell'1,75%. Differenziali analoghi, anzi più alti, si registrano sul mercato obbligazionario. Se dalle obbligazioni si passa ai finanziamenti, la difformità tra i Paesi dell'area euro diventa più significativa. Ciò non è coerente con il progetto europeo. L'integrazione europea ha richiesto una continua ricerca di soluzioni per armonizzare le condizioni all'interno delle quali si muovono gli attori europei, imprese in testa, per allargare la competizione (più produttività) e la convergenza degli interessi particolari (pace duratura). Tra queste misure l'unione monetaria è la più significativa. Oggi, da una parte, la linea Draghi che propone acquisti non sterilizzati di titoli di Stato per contenere gli spread, e la linea Bundesbank che sostiene una posizione più ortodossa, avversa al rischio di monetizzazione dei debiti pubblici. Due le domande: l'integrazione è obiettivo valido e condiviso? Se ci crediamo, per quanto è sostenibile l'attuale "deviazione" dal percorso, e a che prezzo? Solo dopo avere risposto a questi quesiti, sarà ragionevole discutere delle soluzioni, quali il tetto anti-spread, o dei vincoli, quali la natura e il perimetro del mandato conferito alla Bce. E lo si potrà fare forse in una prospettiva diversa dall'attuale, con una maggiore consapevolezza delle priorità e di ciò che c'è realmente in gioco. Superando, da una parte e dall'altra, argomentazioni che non producono nulla di buono, come ad esempio quelle che puntano il dito contro l'irresponsabilità dei Paesi in crisi, o come quelle che un po' ingenuamente accusano la Germania di "egoismo".
Andrea Beretta Zanoni
Ordinario di Strategia e politica aziendale
Università di Verona
Perché non abbandono la nave Italia
La fuga lecita dei capitali sta divenendo massiccia da quando il sistema Italia ha iniziato a imbarcare acqua. Domando: se tutti adottassimo questo sistema, cosa resterebbe dell'Italia? Sono consapevole del rischio che corro, ma non abbandono la nave: questa è la nostra Italia in cui siamo nati e diventati adulti.
Nicola Perazzo
Fidenza (PR)

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