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Questo articolo è stato pubblicato il 23 settembre 2012 alle ore 14:15.

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La crisi europea ci ha ormai abituati a un'altalena disorientante: dalla speranza suscitata da nuove, e anche audaci, iniziative si passa sovente allo sconforto per le incertezze e le lungaggini che ne marcano poi l'effettiva messa in opera.

Gli esempi negli ultimi due anni abbondano: quelli alla ribalta oggi riguardano le prospettive per una vera unione bancaria e, più a breve, il pieno dispiego dell'arsenale di strumenti di cui, almeno sulla carta, sono dotati il fondo Efsf e l'ormai prossimo Esm. Senza tale dispiego, anche il programma di acquisti di obbligazioni della Bce, coraggiosamente lanciato ai primi di settembre, resta fermo al palo.

Il principale ostacolo all'avvio delle Outright Monetary Transactions (Omt) della Bce risiede nell'incertezza sul tipo di condizionalità legata al programma Efsf/Esm che la Banca Centrale richiede per il suo intervento. L'arsenale dei fondi Efsf/Esm è un complesso intreccio di interventi con finalità diverse, erogabili a loro volta tramite strumenti diversi. Le finalità sono essenzialmente tre: interventi a sostegno della stabilità macroeconomica; interventi diretti alla ricapitalizzazione delle banche; interventi per l'acquisto di titoli pubblici sul mercato primario o secondario.

Ad eccezione dell'intervento di stabilità macroeconomica, che può essere erogato solo tramite un classico prestito di stabilità (tipo quelli alla Grecia, all'Irlanda e al Portogallo), gli altri interventi possono prendere la forma di linee di credito precauzionali. Queste a loro volta possono essere di due tipi, entrambe con nomi piuttosto ermetici: una linea di credito Pccl (Precautionary conditioned credit line) oppure una linea di credito Eccl (Enhanced conditions credit line). La Bce ha dettato che, per poter godere di acquisti Omt, il Paese dovrà concludere o un accordo classico di stabilità, o un programma precauzionale Eccl, cioè con condizionalità avanzata (appunto, enhanced). Il Pccl, invece, prevede una condizionalità più leggera, ex ante, con condizioni di ammissibilità prestabilite, basate su raccomandazioni Ue già sottoscritte.

Ma a parte alcune direttive assai generiche contenute in un documento Efsf del novembre 2011, sconosciuto ai più, nessuno sa con precisione che tipo di condizionalità sarà richiesta per accedere a un programma Eccl, e quindi agli acquisti Bce ad esso legati. Si ripete solo, in modo rituale, che le condizioni dovranno essere "rigorose ed efficaci" (come nel comunicato stampa Bce del 6 settembre, che alla condizionalità dedica il primo e più lungo paragrafo). Ma poi emergono interpretazioni contrastanti tra, ad esempio, il Commissario Ue Olli Rehn («Non vi saranno nuove condizioni», ma solo una prioritizzazione e «uno scadenzario chiaro») e il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker (le condizioni saranno «molto dure»). Né è dato sapere con quali strumenti, e con quale condizionalità, saranno erogati i fondi per la ricapitalizzazione bancaria, all'ordine del giorno in Spagna. Sebbene l'indecisione del governo di Mariano Rajoy sia criticabile, è anche comprensibile che vi sia una certa esitazione di fronte all'ignoto, accompagnata da manovre dietro le quinte per scansare procedure che si teme siano troppo pesanti.

Uno dei primi compiti del consiglio di amministrazione dell'Esm dovrà quindi essere quello di porre fine a questa incertezza, adottando "direttive particolareggiate inerenti alle modalità di applicazione dell'assistenza finanziaria precauzionale dell'Esm" (come previsto dall'articolo 14 del Trattato Esm). Ma il consiglio d'amministrazione Esm, che pur dovrebbe iniziare a funzionare a ottobre, resta da nominare - tra "persone dotate di elevata competenza in campo economico e finanziario" (articolo 6 del Trattato). Diamo fiducia al governo Monti di scegliere bene, come ha d'altronde fatto per il prossimo direttore esecutivo per l'Italia all'Fmi, Andrea Montanino, già consigliere economico di Tommaso Padoa-Schioppa. Chiunque saranno i consiglieri Esm, faranno bene a leggere un rapporto del 17 settembre dall'Fmi, che passa in rassegna l'esperienza del Fondo nell'applicare la condizionalità in 159 programmi per un periodo di quasi dieci anni (2002-settembre 2011).

Questa analisi, condotta ogni 5 anni circa, serve a verificare e, se del caso, modificare le precise conditionality guidelines che guidano l'azione dell'Fmi - una prassi di controllo e di trasparenza da adottare anche all'Esm. Vi sono molte lezioni da trarre, tra cui l'importanza di una parsimonia di condizioni, con enfasi su quelle che rivestono una evidente criticità macro. E, nel contesto europeo attuale, vi è soprattutto da apprendere quanto importante sia modulare la condizionalità per meccanismi precauzionali, in modo che siano effettivamente usati in modo tempestivo.

Non basta ripetere a ogni pié sospinto l'esigenza di condizioni "rigorose ed efficaci." Questo tentativo, peraltro vano, di tranquillizzare la Bundesbank è inadatto alle finalità distinte dei vari strumenti: le condizioni devono, soprattutto, essere appropriate allo strumento e alla situazione del Paese. Dal nuovo Esm, progetto europeo ambizioso, ci si attende maggiore chiarezza e sofisticazione a proposito, assicurabile solo con una certa indipendenza del suo consiglio d'amministrazione e, soprattutto, del suo direttore generale Klaus Regling e del suo staff. Ad ottobre si vedrà.
alessandro.leipold@lisboncouncil.net

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