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Questo articolo è stato pubblicato il 28 settembre 2012 alle ore 06:46.

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ROMA
«Noi dell'Udc siamo stati gli unici a votare contro il processo di federalismo fiscale all'inizio di questa legislatura, e lo abbiamo fatto sostenendo una cosa precisa: prima di attuare il federalismo fiscale bisognava rivedere il Titolo V della Costituzione e definire con più precisione il perimetro delle competenze regionali intervenendo sul lungo elenco di materie concorrenti. Fermo restando che alcune competenze, ad esempio in materia di energia e infrastrutture, devono tornare allo Stato».
Per la voce economica di Pier Ferdinando Casini, Gianluca Galletti, il problema dei costi del federalismo è alla radice. Per dirla con Casini «la via italiana al federalismo si è rivelata un buco nell'acqua». Aver introdotto il federalismo fiscale prima di aver ridisegnato le competenze ha portato a fare degli Enti locali dei «centri di spesa inefficienti e non erogatori di servizi» e ha prodotto l'aumento del 50% delle imposte territoriali, come documentato ieri dal Sole 24 Ore. Dunque, la prima direzione di marcia è agire sul Titolo V tramite legge costituzionale – «e se i tempi non ci sono ci ritroviamo il lavoro già iniziato per la prossima legislatura», dice Galletti – e sul codice delle autonomie per stabilire «chi fa cosa».
Poi va ridisegnata la geografia dell'Italia. «Le Regioni sono state istituite nel 1970, 42 anni fa. Era un'altra Italia. Oggi, con l'alta velocità, dal centro di Bologna al centro di Firenze ci sono 30 minuti di treno: ha senso avere due gestioni sanitarie diverse per i fiorentini e i bolognesi? Quanto alla composizione geografica delle regioni, non possiamo avere delle regole che vanno bene sia per il Molise sia per la Lombardia. Servono delle regioni molto più vaste, tre o quattro macroregioni. Anche in questo modo si abbattono i costi della politica a livello locale, il taglio dei consiglieri regionale va bene ma certo non può bastare».
Quanto al "piano Amato" del governo sui costi della politica, per Galletti «tutto quello che va nella direzione di ridurre i costi della politica in maniera razionale va bene». Anche per decreto? «L'importante è il fine, non il mezzo».
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