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Questo articolo è stato pubblicato il 13 ottobre 2012 alle ore 09:30.

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Nell'ultimo anno i migliori 20 tra i "cervelli" italiani fuggiti all'estero hanno contribuito alla produzione di 66 brevetti che hanno prodotto un fatturato di 334 milioni di euro, destinato a salire a 782 milioni nei prossimi 20 anni.
Un grande capitale umano che il nostro Paese non riesce a valorizzare.

Per rendersene conto basta guardare i fondi destinati alla ricerca: nell'ultimo decennio sono rimasti sostanzialmente invariati, attorno all'1% del Pil. Un dato - sotto la media dei Paesi Ocse - che costringe molti dei nostri talenti a cercare fortuna all'estero, per poi magari tornare in Italia. Come ha fatto Matteo Iannacone, giovane scienziato che ha svolto un postdottorato ad Harvard e che ha aperto un laboratorio al San Raffaele di Milano. «Il problema non è impedire la fuga dei cervelli dal nostro Paese - ha sottolineato il ricercatore intervenendo ieri pomeriggio a Rimini ai lavori della 43esima edizione delle Giornate internazionali organizzate dal centro di ricerche Pio Manzù. - Il problema è l'incapacità dell'Italia di attrarre un numero uguale o, possibilmente superiore, di talenti stranieri».
Che siano italiani o stranieri il problema è quello di attrarre i talenti. La ricetta del consulente Roger Abravanel si basa su due "ingredienti" principali: «maggior rispetto delle regole e più meritocrazia». Il problema è che la società italiana sembra essere diventata ormai indifferente alle prime - come dimostrano fra l'altro i fenomeni dell'evasione fiscale e del sommerso - e assolutamente impermeabile alla seconda. Certo, «il governo Monti è sulla giusta strada, ma sta facendo il 10% di quel che c'era da fare». Il resto devono farlo i giovani. «Il futuro è nelle loro mani: senza il loro intervento il declino che ci accompagna da 25 anni - e che dunque non è assolutamente riconducibile all'ultima crisi - è destinato a continuare». Ma i giovani devono cambiare spezzando il «circolo vizioso del demerito basato su raccomandazioni, fedeltà amicali e familiari» e sposando senza indugio la teoria del merito. Un merito a cui tiene anche ItaliaCamp, l'associazione apartitica e apolitica, che promuove l'innovazione sociale e che indice da due anni il concorso "La tua idea per il Paese".

Di un'altra "fuga", stavolta da parte di molte Pmi alla ricerca di nuovi sbocchi commerciali, si è parlato - sempre a Rimini - nel workshop "Scenari e destini delle piccole e medie aziende italiane".«La domanda interna sempre più scarsa ha reso il mercato italiano simile a una tenaglia spingendo le imprese a cercare nuovi avamposti nell'Unione europea, ma anche in India, Cina Brasile, Messico e Sudafrica", ha osservato il direttore generale dell'Ice, Roberto Luongo. Precisando che «solo nel 2011 sono state ben 205mila le aziende che anno varcato i confini nazionali per vendere i loro prodotti». Un numero considerevole se si pensa che i nostri diretti concorrenti presentano numeri decisamente più bassi: Francia 67.000, Spagna 46.000, Germania 68.000, Regno Unito 36.000. «Questo - precisa il dg dell'Ice - dà un segnale molto forte su come la presenza delle imprese italiane sui mercati internazionali sia molto ampia e radicata».

Il 75% delle esportazioni è effettuato da pmi. «Il che significa livelli di fatturato alquanto bassi: il 90% dell'export nazionale si colloca, infatti, nella fascia compresa fra 250.000 e 2,5 milioni di euro. Il 6% fattura fino a 15 milioni e appena l'1% va oltre questa soglia». I nostri punti di eccellenza sono gli abiti, la Ferrari, la gioielleria, le calzature, tutti prodotti che rispondono all'immagine collettiva del lifestyle italiano. Ma - sottolinea ancora Luongo - l'Italia è una grande impresa anche dal punto di vista delle tecnologie: assieme alla Germania è ad esempio impresa leader nella produzione delle macchine utensili». Il sistema delle imprese sta dunque reggendo la sfida della crisi. E, pur a fatica, si sta internazionalizzando. Anche grazie all'aiuto dell'Ice. Che ora - finalmente - avrà anche il compito di attrarre investimenti esteri nel nostro Paese.

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