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Questo articolo è stato pubblicato il 26 ottobre 2012 alle ore 08:15.

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Il 25 novembre il primo turno delle primarie del centrosinistra. Il 16 novembre, probabilmente, le primarie del centrodestra. Naturale che, con queste scadenze, siano proprio le primarie, e le loro regole, a concentrare su di sé gran parte del dibattito politico.
Nel centrosinistra (e la medesima cosa è probabile si ripeta all'interno del centrodestra) due sono state le questioni principali: il sistema di voto e i requisiti per la partecipazione.

Sul doppio turno, sistema che, con almeno la metà dei voti più uno, garantisce che il vincitore possa rappresentare tutti gli elettori, il giudizio e la scelta sono stati più facili. Controverso resta, invece, il punto dell'iscrizione a un albo degli elettori come condizione per la partecipazione al voto.
Su tutto questo, può essere interessante e istruttivo leggere una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, presidente William Renquist, relatore Antonin Scalia, la California Democratic Party et al. v. Jones, Secretary of State of California et al., del 26 giugno 2000.
Oggetto della causa era una legge dello Stato della California del 1996, la Proposition 198, che aveva cambiato la disciplina delle primarie "chiuse" nella quale il voto per la scelta dei candidati era ristretto ai soli membri del partito, in favore di un sistema, la "blanket primary", che aveva concesso agli elettori dello Stato la possibilità di partecipare alle primarie scegliendo in assoluta libertà tra i candidati dei diversi partiti.

Quattro partiti californiani avevano chiamato in causa lo Stato della California sostenendo che la Proposition 198 violava i loro diritti di libera associazione protetti dal Primo Emendamento. La causa arrivò alla Corte Suprema, di fronte alla quale lo Stato della California difese la "blanket primary" sostenendo, in via preliminare, che «le primarie sono un processo non tanto privato quanto pubblico e che gli Stati possono e devono avere un ruolo nel garantire che esse corrispondano all'interesse pubblico».
Nella sentenza presentata dal giudice Scalia, la Corte Suprema affermò che «è fuor di discussione che uno Stato possa imporre ai partiti di ricorrere al sistema delle primarie per selezionare i propri candidati così da assicurare che la competizione interna ai partiti avvenga in forma democratica. Ugualmente, al fine di evitare... frivole candidature, uno Stato può richiedere ai partiti di accertare un grado minimo di sostegno prima di consentire ai propri candidati di apparire sulla scheda elettorale. Infine, per prevenire .... che membri di un partito scelgono in modo determinato di passare ad un altro partito per alterare il risultato delle primarie di quello stesso partito, uno Stato può richiedere una registrazione con un ragionevole anticipo rispetto alla data delle primarie».

«La democrazia rappresentativa - si legge ancora nella sentenza - è inimmaginabile senza la possibilità per i cittadini di associarsi tra loro per sostenere candidati che sostengano le loro opinioni politiche... La libertà di associazione... necessariamente presuppone la libertà di identificare le persone che costituiscono l'associazione e di limitare l'associazione a quelle sole persone».
«In nessun'altra area - si prosegue - il diritto ad escludere proprio di un'associazione è più importante che nel processo di selezione del proprio candidato...È il candidato che diventa l'ambasciatore del partito presso il corpo elettorale. Anche una singola elezione nella quale il candidato del partito fosse scelto da non membri del partito sarebbe sufficiente a distruggere il partito».
«L'intero obiettivo della Proposition 198 - è la conclusione della Corte Suprema Usa - era quello di favorire candidati con posizioni moderate. Essa incoraggia i candidati... a cercare l'appoggio di persone con opinioni più centriste di quelle della base del partito... Nel complesso, la Proposition 198 costringe i partiti ad inquinare il processo per la selezione dei loro candidati - la funzione di base di un partito politico - aprendolo a persone prive di associazione al partito. Tale forzata associazione ha come possibile risultato - anzi, come effetto voluto - quello di modificare il messaggio dei partiti. Non riusciamo a pensare ad alcuna costrizione più pesante della libertà di associazione di un partito. La Proposition 198 è, pertanto, incostituzionale».
Ricardo Franco Levi è deputato del Pd

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