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Questo articolo è stato pubblicato il 04 gennaio 2013 alle ore 07:31.

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In principio fu la nomina quinquennale nell'Istituto di ricerche economiche e sociali (oggi Liguria Ricerche spa). Era il 12 dicembre 1973. La fine, invece, non è stata ancora scritta. In questi 40 anni, le nomine politiche timbrate dal Consiglio regionale ligure sono state 3.006, più o meno una ogni cinque giorni, sabati e domeniche inclusi.

Un vorticare di poltrone alla luce del sole, visto che la Regione Liguria le ha meticolosamente ordinate sul sito per ordine alfabetico, proponente, data di designazione, data della nomina, durata dell'incarico e organismo. Una sfilza di nomi che negli anni hanno avuto quasi sempre la benedizione di Giunta o Consiglio, di un partito, un gruppo, un'alleanza, un singolo assessore, un politico a cui non si poteva dire di no e molto più raramente di un'associazione, un ordine professionale, un comune, un'azienda pubblica.
Un valzer di poltrone trasparente come mai, visto che sono schedate, oltre che per il passato, anche per presente e futuro. Nel 2012 sono scadute 25 nomine, per il 2013 sono 17, nel 2014 si sale a 22, nel 2015 ancor più su a 27 ma è dal 2016 che gli appetiti politici torneranno a scatenarsi. Quell'anno scadrà, tra gli altri, il consiglio di indirizzo della Fondazione Carige (Cassa di Risparmio di Genova e Imperia) dove la nomina di competenza sarà effettuata dalla Giunta mentre nel 2017 scadrà il consiglio di indirizzo dell'Azienda ospedaliera universitaria San Martino, uno dei centri più importanti a livello internazionale, dove la Giunta nomina un rappresentante. Risorse di utilità sociale, sviluppo economico e sanità: una miscela esplosiva di consensi e voti che la politica non può abbandonare a se stessa. La sola Fondazione Carige tra il 2008 e il 2013 ha messo sul piatto risorse per circa 137 milioni.

Per dirigere il traffico e tenere fede alla dizione (nomen omen), il Consiglio regionale ha dato vita alla Commissione Affari generali, istituzionali e nomine: oltre al presidente e al vice, conta 16 consiglieri e un funzionario responsabile. Poltrone che generano poltrone anche se, paradossalmente, sulle carte che passano sotto il loro naso (si riunisce ogni mercoledì) il potere di intervento è praticamente zero. «Ci limitiamo a vagliare i curricula – dichiara il consigliere del Pdl, Matteo Rosso – e a mettere il timbro. Anche quando la minoranza contesta, le nomine passano ugualmente. A volte ci siamo trovati di fronte a scene imbarazzanti, nelle quali i candidati alla voce "titolo" sottolineavano spudoratamente l'iscrizione al Pd».
E sì, perché l'egemonia di centrosinistra in terra ligure, Pci, Psi, Psdi, Pri e Dc evoluti negli anni in Pd, l'ha fatta sempre da padrone e con essa i suoi uomini più rappresentativi che occupano o fanno occupare praticamente tutte le poltrone della società partecipate, aziende in house, fondazioni, agenzie e via di questo passo. Il piatto del consenso del resto è ricchissimo anche se la maggior parte degli enti è in perdita. Il valore patrimoniale delle 11 partecipazione regionali è di 44,7 milioni ma la sola Filse, la Finanziaria regionale per lo sviluppo, a sua volta conta 31 partecipazioni in società il cui valore sfiora i 148 milioni.

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