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Questo articolo è stato pubblicato il 14 marzo 2013 alle ore 07:12.

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Quando il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, interviene con un comunicato ufficiale su un tema, tutti dovrebbero capire che si tratta di una questione molto importante.

È questo il caso di ieri quando, dopo aver ricevuto il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, il capo dello Stato ha espresso l'urgenza che i soggetti istituzionali preposti e le forze politiche rivolgano primaria attenzione alle questioni dell'economia reale e dell'occupazione. E in particolare che si provveda al più presto al pagamento, presi gli opportuni accordi europei, dei debiti che le pubbliche amministrazioni hanno verso le imprese.
Da quando ha assunto nel maggio 2012 la presidenza di Confindustria, Squinzi ha incalzato il Governo perché affrontasse la questione del pagamento di almeno 48 miliardi dei 71 (che per altri sono di più) dovuti dalle pubbliche amministrazioni al sistema produttivo.
Se l'intervento fosse stato fatto subito si sarebbero evitati, almeno in parte, quegli effetti negativi cumulati nella catena debiti-crediti-debiti che ha coinvolto, con un meccanismo di traslazione sui creditori a valle, un numero imprecisato di imprese e il sistema bancario. Causando anche molti fallimenti di imprese e una parte dei circa 126 (almeno) miliardi di sofferenze che gravano sulle banche creando alle stesse non poche difficoltà.

Confindustria nel progetto per l'Italia "Crescere si può, si deve" e in suoi successivi elaborati analitici ha documentato anche gli effetti pro-attivi che il pagamento da parte delle Pa avrebbe sia sugli investimenti delle imprese nell'ordine dei 10 miliardi sia nel miglioramento dei rating aziendali e quindi nella erogazione del credito.
È sbagliato affermare che non si può fare perché peggiorerebbe il nostro debito pubblico (in quanto lo stesso registra i pagamenti solo quando eseguiti) con effetti di mercato sul collocamento e sui tassi dei nostri titoli di Stato e con potenziali necessità di nuove manovre correttive. Su queste colonne (il direttore, economisti e, anche ieri, articoli incisivi di Alberto Orioli e il vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani) si argomenta da mesi il perché è doveroso, possibile e vantaggioso pagare i debiti delle Pa. Al proposito si sono dati anche vari interessanti suggerimenti. Adesso il tempo si è fatto troppo breve per gradualismi e la questione va presa frontalmente per le seguenti ragioni.

In primo luogo perché il 16 marzo scade il termine per l'attuazione della direttiva europea sui ritardi di pagamento che impone allo Stato di saldare i fornitori entro 30 giorni, pena interessi superiori all'8 per cento. In Italia i ritardi della Pa arrivano a superare i 180 giorni contro i 61 della media Ue e i 36 giorni della Germania. Su queste colonne ieri Antonio Tajani ha scritto che la Commissione dal 17 marzo avvierà le procedure di infrazione verso l'Italia se la stessa non si adeguerà alla direttiva.
In secondo luogo perché la Spagna nel 2012 ha pagato in cinque mesi 27 miliardi di debiti che le Pa avevano verso le imprese. In base a un accordo in sede europea, alla Spagna è stato possibile procedere con una misura una tantum. Chi sostenesse che questo è stato consentito alla Spagna perché la stessa ha avuto l'apertura di una linea di credito fino a 100 miliardi da parte del Fondo salva-Stati (Esm) e ha già incassato di questi circa 40, ci porterebbe alla conclusione che l'Italia oltre al danno si prende anche le beffe. Quelle di non aver chiesto (il Governo) un prestito al fondo Esm a tassi molto convenienti (ci farebbe piacere ottenerlo anche adesso, con o senza bad bank alla spagnola!) ma anche quello di non essere autorizzata a un aumento di debito pubblico per pagare (e salvare) le imprese.
In terzo luogo perché l'Italia ha una situazione di deficit molto buona e di avanzo primario eccellente. Un'emissione straordinaria di debito pubblico per pagare i debiti non altererebbe in modo significativo il deficit che rimarrebbe tra i più bassi nella Eurozona. La Ue non dovrebbe perciò avere obiezioni anche perché i mercati finanziari non sono ottusi e sanno che i debiti non pagati ci sono e potrebbero apprezzare(invece che penalizzare) un'operazione trasparenza alla quale le stesse istituzioni europee dovrebbero essere favorevoli.
Ci sarebbero anche altre ragioni per procedere nel senso indicato. Non ci pare necessario farlo e perciò concludiamo con due auspici. Il primo è che le Pa evitino di soffocare i creditori sotto una massa di certificazioni e di adempimenti che si sono già dimostrati inutili per le compensazioni e gli smobilizzi. Per evitarlo il Governo dovrebbe nominare, come ha fatto per la "spending review", un commissario ai "pagamenti dovuti". Il secondo auspicio è che il presidente Monti, impegnato da domani nel Consiglio europeo, chieda e ottenga, se necessario usando durezza, il via libera dall'Europa.

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