Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 03 luglio 2013 alle ore 06:40.

My24





Per sciogliere i nodi dell'Eurozona serve il lavoro di tutti i Paesi



Gentile Galimberti,
ho letto la sua risposta a Roberto Boccongelli sul Sole 24 Ore del 26 giugno: mi ha lasciato un po' d'amaro in bocca. Sono d'accordo con lei che uscire dall'Unione monetaria è un rimedio peggiore del male, ma, dato che il male c'è, che cosa possiamo fare? Le imprese stanno male, le famiglie anche e io, nel mio piccolo (sono un commercialista), sto male. Il governo fa quel che può, ma sono aspirine per un malato grave. Sono stato di recente in Francia (per vacanza) e in Germania (per lavoro): anche da quelle parti la situazione non è facile e tutti si lamentano. Sono a corto di idee, leggo tante ricette, a parte l'uscita dall'euro: c'è la vendita del patrimonio pubblico, le liberalizzazioni a destra e a sinistra... ma sono cose di cui si parla da tanto tempo ma non vedono mai la luce. Mi dia qualche motivo di speranza.
Franz Mercalli
Caro Mercalli, è vero che stiamo tutti male, e non solo in Italia. Le sua frase in proposito mi ricorda la famosa battuta di Woody Allen: «Dio è morto, Marx è morto, e anch'io non mi sento tanto bene». Ma, battute a parte, il problema è grosso e non da oggi: solo almeno tre lustri che il motore della nostra economia batte in testa. Diciamo sempre che i problemi sono strutturali. Ammettiamo e concediamo che si tratti di problemi strutturali: in ultima analisi, capitale umano insufficiente a causa del sistema educativo e della scarsa interazione scuola-impresa, sistema-Paese inefficiente a causa di atavici difetti della nostra pubblica amministrazione, familismo imprenditoriale – è familismo anche quello dei patti di sindacato – e miopia sindacale... Ma sappiamo che i problemi strutturali hanno bisogno di tempi lunghi per essere risolti, mentre in Italia, con il tasso di disoccupazione al 12,2%, abbiamo bisogno di soluzioni «qui e subito». La tentazione è quella di mettere in campo politiche economiche del tipo «o la va o la spacca»: un bell'articolo di Andrea Boitani e Rony Hamaui su la voce.info ((http://www.lavoce.info/quelle-politiche-necessarie-ma-impossibili-in-un-solo-paese/) va al cuore del problema. Problema che non è solo italiano, ma riguarda la sopravvivenza della moneta unica in un contesto di recessione europea che alimenta gli euroscetticismi. In teoria, dice, ci vorrebbe una forte svalutazione dell'euro, una politica monetaria molto più espansiva, una politica di bilancio che sia di stimolo anch'essa, e una forte monetizzazione del debito (come hanno fatto, una volta che si guardi al sodo) Stati Uniti, Giappone e Gran Bretagna.
Tutte cose, queste, che possono essere fatte solo a livello europeo. E così concludono: «Morale: o la soluzione la troviamo assieme ai nostri compagni di viaggio europei, riformando profondamente istituzioni comunitarie dimostratesi fallimentari, e contemporaneamente attuiamo, tutti assieme, politiche monetarie e fiscali molto espansive, oppure corriamo il rischio che siano i mercati o i popoli a separare le nostre strade».

Shopping24

Dai nostri archivi