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Questo articolo è stato pubblicato il 07 luglio 2013 alle ore 08:28.
L'ultima modifica è del 07 luglio 2013 alle ore 14:22.

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La Banca dei regolamenti internazionali è la Banca centrale delle Banche centrali e vi si trovano concentrati i pregiudizi della tribù: la Bri sostiene che bisogna alzare i tassi d'interesse, perché… la ragione cambia di continuo.
Per un certo periodo ha sostenuto che bisognava alzare i tassi per il rischio inflazione. Quando l'inflazione non si è materializzata, si è limitata a ritoccare la tesi: ora bisognava alzare i tassi per non creare bolle speculative e perché (argomentazione davvero incredibile) mantenendo bassi i tassi le Banche centrali allentavano la pressione sui Governi per il risanamento dei conti. Ma esattamente chi ha eletto queste persone per dirigere il mondo?

Nella Relazione annuale 2013 del 23 giugno la Bri però ha superato se stessa. Uno degli elementi che più sgomentano è il fatto che snocciola tutti gli argomenti già screditati a favore dell'austerity, senza riconoscere che sono stati diffusamente confutati. Nel primo capitolo si dichiara che «numerosi studi dimostrano che quando il debito pubblico supera l'80% circa del Pil comincia a diventare una zavorra per la crescita». Mi sa che qualcuno non è stato avvisato (o più probabilmente la Relazione era già in stampa quando è scoppiato il caso Reinhart-Rogoff). E questo è solo uno degli esempi. Ma la vera ragione per ritrarsi inorriditi non sta nei dettagli, ma nell'incoerenza distruttiva della visione generale. La Bri sposa in buona parte la visione di una crisi provocata dalle finanze pubbliche e dal debito eccessivo e attacca l'indebitamento pubblico e privato, chiedendo che tutti, governi e privati, riducano subito la leva finanziaria. Pronto? Nessuno vede il problema? Se tutti spendono di meno, chi comprerà le cose che sono vendute? Una depressione globale - di fatto è questo che invocano - non minerebbe alla radice gli sforzi per risparmiare, finendo per far aumentare il debito in rapporto al Pil? È la storia che raccontano i dati della stessa Bri: gli autori della Relazione lamentano che il rapporto debito/Pil nella maggior parte dei Paesi sia cresciuto, non diminuito. Omettono però di rimarcare che i maggiori incrementi del debito in alcuni casi sono avvenuti in Paesi che hanno applicato programmi di austerity. Non è un mistero: la Grecia ha operato tagli di bilancio pari a circa il 15 per cento del Pil, ma si è trovata a dover inseguire un Pil che continuava a calare. Per alcuni di noi, questa è la prova dell'inutilità dell'austerity; per la Bri, invece, è la prova che bisogna tagliare di più.

Qualcuno potrebbe dire che è necessario che i debitori, pubblici e privati, riducano la spesa, ma che possiamo evitare una depressione globale usando politiche monetarie espansive. Ma la Bri è contraria all'«easy money», perché dice che incoraggia l'irresponsabilità. Dunque invoca tagli severi della spesa pubblica e privata, incoraggiati da un irrigidimento delle politiche monetarie. Non so bene come pensano che possa funzionare la faccenda: forse l'idea è che tutti contemporaneamente passino ad avere una bilancia commerciale in attivo. Ma alla fin fine non è una questione di analisi, quanto di atteggiamento. La Bri è portabandiera di chi dice che dobbiamo pagare per i nostri peccati passati, con buona pace dell'aritmetica. E la cosa peggiore è che queste opinioni avranno un peso, perché la Bri conserva ancora, per qualche strano motivo, una cospicua credibilità.

(Traduzione di Fabio Galimberti)
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