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Questo articolo è stato pubblicato il 11 luglio 2013 alle ore 06:45.

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Trieste come Brindisi, Gas natural come British gas. A Trieste il fronte del no all'infrastruttura progettata dalla multinazionale spagnola Gas natural è praticamente al completo: amministrazioni locali, forza politiche e sindacali e migliaia di cittadini sono contrari al rigassificatore.
Dopo nove anni di continui tira e molla ancora non è stata scritta una parola chiara e definitiva sul futuro del rigassificatore. A Brindisi il gruppo inglese British gas ha atteso undici anni prima di gettare la spugna e rinunciare, in via definitiva, al progetto per il suo rigassificatore. Lecito pensare che anche a Trieste possa accadere la stessa cosa e che alla fine Gas natural rinunci all'investimento (500 milioni e tre anni di lavoro per la costruzioni).

Peccato che solo pochi giorni fa il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, abbia sottolineato con forza che per uscire dalla crisi bisogna attrarre più investimenti stranieri in Italia. Per il capo dello Stato l'afflusso di investimenti esteri è cruciale per dare uno stimolo alla ripresa produttiva e all'occupazione. Non solo per l'apporto di capitali freschi, ma per il contributo di persone e idee, di modelli produttivi e organizzativi, di nuove tecnologie e sistemi. Peccato che, sempre in tema di rigassificatori, mentre Trieste affossa il progetto di Gas natural la Croazia, nell'isola di Veglia, ne stia costruendo uno. Avanti di questo passo l'Italia si metterà in fuorigioco da sola, non per l'abilità degli avversari. E sarebbe il più triste degli autogol.

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