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Questo articolo è stato pubblicato il 15 agosto 2013 alle ore 15:22.

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Da anni la Banca delle Marche pubblicizzava su internet i conti correnti online con il rendimento più alto d'Italia. Come può una piccola banca regionale remunerare i depositi un punto percentuale in più di tutte le altre banche, grosse o piccole? Solo prendendo dei rischi pazzeschi.

E infatti, dal 2003 al 2011 la raccolta diretta è passata da 9 a 17 miliardi; ma anche i crediti a rischio sono aumentati enormemente, fino ad arrivare a quasi 5 miliardi nel 2012 prima della svalutazione, su un portafoglio di 17 miliardi. La perdita del 2012 è stata di 500 milioni. La nuova gestione sotto Rainer Maria Masera sta cercando di raddrizzare la situazione, e merita tutto l'appoggio possibile.
Oltre all'enorme deterioramento del bilancio, in questi anni sembra sia successo di tutto a BancaMarche, inclusi i soliti prestiti facili ad amici e conoscenti. Tutto è accaduto sotto il naso della Fondazione Cassa di Risparmio di Macerata, che chiaramente non è stata in grado di esercitare quel minimo di controllo che ci si aspetterebbe da un azionista di maggioranza. Eppure ne avrebbe avuto tutto l'interesse: contravvenendo (come tante altre fondazioni bancarie) a ogni elementare criterio di sana e prudente gestione, la Fondazione ha investito il 70% del suo patrimonio netto in azioni di BancaMarche. Sembra incredibile, ma è vero.

Eppure, nel gennaio 2012 la Banca d'Italia aveva emesso un rapporto che evidenziava gravi carenze nei controlli interni di BancaMarche. Dopo oltre un anno, svegliatasi finalmente dal proprio torpore, la Fondazione comunicava agli altri azionisti di BancaMarche di voler indire un'azione di responsabilità nei confronti del Cda di BancaMarche. Ma l'ignaro contribuente marchigiano, i cui soldi la Fondazione amministra impunemente grazie a una brutta vicenda degli anni Novanta che diede vita alle fondazioni bancarie, non avrebbe trovato menzione di alcun problema fino a pochi mesi fa. L'aumento di capitale venne sottoscritto nel marzo 2012, quindi dopo l'ispezione critica di Banca d'Italia. E nel bilancio 2011 della Fondazione, pubblicato e messo in rete dopo il marzo 2012, non vi è alcun accenno a eventuali criticità di BancaMarche.

La Fondazione ribatterà, come sempre, che ha aderito all'aumento di capitale per senso di responsabilità, per non lasciare sola in un momento difficile una banca così importante per il territorio, e altre simili storie lacrimevoli. Oppure ha aderito per non vedere diluita la propria partecipazione e il proprio potere di condizionamento di una fonte di clientelismo? Non lo sapremo mai. In entrambi i casi, l'effetto è lo stesso: ancora una volta il sistema delle fondazioni ha reso un pessimo servizio ai cittadini. Più che un'azione di responsabilità della Fondazione nei confronti di BancaMarche, sarebbe opportuna un'azione di responsabilità dei cittadini marchigiani nei confronti della Fondazione.

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