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Questo articolo è stato pubblicato il 28 luglio 2014 alle ore 08:05.
L'ultima modifica è del 28 luglio 2014 alle ore 08:23.

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Il treno del decreto sulla Pa è passato, ma la nuova sanatoria sui contratti integrativi degli enti locali non è arrivata. In tante città la Ragioneria ha contestato indennità "illegittime", e si prova a scongiurare che a restituire i soldi siano chiamati i dipendenti comunali.
Il problema esplosivo dei contratti decentrati comunali che non rispettano i vincoli di spesa e le regole di distribuzione, riforma Brunetta compresa, rimane quindi aperto, e i tempi per la sua soluzione si allungano.

Da Roma a Firenze, da Vicenza a Siena fino a Reggio Calabria, le ispezioni della Ragioneria hanno già contestato stipendi "illegittimi" per centinaia di milioni di euro, ma le situazioni con problemi analoghi sono moltissime: a Milano, per fare solo un esempio, il solo annuncio della Giunta di voler adeguare alle regole della riforma Brunetta il contratto della Polizia municipale ha acceso lo stato di agitazione dei diretti interessati.
Ovvio: la riforma Brunetta che prometteva "premi al merito" è arrivata insieme al congelamento di contratti e stipendi, e la sua attuazione è finita nel dimenticatoio. Nel frattempo, Roma ha riscritto le proprie regole eliminando una serie di vecchie indennità talvolta fantasiose e mettendo l'accento sulla produttività, ma il confronto con i sindacati non è facile.

Il cronoprogramma annunciato a giugno dal comitato temporaneo composto da Governo, amministratori locali e sindacati per sbrogliare la matassa aveva promesso nel giro di 15 giorni una nuova circolare e un atto di indirizzo all'Aran per un'interpretazione autentica delle regole contrattuali, ma le settimane sono passate e il problema si è rivelato più ostico del previsto: e sono in molti a sostenere che senza una nuova norma non è semplice mettere al sicuro i dirigenti dalle contestazioni di danno e i dipendenti dalle richieste di restituzione delle somme ricevute negli anni grazie a integrativi fuori regola.
Il comitato, in realtà, ha lavorato, e ha prodotto un documento che potrebbe rappresentare la base del nuovo intervento. Il primo obiettivo è quello di sminare il terreno dal problema più grave, quello dei possibili tagli di stipendio ai dipendenti.

L'accertamento delle illegittimità, si legge infatti nel documento, «non deve determinare in nessun caso recuperi a carico dei singoli dipendenti», e in cambio dovrà essere generalizzato il recupero attraverso risparmi sui fondi decentrati.
Il documento, poi, certifica i confini ristretti della prima "sanatoria" sulle responsabilità scritta all'articolo 4 del Dl 16/2014, che opera solo negli enti dove sono stati rispettati il Patto, i vincoli alla spesa di personale, e l'obbligo del taglio del fondo e del taglio della spesa per le assunzioni flessibili (senza però chiarire cosa succede se il mancato rispetto è avvenuto in un solo anno). Viene chiarito inoltre che l'esenzione opera per le illegittimità commesse fino a tutto il 2012, sempre che non sia arrivata prima la Corte dei conti.

Il documento definisce poi quali sono le norme sui fondi decentrati la cui violazione determina obbligo di recupero: si tratta del divieto di superare nel 2011-2014 il fondo del 2010 e dell'obbligo di tagliarlo quando diminuisce il personale (articolo 9, comma 2-bis, Dl 78/2010); il divieto di incremento del fondo negli enti in cui la spesa di personale supera il 50% della spesa corrente (articolo 76, comma 7, Dl 112/2008, abrogato dal 2014 dal Dl 90/2014); l'obbligo di riduzione della spesa del personale e le norme contrattuali (articolo 15 del contratto del 1° aprile 1999 per i dipendenti e l'articolo 26 del contratto del 23 dicembre 1999 per i dirigenti). I piani di recupero andranno accompagnati da due relazioni, illustrativa e finanziaria, da trasmettere entro il 31 maggio di ogni anno. Gli enti possono assumere decisioni unilaterali sui recuperi, in autotutela, informandone i sindacati.

Questi, in sintesi, sono i contenuti principali del documento, ma è da capire in che forma si tradurranno in indicazioni applicative per gli enti. Anche perché, soprattutto sul nodo recuperi, le istruzioni rispondono al giusto obiettivo di evitare tagli a buste paga già leggere e colpite da un blocco pluriennale, ma sembrano andare oltre la norma di riferimento. E anche la strada dell'interpretazione autentica all'Aran, che dovrebbe rappresentare la seconda tappa, appare tutta da costruire.

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