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Questo articolo è stato pubblicato il 29 luglio 2014 alle ore 06:38.
L'ultima modifica è del 29 luglio 2014 alle ore 08:33.

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È stata forte in questi mesi la tentazione di vedere nel relitto della Costa Concordia, incagliato sugli scogli all'Isola del Giglio, una metafora delle tante evitabili tragedie che regolarmente colpiscono il nostro Paese, per interesse, incompetenza e distrazione. Così come è forte in questi giorni la tentazione di vedere nella brillante operazione di rimozione di quel relitto una metafora di quanto il Paese sa fare quando vuole fare.

Accogliendo il relitto a Genova, Matteo Renzi ha saputo resistere a questa tentazione, usando la "parabola della Concordia" per accennare a qualcosa di più interessante. In primo luogo, sottolineando come l'interesse, l'incompetenza o la distrazione di pochi possano causare danni irreversibili a tanti. In secondo luogo, ricordando che la soluzione di un problema senza precedenti è stata trovata grazie ad un lavoro di squadra multinazionale. Al di là delle intenzioni, i due punti del discorso del presidente del Consiglio hanno un'applicazione più ampia in questi tempi travagliati.

Mentre la Concordia veniva rimorchiata verso Genova, altri relitti affollavano i nostri giornali e telegiornali. Sia l'aereo abbattuto in Ucraina che le rovine fumanti di Gaza sono sembrati ai più due nuovi e tragici esempi di catastrofi evitabili, in cui ancora una volta i pochi, per loro interesse, incompetenza o distrazione, finiscono per danneggiare i tanti. Altrettanto evitabili sono sembrate negli anni catastrofi di natura economica e finanziaria.

L'anno prossimo saranno passati settant'anni dalla nascita dell'Organizzazione delle nazioni unite, del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale. Si tratta di organizzazioni internazionali create dopo la tragedia, umanitaria ed economica, delle due guerre mondiali con lo scopo di evitare il ripetersi di catastrofi simili, mettendo in campo le risorse diplomatiche e finanziarie necessarie ad aiutare gli stati membri in difficoltà attraverso varie forme di collaborazione multinazionale.

Nel 1945 i paesi membri dell'Onu erano 51, adesso sono 193. Anche quelli del Fmi e della Bm erano 51, adesso sono 188. Su un totale di 206 paesi nel mondo (per 16 dei quali la sovranità è oggetto di discussione), si tratta di un livello di partecipazione pressoché unanime. Dietro l'unanime sostegno si nascondono però istituzioni che sono piuttosto invecchiate. Mentre il baricentro della politica e dell'economia mondiale si sposta sempre più verso i paesi emergenti, la percezione diffusa è che l'Onu ma ancor più il Fmi e la Bm continuino a ragionare troppo spesso secondo le categorie di settant'anni fa, quando gli Stati Uniti e i loro alleati occidentali ne avevano progettato la nascita.

Da qui la difficoltà dell'Onu nel capire e gestire le derive seguite alla primavera araba in Nordafrica e Medio Oriente o alla crisi ucraina. Da qui anche l'empasse del Fmi e della Bm di fronte alle richieste di maggiore spazio provenienti dalle economie emergenti. Basti pensare che nelle due istituzioni il voto di un grande paese emergente come la Cina ha un peso tuttora inferiore a quello dei paesi del Benelux.

Nel mese di luglio del 1944 a Bretton Woods veniva firmato l'accordo che avrebbe poi portato alla nascita del Fmi e della Bm. Nello stesso mese di quest'anno, dopo il mondiali di calcio, il Brasile ha ospitato il summit dei Brics, le quattro più grandi economie emergenti (Brasile, Russia, India, Cina) più un'importante economia africana (Sudafrica). Nel loro summit i Brics, che rappresentano quasi un quinto dell'economia mondiale, hanno convenuto di istituire la loro versione della Bm, con in dote 50 miliardi di dollari da investire in progetti a sostegno dei paesi in via di sviluppo, e la loro versione del Fmi, con in dote altri 100 miliardi di riserve valutarie.

La logica è semplice ma pericolosa per la collaborazione multinazionale. Gli Stati Uniti hanno potere di veto sulle decisioni più importanti del Fmi e senza il sostegno europeo o americano è quasi impossibile ottenere un prestito dalla Bm. Americani ed europei non avranno invece alcuna autorità per intervenire nelle operazioni della banca e del fondo monetario dei Brics. Un naturale contrappeso nel momento in cui il baricentro del potere economico e finanziario si sposta altrove. Ma anche un segnale di involuzione della collaborazione multinazionale e, con la moltiplicazione dei tavoli di discussione e la divisione dei convitati, un maggior rischio che i pochi possano continuare a danneggiare i tanti.

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