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Il sogno di Valentina e la scossa meritocratica che serve

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Il sogno di Valentina e la scossa meritocratica che serve

Valentina Petricciuolo, una laurea in economia e commercio e un master in innovazione e trasferimento tecnologico, ce la sta mettendo tutta per uscire dalla «condanna dorata» del suo posto fisso nella pubblica amministrazione. Non era questo il suo stato d'animo tredici anni fa quando vinse il concorso: era viceversa «davvero entusiasta» soprattutto «perché dopo dieci anni al servizio dell'amministrazione pubblica inglese e australiana, finalmente potevo essere di aiuto al sistema produttivo italiano operando dentro la sua macchina pubblica». A spingerla a scrivermi, ancora una volta, è stata la storia di Lorenza Cappanera dimessasi da archivista della prefettura di Ferrara vent'anni fa per mettersi in proprio e di cui questa rubrica si è occupata due settimane fa, un atto impietoso d'accusa su un mondo del lavoro che già allora divorava ogni sussulto meritocratico e seppelliva tutto sotto una coltre di complicità parassitarie aggravatesi nel corso degli anni. Valentina mi scrive testualmente: «Mi illudevo di potere essere utile e questa illusione è durata parecchio. O, almeno, era quello che volevo credere perché per me quello era il lavoro che sognavo e desideravo. Anche se devo dire, già dopo qualche mese, avevo percepito l'abissale differenza tra noi e loro. Tra l'approccio anglosassone alle cose e il nostro superficialismo, misto ad arroganza. Nessuno mai al mio ingresso nel mondo della pubblica amministrazione italiana, mi ha chiesto della mia esperienza pregressa con i "concorrenti" e di come questa avrebbe potuto essere utilmente messa a frutto. I parametri di valutazione erano e sono altri».

Ha girato un po' il mondo Valentina («in questo sono stata fortunata») ma poi è tornata alla base e, come molti, è entrata automaticamente in una spirale da posto pubblico a vita senza soddisfazioni personali ma con la sua dose rassicurante di certezze. Poi la scelta di rompere, per ora ancora a metà mantenendo un part time che le concede qualche mese in più per prendere una decisione finale, e la esprime con queste parole: «Direttore, mi sono fatta autorizzare e mi sono inventata un altro lavoro, mi sono interessata alla ricerca scientifica e, soprattutto, mi sono impegnata a studiare come potessi io con il mio bagaglio di competenze e di lavoro entrare in quel mondo e fornire un aiuto professionale ai moltissimi scienziati e ricercatori che non hanno idea di come valorizzare e promuovere i risultati dei loro sforzi. Insomma, ho trovato una nuova vocazione, un "senso" come dice giustamente Lorenza da dare al mio lavoro e alla mia vita. Ho conosciuto meglio me stessa, che cosa voglio davvero fare. Certo non perdere il mio tempo nell'organizzazione di inutili giostre promozionali». Oggi Valentina ha ricevuto un incarico dall'European Research Council per selezionare e valorizzare i progetti ad alta tecnologia che vengono presentati per competere all'assegnazione dei fondi disponibili per i ricercatori e gli scienziati che già hanno ottenuto un grant di ricerca. Praticamente, siamo all'assurdo che Valentina tiene il part time nella pubblica amministrazione dove fa il suo con la "diligenza" che questa pubblica amministrazione richiede e, autorizzata dalla stessa, a casa sua, tra Roma e Napoli, diventa un valutatore del futuro della scienza e della ricerca europee applicate.

Tira un lungo sospiro e mi dice senza dissimulare il trasporto: «Direttore, ho trovato la mia strada, devo valutare se la ricerca di base compiuta nel campo della fisica delle particelle o delle nanotecnologie, in quella apparecchiatura biomedicale o in quella determinata molecola, può essere valorizzata commercialmente. È un lavoro entusiasmante, sono in contatto con le migliori menti europee e italiane, e ho un sogno: vedere valorizzato il lavoro dei ricercatori dell'Università di Padova, del Cnr, dell'Istituto italiano di tecnologie di Genova, dei Politecnici di Milano e Torino. Sono tutti molto più bravi di quello che appare e, mi creda, vorrei anche...». Basta così Valentina, anch'io ho un sogno: vorrei che questo entusiasmo si esprimesse nella macchina dello Stato italiano, che si riuscisse lì non altrove a far entrare uno straccio di criterio meritocratico, e sempre lì si reclutassero i migliori per riuscire a spendere bene i fondi comunitari e valorizzare i nostri cervelli prima di perderli.

Se questo sogno non diventa realtà, il Paese non può nemmeno cominciare a giocare la partita del futuro. Non basta cambiare i presidenti se restano i mandarini di sempre che sanno solo bloccare qualunque cosa e si rinuncia a valorizzare le risorse importanti (ci sono a tutti i livelli, anche quelli apicali) che ancora sopravvivono con il loro bagaglio di capacità e di esperienza. Un Paese serio non può tollerare a lungo una situazione simile.

roberto.napoletano@ilsole24ore.com

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