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Questo articolo è stato pubblicato il 02 ottobre 2014 alle ore 06:38.

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Più concorrenza nei treni per il bene dei cittadini



Leggo: «Le ferrovie verso la Borsa, avviato il negoziato per cedere 14mila chilometri di linee; operazione da un miliardo, le banche al lavoro». Considerando che si tratta di una società per azioni al 100% pubblica
e che svolge un servizio pubblico essenziale, la prima cosa che mi viene in mente è che se non fosse già in mano allo Stato ma a privati, si potrebbe invocare il potere di esproprio e il trasferimento «ad enti pubblici o a comunità di lavoratori ed utenti», come recita in modo significativo l'art. 43 della Costituzione. Il che significa che nei settori in cui l'attività economica deve essere principalmente orientata ad assicurare il benessere dei cittadini e a superare diseguaglianze (si direbbe oggi: ad assicurare la coesione sociale e territoriale) le esigenze economiche ed aziendali devono per forza recedere. Quindi ogni proposta o progetto nel settore delle ferrovie, prototipo del servizio pubblico essenziale anche quando i treni corrono ad alta velocità, deve rispondere alla domanda: quali i vantaggi per i cittadini-utenti? Per ora i paladini della quotazione paiono essere le banche e i consulenti finanziari, in sostanza coloro che mirano a restringere il più possibile il concetto stesso di servizio pubblico, perché in fondo non c'è nulla che faccia guadagnare di più che un bel monopolio privato, libero da lacci e lacciuoli, soprattutto quando tutti gli asset sono stati già ampiamente pagati dai contribuenti. Pensiamo al primo gioiello che verrebbe sacrificato al mercato: le linee elettriche che corrono sopra tutti i binari e che sono parte integrante dell'infrastruttura ferroviaria. Sono state pagate dallo Stato e quindi finanziate dai cittadini. Ora sono ammortizzate e nessun costo, salvo quelli relativi alla manutenzione, si riflette sulle tariffe. Venissero cedute, per il loro utilizzo il nuovo proprietario pretenderà un canone (sempre che sia legittimo in presenza del vincolo legale di destinazione) e questo costo farà lievitare il costo dei biglietti. In pratica pagheremo una seconda volta per usare quello che è già nostro!
Umberto Fantigrossi
Piacenza
Al Sole l'ad di Fs Michele Elia ha detto di essere contrario alla separazione proprietaria tra Rete e impresa ferroviaria. Quanto allo sbarco in Borsa, aggiungo, siamo alle pagine introduttive, e la partita non è ancora "calda". Vedremo. Di certo Fs presenta 8 miliardi di ricavi, un margine operativo lordo di 2 miliardi ed è in utile da diversi anni. Altrettanto un fatto che da 10 anni riceve un contributo pubblico di 5,3 miliardi l'anno e che Trenitalia ha un debito di 6 miliardi. In sintesi, lei mi sembra invocare meno mercato e più Stato. Credo non sia la strada giusta e ritengo che mercato e concorrenza debbano invece crescere, nell'interesse dei cittadini-contribuenti. Cosa che vale anche per Fs.
@guidogentili1

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