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Questo articolo è stato pubblicato il 30 dicembre 2014 alle ore 07:30.
L'ultima modifica è del 30 dicembre 2014 alle ore 07:37.

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La crisi politica in Grecia spariglia le carte in mano al presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, in vista della riunione del 22 gennaio.
In quella sede il consiglio dovrà decidere se adottare nuovi stimoli monetari, fra cui l'acquisto di titoli del debito pubblico dei Paesi membri dell'Eurozona.

A questo punto, il consiglio della Bce si riunirà appena tre giorni prima delle elezioni politiche in Grecia, nelle quali il favorito dei sondaggi è finora Syriza, il partito guidato da Alexis Tsipras, favorevole allo stop alle politiche di austerità e alla ristrutturazione del debito. Gli eventi greci sono destinati a inasprire ulteriormente le polemiche in Germania contro la possibile adozione del quantitative easing (Qe), che prevede l'acquisto di debito pubblico, da parte della Bce, in quanto ampliano i rischi di un default o comunque di costi pesanti per i creditori. Ma potrebbero alla fine non far deragliare la decisione, cui è favorevole la maggioranza del consiglio, se prevarrà l'opinione che l'istituto di Francoforte deve comunque affrontare il problema di tutta l'Eurozona, quello di un'inflazione troppo bassa, e che i problemi di Atene possono essere circoscritti alla Grecia. La ricerca, già non facile, di un consenso in consiglio da parte di Draghi si complica. Non è neppure da escludersi che la Bce possa optare per un annuncio sul Qe a gennaio con il rinvio della definizione di alcuni dettagli per la riunione dei primi di marzo.

Da Berlino, intanto, il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, ha subito messo in chiaro che Atene non ha alternativa alle riforme già concordate e che l'Europa è pronta a sostenere la Grecia solo se continuerà su questa strada. Molto più cautamente la Bce ha osservato che «non interferirà, né commenterà il processo democratico in Grecia». Da notare che Draghi ha già incontrato due volte a Francoforte Tsipras, anche in tempi in cui veniva considerato un pariah dalla comunità internazionale, e ha quanto meno creato un canale di dialogo, che potrà essere utile nel prossimo futuro, con il leader di Syriza. Questi, sostiene Christoph Weil, di Commerzbank, se vincerà le elezioni, dovrà comunque formare una coalizione con altri partiti e neanche il nuovo Governo potrà andare avanti senza l'appoggio della comunità internazionale.
L'attesa del Qe ha limitato ieri l'estensione dei danni di mercato agli altri Paesi della periferia dell'Eurozona. La sensazione è per ora che il contagio possa essere contenuto. Diversi elementi contribuiscono però a complicare l'equazione. Anzi tutto, le modalità del Qe potrebbero richiedere modifiche per far fronte al caso greco. A fine febbraio scade infatti il programma di Atene con la troika dei creditori internazionali, composta dalla Commissione europea, dal Fondo monetario e dalla stessa Bce. Quest'ultima, secondo un'analisi di Barclays Capital, difficilmente potrebbe procedere ad acquisti di titoli greci senza un programma economico sottoscritto dal nuovo Governo. Senza di esso, inoltre, i titoli greci non potrebbero essere più offerti in garanzia alla Bce per operazioni di rifinanziamento da parte delle banche greche. Esse potrebbero resistere utilizzando la linea di emergenza (Ela) della Banca centrale greca, ma probabilmente solo per un periodo limitato.

Gli sviluppi della situazione in Grecia hanno in ogni caso riportato in primo piano il rischio politico per l'Eurozona. Più volte, in passato, Draghi ha sostenuto che i mercati hanno ripetutamente sottovalutato la volontà politica dei governi europei di mantenere l'euro intatto. Questa volontà è ora messa a dura prova. Nel frattempo, sembra essersi infatti accentuato l'affaticamento nei confronti delle politiche di austerità nei Paesi più deboli e nei confronti dei salvataggi nei Paesi creditori, soprattutto la Germania. Qualcuno si chiede se la Grecia non possa essere per l'Eurozona un incidente di percorso che rischia di creare un effetto di contagio, se non finanziario, politico, anzitutto in Spagna (dove le elezioni si terranno nel 2015 e dove sta prendendo piede Podemos, movimento affine a Syriza) e in Portogallo (che va al voto nella prima metà dell'anno). Senza contare l'Italia, con l'incognita del voto sul presidente della Repubblica e i tempi delle prossime politiche, oltre al crescente sentimento anti-euro alimentato da partiti come Lega, M5S e Forza Italia. Gli eventi in Grecia, afferma in una nota Lena Komileva, di G+ Economics, collocano su un terreno molto più instabile le speranze degli investitori che la Bce sia in grado di intervenire e fornire una “assicurazione” contro il rischio politico in Europa lanciando gli acquisti di debito pubblico già in gennaio.

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