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Questo articolo è stato pubblicato il 09 gennaio 2015 alle ore 06:54.
L'ultima modifica è del 09 gennaio 2015 alle ore 08:05.

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La ricerca in scienze sociali e scienze cognitive ha studiato, seppur in maniera frammentaria, le componenti motivazionali dei “combattenti stranieri”.
Ovvero dei giovani occidentali che hanno ingrossato i ranghi della jihad siriana (una stima parla di quindicimila individui dal 2011 a oggi).
Il lavoro del gruppo di Scott Atran, svolto in parte sotto l’egida del Centro per la soluzione dei conflitti intrattabili dell’Università di Oxford, ha prodotto diversi studi e alcuni rapporti pubblici che meriterebbero l’attenzione della stampa e delle autorità. La loro ricerca – basata su interviste online, studi sul campo, e analisi storiche – mostra che i volontari dell’Isis sono tipicamente giovani adulti “alla ricerca di se stessi”, immigranti, studenti, spesso alla fine di una relazione sentimentale, e in cerca di nuovi amici. «La maggior parte non ha un’educazione religiosa tradizionale e si è convertita a una vocazione religiosa in seguito all’attrattiva di una jihad militante». Il canale di contatto è costituito per il 70-75% da amici e per il 15-20% dalla famiglia (le stesse percentuali che erano state rilevate per Al Qaeda una decade fa). Uno dei dati più inquietanti è il sostegno dell’opinione pubblica francese per Isis (http://www.icmunlimited.com/data/media/pdf/New-EU-Comb.pdf) messo in evidenza nel luglio 2014; un quarto dei giovani tra i 18 e i 24 anni, e il 16% degli interrogati, a fronte di una popolazione mussulmana intorno al 7%.

Ci sarebbero delle ondate di volontari, i primi attratti dagli aspetti umanitari – soccorso al genocidio dei sunniti ad opera del governo di Assad – gli ultimi, provenienti soprattutto dallEuropa e dal Nordafrica, più legati alla narrazione del “Califfato”. A un’iniziale componente motivazionale “avventurosa” si è sommata l’esperienza del combattimento che avrebbe cementato i legami tra i combattenti, sotto l’egida messianica di Al-Baghdadi. Le conclusioni del rapporto sono importanti: «Nel nostro mondo preferito, un mondo di democrazia, di tolleranza, di diversità e di giustizia distributiva, la violenza, e in particolare le forme estreme di omicidio di massa, sono in genere considerate come espressioni patologiche e malvagie di una natura umana fuori controllo, e i danni collaterali sono trattati come una conseguenza non intenzionale di intenzioni buone. Ma nel corso della maggior parte della storia e delle culture umane la violenza contro gli altri gruppi viene dichiarata universalmente da chi la compie come una questione sublime di virtù morale. Se la violenza non venisse dichiarata una virtù, sarebbe difficile mettere in atto l’assassinio di persone che non hanno fatto male a nessuno». L’attrattiva della favola di una violenza giusta e necessaria contro degli innocenti in nome di un valore supremo obbliga a riconsiderare i modelli del comportamento umano: la strumentalità razionale, la ponderazione dei costi benefici non interessa ai combattenti; sono “Attori Devoti” che mostrano una doppia dedizione, ai loro compagni di lotta certo (un tema, questo che Atran ha sviluppato nella sua ricerca sui terroristi suicidi), ma in primis alla causa “sacra”. Questo significa due cose: gli incentivi – positivi o negativi – non sembrano servire; i combattenti sono disposti a sopportare ristrettezze e danni immensi, e la storia mostra come la motivazione ideale abbia permesso a piccoli minoritari di resistere a eserciti molto più grandi. In secondo luogo, le azioni che gli Attori Devoti compiono non sono prevedibili in termini di semplici costi e benefici; in particolare, tenderanno ad essere spesso fuori scala, esagerate, perché commisurate a ideali estremi.

“The Devoted actor, Sacred values, and Willingness to fight: preliminary studties with Isil volunteers and kurdish frontline fighters”,”Recent and ongoing research in conjuntion with the U.S. Dept. of Defense Minerva Initiative presented to the Strategic multilayer Assessment of Isil in support to Soccnet, nov. 2014, by Scott Atran with Lvdia Wilson, Richard Davis, Hammad Sheikh
http://sitemaker.umich.edu/satran/governement_testimony_and_reports

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