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Lirica, risanamento senza acuti

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beni culturali

Lirica, risanamento senza acuti

Per la lirica è arrivato il momento di dimostrare che i bilanci disastrati del passato saranno solo un brutto ricordo e che nel futuro i conti torneranno in ordine. È partito il risanamento delle fondazioni del belcanto, in particolare di quelle otto che hanno chiesto di accedere agli aiuti messi a disposizione dal Governo - 25 (ma in realtà 23) milioni di euro di anticipazioni e 125 milioni di fondo di rotazione (erano 75, ma il decreto legge Franceschini 83/2014 ne ha aggiunti altri 50) - per sanare le pesanti situazioni debitorie venutesi a creare nel corso degli anni. Ai cinque teatri - Napoli, Bari, Palermo, Trieste e Firenze - che dovevano per forza, in quanto commissariati, sottostare ai vincoli imposti dalla legge Bray (la legge 122 del 2013), se ne sono aggiunti altri tre (Genova, Roma e Bologna), indotti dai bilanci dissestati a servirsi dei contributi statali. Per tutti e otto il presupposto per accedere al fondo di rotazione era la presentazione di un piano di risanamento.

L’operazione di sistemazione dei conti e rinascita è partita a ottobre 2013 e ora è entrata nel vivo. Cinque fondazioni (Trieste, Napoli, Roma, Firenze e Bologna) hanno ricevuto il via libera - dopo una trafila passata attraverso il commissario straordinario alla lirica, Pier Francesco Pinelli, il ministero dei Beni culturali, quello dell’Economia e la Corte dei conti - ai loro piani di risanamento. Nel frattempo quei teatri avevano chiesto e ottenuto parte dei 23 milioni stanziati come anticipazioni per far fronte agli impegni più urgenti. Ora stanno ricevendo i soldi del fondo di rotazione. Per gli altri tre enti (Genova, Bari e Palermo) si sta ultimando l’iter di approvazione dei piani.

I tempi dell’intera operazione si sono parecchio dilatati rispetto a quelli imposti dalla legge Bray, che chiedeva di mettere sotto osservazione le fondazioni più indebitate già entro febbraio dello scorso anno.

Non si tratta, tuttavia, dell’unica anomalia. I piani di risanamento già approvati sono avvolti da uno stretto riserbo da parte delle fondazioni, nonostante siano il presupposto per accedere a fondi statali. Solo il Comunale di Bologna ha deciso di rendere pubblico il proprio piano.

La sordina messa dai teatri alle ristrutturazioni lascia perplesso Silvano Conti, coordinatore nazionale cultura della Cgil: «Anche noi vogliamo vederci chiaro. Abbiamo chiesto più volte di essere convocati dai Beni culturali per affrontare questa delicata fase. C’è, infatti, da decidere sui 53 esuberi dichiarati dal Maggio fiorentino, l’unico teatro ad avere eccedenze di personale. Gli altri erano già stati stressati dai precedenti tagli. I lavoratori in più dovranno essere ricollocati in Ales (la società in house dei Beni culturali, ndr) attraverso procedure di mobilità. Un passaggio che va discusso e governato».

Tra i vincoli imposti dalle leggi Bray e Franceschini per accedere agli aiuti c’è, infatti, anche la riduzione fino al 50% del personale tecnico e amministrativo e la razionalizzazione di quello artistico. Oltre a tutta un’altra serie di paletti (cessazione dei contratti integrativi, divieto di nuovi indebitamenti, individuazione di soluzioni per ritornare in attivo) che devono permettere alle otto fondazioni di risollevarsi entro il 2016. Pena la liquidazione.

Di pari passo con il risanamento, si è aperta la partita della riorganizzazione della governance delle fondazioni, operazione che interessa tutti e quattordici i teatri lirici . Entro il 31 dicembre dovevano essere approvati i nuovi statuti, che sono entrati in vigore il 1° gennaio. Seppure con qualche coda, tutti gli enti si sono ora adeguati e stanno procedendo al rinnovo degli organi di amministrazione.

Passaggio anche questo indispensabile sulla via del risanamento. L’obiettivo per tutti gli enti è di arrivare ad avere i conti a posto o riuscire a migliorarli dove le gestioni già sono virtuose. E ciò non solo per non perdere le risorse del fondo statale, ma anche per poter aspirare a una quota del Fondo unico per lo spettacolo, che per il 2015 resta di 406,2 milioni, di cui quasi 182 destinati agli enti lirici. Una parte del Fus è, infatti, legata al reperimento di nuove risorse e alla qualità artistica dei programmi.

Un incentivo in più perché la lirica non torni a “steccare”.