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Qualità, non quantità

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l’analisi

Qualità, non quantità

L’esonero contributivo della legge di stabilità sulle assunzioni a tempo indeterminato sta producendo effetti “qualitativi”, ma non ancora “quantitativi” nel mercato del lavoro. È in atto un riequilibrio tra le diverse tipologie.

C'è un maggior ricorso ai contratti stabili, che però è il frutto della trasformazione di collaborazioni o di contratti a tempo determinato, ma non è legato alla creazione di nuovi posti di lavoro. Lo stato di difficoltà del mercato del lavoro è evidenziato dai dati diffusi mensilmente dai diversi istituti di ricerca e dagli organismi internazionali. Eurostat ieri metteva in luce che nella Ue a 28 si registra un calo piuttosto generalizzato della disoccupazione, aumentata solo in cinque Paesi che vanno in controtendenza; tra questi figura l'Italia. Abbiamo un tasso di disoccupazione giovanile del 44,2%, più che doppio rispetto al 20,7% della media dei 28 paesi della Ue. Peggio dell'Italia fanno solo la Grecia e la Spagna, anche la Croazia ci ha superato. I risultati del piano europeo Garanzia giovani in Italia faticano a vedersi, nonostante sul piatto vi siano ben 1,5 miliardi destinati all'offerta formativa e occupazionale per i giovani. La disoccupazione resta sui livelli record, e anche se non ci vorranno 20 anni per tornare sui livelli precrisi - come invece sostiene il Fmi -, senza un'azione del governo di rilancio degli investimenti, che sia in grado di far ripartire la domanda interna di beni, difficilmente le assunzioni torneranno a crescere.

Scontiamo un deficit di competitività, ed abbiamo un livello di produttività del lavoro fermo da troppi anni: questi temi devono essere in cima dell'agenda del premier Renzi che ieri ha ricordato come, pur in presenza di segnali di ripresa economica, il mercato del lavoro è l'ultimo a ripartire. Prima di vedere effetti sui nuovi posti di lavoro, infatti, vanno riassorbiti i lavoratori in cassa integrazione. E il calo del ricorso alla cassa integrazione è un segnale interessante da questo punto di vista. Così come la diminuzione degli inattivi che si affacciano sul mercato del lavoro, certificata dall'Istat, che non trovando alcun posto disponibile, finiscono tra i disoccupati.

A questa marea di disoccupati, devono indirizzarsi le politiche attive del lavoro, per aiutarli - attraverso l'integrazione tra centri pubblici e agenzie private - nell'orientamento, nella formazione e nella ricollocazione.

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