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Al Sud serve un serio piano infrastrutture

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Al Sud serve un serio piano infrastrutture

È bene che nel governo si siano levate più voci, da quella di Renzi a quella dei ministri Padoan e Delrio, a ricordare che la crescita italiana può accelerare se torna a crescere il Sud. E che questo rilancio ha bisogno di una politica di sostegno. Aspettiamo misure concrete. La prima cosa da fare, però, è sanare i vizi di sempre: spendere i fondi Ue e dare vita a un solido piano di infrastrutture.

Ci sta lavorando, seriamente, Graziano Delrio, convinto che le nuove infrastrutture “intelligenti” - dalla banda larga ai collegamenti logistici all’ultimo miglio ferroviario nei porti - non siano un bene in sé ma debbano favorire il miglioramento dei servizi ai cittadini e la rinascita industriale di un territorio che ha molte eccellenze industriali. C’è molto terreno da recuperare in fatto di programmazione (e poi anche di progettazione e di realizzazione dei lavori) ed è giusto il modo di procedere del ministro per “piani strategici”. Resta il fatto che una delibera del Cipe prevista per aprile con la programmazione del Fondo sviluppo coesione, che vale oggi 42 miliardi di risorse residue disponibili fino al 2020, ancora non c’è stata, mentre sono stati approvati alcuni piani stralcio. Un’accelerazione importante dovrebbe avvenire entro la fine dell’anno quando Delrio pensa di completare la programmazione infrastrutturale, comprese strade, ferrovie, porti e aeroporti. Per questo piano servono risorse certe, cronoprogrammi di spesa con la eventuale revoca delle risorse non spese e il commissariamento quando le amministrazioni non lo rispettano, meno frammentazione progettuale, un impegno di regioni ed enti locali a una maggiore cooperazione istituzionale. Al di là dell’attività dei singoli ministri, però, serve un’azione collegiale del governo per dare il senso della priorità politica.

Un’altra partita importante l’ha annunciata ieri il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, dicendo che sono allo studio incentivi fiscali per il Mezzogiorno. Anche questo è un annuncio importante ma Padoan ha fatto bene a ricordare che quella è una partita delicata con Bruxelles, sempre propensa a cercare “aiuti di Stato” in queste misure. Va anche detto che negli ultimi anni abbiamo assistito al lancio di vari strumenti agevolativi, soprattutto nel campo dell’incentivo «selettivo» alla nuova occupazione, ritagliati apposta per il Mezzogiorno, che però hanno sostanzialmente fallito la loro missione (si veda l’articolo di Claudio Tucci sul Sole 24 Ore del 19 agosto). Anche qui serve un coordinamento complessivo dell’azione di governo per evitare spezzoni di politiche che magari agiscono per sottrazione rispetto a incentivi generali già esistenti e debbano fare i conti con le difficoltà delle casse statali.

Nel frattempo stiamo facendo un largo uso di riprogrammazioni informali e di quelli che un tempo si sarebbero chiamati «progetti sponda» per arrivare a spendere entro il 31 dicembre tutti i 13 miliardi che ci restavano da spendere quest’anno nella programmazione dei fondi Ue 2007-2013. Una figura che non può più permettersi un Paese che poi invoca accelerazioni europee su «piano Juncker» e «clausola di flessibilità» magari proprio ai cofinanziamenti italiani ai fondi strutturali europei.

Per evitare false partenze - annunci di «piani Sud» che poi non arrivano - mettiamo sul tavolo tutte le carte, sapendo quanto sia alta la posta in palio per tutti e partendo dalle sfide concrete che abbiamo davanti da anni e non siamo mai riusciti a vincere.

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