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Pajno: «Serve un cambio di passo»

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giustizia amministrativa

Pajno: «Serve un cambio di passo»

«Viviamo in tempi di cambiamento». Dopo i saluti di rito, Alessandro Pajno, neopresidente del Consiglio di Stato, ha esordito così nella cerimonia di apertura dell’anno giudiziario della giustizia amministrativa, che ha rappresentato anche il momento del suo insediamento. Parole pronunciate alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e di un affollato parterre di ministri e alte cariche dello Stato.

Un cambiamento fatto di «grandi processi migratori» e dei conseguenti «obblighi di solidarietà» ed «esigenze di sicurezza», di una «globalizzazione dei diritti e delle tutele». Cambiamento rispetto al quale Consiglio di Stato e Tar non possono stare a guardare, intrappolati dalla loro «tendenziale autoreferenzialità» che in questi anni li ha portati a preoccuparsi più delle proprie questioni interne che di ciò che sta oltre la loro porta. «Una giustizia – ha sottolineato Pajno – che rischia di perdere il proprio riferimento alla società e alle sue dinamiche e da questa non viene pertanto compresa e considerata».

Occorre, dunque, un cambio di passo, un rilancio che dia ai Tar e al Consiglio di Stato la capacità di partecipare al profondo cambiamento sociale, di sedersi al tavolo del dialogo istituzionale. Secondo Pajno «non ci può essere un ruolo della giustizia amministrativa senza un progetto per le istituzioni e per i cittadini».

Ci sono problemi di fondo da affrontare, come la «turbolenza e la fibrillazione normativa», che producono «un’abnorme inflazione» di regole. O come «la permanente mancanza di efficienza e funzionalità, e anche di autorevolezza, di una parte significativa della pubblica amministrazione», incapace di assumersi le proprie responsabilità. «E la maladministration spesso genera la corruzione», ha ammonito il presidente del Consiglio di Stato.

In tutto questo «la certezza del diritto rimane un miraggio», perché «la politica chiede all’amministrazione di assicurare l’attuazione del programma di Governo, ma quest’ultima rimane spesso imbrigliata nella routine o nel contrasto tra vari interessi pubblici». Impasse da cui si tenta vanamente di uscire con il varo di altre norme, aumentando così il numero di regole e con esse l’incertezza normativa, circolo vizioso che, in ultima istanza, si chiede al giudice amministrativo di risolvere.

A questi problemi si sta cercando di porre rimedio. La riforma costituzionale e quella della pubblica amministrazione «costituiscono un segnale di consapevolezza», così come – ha aggiunto Pajno – la delega al Governo per la semplificazione del codice degli appalti.

Ed è in questo quadro che Consiglio di Stato e Tar devono impegnarsi in un’azione di rilancio, che passa per un ripensamento delle funzioni giurisdizionali (processi più rapidi, maggiore capacità di cogliere le ricadute delle sentenze sull’economia, respiro europeo del giudice amministrativo), di quelle consultive (prevenzione del contenzioso anche attraverso i quesiti rivolti dalle pubbliche amministrazioni ai giudici) e dell’organizzazione (più efficienza e fruibilità del servizio giustizia).

Una grossa mano arriverà dal processo telematico, al debutto il 1° luglio e per il quale è prossima la sperimentazione.

Una parte del lavoro, tuttavia, è già in corso. Nelle materie economicamente sensibili, come gli appalti o gli atti delle Autorità indipendenti, il contenzioso viaggia spedito: giudizi cautelari resi in meno di 45 giorni e processi chiusi al Consiglio di Stato in meno di un anno. Inoltre, è sempre più rilevante il ricorso a sentenze in forma semplificata e, per di più, quanto stabilito in primo grado nel 90% dei casi viene confermato in appello.

È vero che si tratta di materie a cui il codice del processo amministrativo ha accordato riti speciali, con corsie accelerate, ma è altrettanto vero che in tali settori i tempi delle cause rispettano gli standard europei e «risultano conformi – ha commentato Pajno – ai principi costituzionali e internazionali di ragionevole durata del processo».

Parole condivise dall’Unione nazionale amministrativisti. «Apprezziamo – ha affermato il presidente Umberto Fantigrossi – la presa di distanza dalla tradizionale autoreferenzialità della giustizia amministrativa e la dichiarata volontà di aprire una stagione di cambiamento coinvolgendo tutti gli attori del sistema».