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Il network nazionale delle start up

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sinergie con università, fondi e istituzioni

Il network nazionale delle start up

Una mano tesa verso le start up per aiutarle a crescere in sinergia con la grande impresa. Anzi, è da quest’ultima che prende le mosse la Fondazione Ricerca & Imprenditorialità che tra i suoi principali sostenitori annovera oggi Leonardo Finmeccanica, Tim e Intesa San Paolo. La Fondazione ha dato il via a un progetto che punta a creare un network nazionale, “Italian Innovation hub”, che crei collegamenti tra grande industria, giovane impresa innovativa, università e centri di ricerca, fondi di private equity e istituzioni.

E per partire ha già avviato un progetto pilota a Genova. Qui due bandi, chiusi a febbraio, hanno permesso di raccogliere le adesioni di circa 60 start up innovative interessate a dialogare con la Fondazione R&I e con le grandi imprese che hanno aderito, tra cui anche Ansaldo Energia, Ericsson, Fincantieri, Dappolonia e Siemens. Su una serie di temi tra cui materiali per aerospazio e per difesa, automazione industriale di processo, security, ict, stampanti tridimensionali, energie rinnovabili. Un terzo avviso pubblico ha poi visto aderire all’iniziativa 40 advisor disposti a partecipare, molti dei quali animati dallo spirito del giving back. Alla fine della valutazione (ora in corso) ci saranno 5 start up che verranno premiate, ma tutte le altre potranno collaborare nell’ambito del network che ha fatto del trasferimento e della contaminazione tecnologica la propria missione. In ballo c’è un budget di 80mila euro, ma le parti contano molto di più sulle collaborazioni e le forme di assistenza a tutto campo (brevetti, tutoraggio, promozione) da sviluppare.

Dopo Genova parte una seconda tappa a Napoli: a ciò si deve la presentazione del progetto da parte della Fondazione, avvenuta ieri, con il convegno «Le start up innovative: una risorsa per il Paese», che si è tenuto nel centro congressi dell’Universita Federico II, l’ateneo con cui è già in atto un’intensa collaborazione. «La ricerca deve riuscire a captare prima i bisogni ma anche i sogni, altrimenti resterà un passo indietro – ha detto Mauro Moretti, ad di Leonardo-Finmeccanica e presidente della Fondazione R&I –. Ci ritireremo da molte iniziative universitarie e ci concentreremo su poche che abbiano basi serie e progetti in trasparenza. Saremo noi a decidere. Diciamo “No” a una logica di sbriciolamento di risorse che non dà vera sostanza alle imprese».

Il progetto di R&I parte da una premessa chiara: «L’Italia è in ritardo rispetto ad altri Paesi nello sviluppo di start up e spesso queste restano troppo legate all’università o all’incubatore di origine. Oggi, invece, c’è bisogno di un’accelerazione – ha spiegato Riccardo Varaldo, presidente del Consiglio di gestione della Fondazione ed economista della Scuola Sant’Anna di Pisa –. Le start up per crescere devono dare risposte alle esigenze della grande impresa. Quest’ultima può offrire assistenza, organizzazione e mercato in cambio di quella creatività e capacità innovativa che le manca. Ma è necessario che le imprese innovative siano aiutate a superare isolamento e localismi». A Napoli, come a Genova, la Fondazione R&I stringe alleanze con gli stakeholder del territorio e presto pubblicherà i bandi. Si parte da Genova e Napoli poichè sono le città che hanno sofferto maggiormente della crisi ma sono dotate di un sistema industriale importante. Napoli e la Campania del resto vivono una fase di aspettative, in attesa degli investimenti di Apple che ad ottobre dovrebbe tagliare il nastro nel campus universitario di San Giovanni, di Cisco e con gli investimenti significativi di GE Avio. «La Regione Campania – ha detto l’assessore regionale alle Start up, Valeria Fascione – ha previsto sgravi fiscali e il finanziamento di 2 milioni per 30 borse di ricerca in ambiti tecnologici prioritari».

Ma non è finita qui: la Fondazione punta a replicare le iniziative e a espandere il network “Italian Innovation hub” anche a Milano, Torino, Pisa e Firenze, Trento, Roma, Lecce e Bari, siglando alleanze e coinvolgendo soggetti del calibro di Fondazione Cariplo, Iit, Cnr, Università di Roma, Università di Lecce.

Diversi gli attori che sono già impegnati nello sviluppo di start up che hanno portato le loro esperienze al summit napoletano. Tra questi Domenico Arcuri, ad di Invitalia, Roberto Cingolani, direttore scientifico dell’Istituto Italiano di tecnologia, Massimo Inguscio, presidente del Cnr, Innocenzo Cipolletta, presidente del Fondo italiano d’investimento.