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Docenti, il nodo della selezione

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Docenti, il nodo della selezione

Ordinamenti didattici e selezione della docenza sono due nodi cruciali di una struttura universitaria. Su entrambi i terreni, trasformazioni profonde di radicate tradizioni sono state avviate in Italia sul finire del secolo scorso: l’introduzione del 3+2 negli ordinamenti didattici e nuove regole, con successive e ripetute modifiche, nella selezione della docenza. A distanza di pi di 15 anni nessun vero bilancio dei processi sull’uno e sull’altro terreno stato fatto. Mi soffermer qui sull’evoluzione delle regole sulla docenza, i cui pi recenti esiti continuano a destare perplessit.

Concorsi nazionali, gestiti da una commissione nazionale e con un numero di vincitori esattamente uguale al numero dei posti banditi dal ministero, sono stati sostituiti nel 1998 (ministro Berlinguer) da concorsi banditi dalle singole universit, ciascuno espletato da una diversa commissione, la quale designava “idonei” tre in una prima fase e successivamente due. La facolt effettuava, quindi, tra i tre o due idonei, la chiamata in ruolo del prescelto. La natura locale dei nuovi concorsi, la moltiplicazione delle commissioni e il meccanismo delle idoneit hanno, da un lato, favorito accordi e scambi tra le sedi, e dall’altro hanno ridotto alquanto il livello di selezione della docenza. La lentezza dei concorsi precedenti stata sostituita da una regolarit degli ingressi, ma gli ingressi sono stati un fiume in piena. Un solo dato: nel periodo 1998-2006 i professori ordinari sono aumentati dell’82% nelle facolt di Economia.

Le regole mutano nel 2005 (ministro Moratti), prima con l’eliminazione dei due idonei e la proclamazione di un unico vincitore per ciascun concorso, poi con un disegno pi ampio sulla docenza universitaria. Si istituisce cos una Idoneit scientifica nazionale, seguita da concorsi effettuati dalle universit per la chiamata di uno tra i dichiarati idonei della fase precedente. La legge stabiliva un tetto massimo di possibili idonei nei singoli settori. I decreti attuativi non furono, per, fatti entro la chiusura della legislatura (2006) e la legge non venne mai applicata.

Ulteriore modifica nel 2007: un decreto (ministro Mussi) riattivava i concorsi banditi dalle universit, ma senza idonei e con un unico vincitore. Nella trasformazione in legge del decreto riemersero per, paradossalmente, i due idonei.

Si arriva cos alle regole odierne, fissate dall’ampia riforma del sistema universitario del 2010 (ministro Gelmini). Si istituisce di nuovo un’abilitazione scientifica nazionale, ma senza vincoli sulla numerosit degli idonei. Si prevedono, quindi, concorsi banditi dalle universit e soggetti a regolamenti predisposti dagli stessi atenei. La prima, laboriosa, tornata delle abilitazioni stata bandita nel 2012 e i dichiarati idonei manterranno l’abilitazione per un periodo di sei anni (per alcuni settori la scadenza giunge al 2021).

Il sistema adottato si espone a diversi rilievi critici. Un’abilitazione senza alcun vincolo sul numero degli idonei mal si concilia con realistici piani di crescita. Il concreto operare delle commissioni per le abilitazioni pu creare ulteriori distorsioni. Per esempio, nell’area di economia, nella fascia dei professori ordinari il rapporto tra abilitati e domande nella prima tornata stato di circa il 44% nel settore economia politica, ma di ben il 69% nel settore politica economica. difficile pensare che questo divario sia dipeso da differenze nella qualit dei candidati; pi realistico supporre gradi diversi di selezione.

Il secondo rilievo riguarda l’utilit di un vaglio ripetuto: l’abilitazione prima e il concorso presso l’ateneo poi. Se la selezione della prima fase adeguata, perch non lasciare agli atenei la facolt di scegliere subito l’idoneo che si ritiene meglio corrisponda agli interessi della struttura? Come non ipotizzare che il concorso presso l’universit, con una commissione composta da due commissari interni all’ateneo e tre membri esterni nominati dallo stesso ateneo, abbia ottime chances di raggiungere questo medesimo risultato? Perch impegnare tempo e risorse per ci, cosa che la predisposizione e l’attuazione del concorso richiede? Se, d’altro canto, la selezione della prima fase ha avuto debolezze, la natura in larga misura locale del concorso pu non garantire che la scelta fatta dall’universit compensi un’eventuale generosit della prima selezione.

Dati interessanti emergono dal Rapporto Anvur 2016, appena presentato, sullo stato dell’universit: il 50% dei bandi, a seguito della prima tornata di abilitazione, sono fatti con accesso riservato al personale interno dell’universit e il 41% con accesso riservato a tutti, mentre accesso riservato a esterni e chiamate dirette rappresentano percentuali piccolissime dei bandi fatti. L’ambiguit - dei bandi riservati ai soli interni - tra esigenze di protezione di competenze molto specifiche ed esigenze molto generiche di protezione degli interni contribuisce a chiarire una certa fragilit dell’attuale insieme di regole. Certo, il possibile scenario di idonei deboli protetti da bandi per soli interni e idonei forti messi in competizione da bandi aperti potrebbe esser fonte di pesanti distorsioni.

Una considerazione conclusiva. Il richiamato susseguirsi delle regole , in sostanza, girato intorno al dilemma tra autonomia degli atenei nella scelta dei docenti e garanzie di una selezione indipendente. Il dilemma forse non ha soluzione. Prescindendo comunque da ci, i due livelli di giudizio con cui lo schema attuale tenta di sciogliere il dilemma potrebbero essere utilmente corretti, tentando di rendere pi uniforme e limitato il primo livello e semplificando od opportunamente vincolando il secondo.

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