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L’impegno responsabile per rilanciare la crescita

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L’impegno responsabile per rilanciare la crescita

Caro Direttore ,

«All’Italia ed al mondo serve sempre di più un’Europa politica»: ha ragione il Presidente della Bce, Mario Draghi a sollecitare una svolta nelle scelte dei Governi Europei.Vedremo se il discorso di insediamento di Donald Trump e le sue prime mosse (come il ritiro degli Stati Uniti dal Tpp, l’accordo di libero scambio con 11 paesi affacciati sul Pacifico che Obama aveva fortemente voluto) costituiranno quel “pugno sullo stomaco”, come ha scritto sabato sul Sole 24 ore Adriana Cerretelli, che serviva all’Europa per uscire dal suo “autismo” nel nuovo mondo che le sta crollando addosso. La strategia degli Stati Uniti basata su protezionismo, revanscismo patriottico e, soprattutto, poca generosità con il resto del pianeta non lascia alternative o scappatoie all’Europa. Non possiamo attendere come un fatto “salvifico” le elezioni politiche che si svolgeranno nei prossimi mesi in Germania, Francia, Olanda e, forse, anche in Italia. Il 2017 non può essere un altro anno perso per il destino del nostro continente.

Questa Europa deve cambiare strada, riscrivendo il suo “Statuto Economico” se vuole arginare il populismo e ridare fiato al processo di integrazione oggi minato alla fondamenta dalla Brexit e dai rigurgiti dei nazionalismi. Fra due mesi il nostro Governo ospiterà un Consiglio Europeo straordinario che avrà il compito di celebrare l’anniversario dei Trattati di Roma, ma anche quello di ripensare le politiche di bilancio ed indirizzare le scelte economiche e sociali dei Governi. È evidente che il nostro Paese sarà tanto più credibile ed autorevole sul piano europeo quanto più sarà in grado di coinvolgere le parti sociali nelle sue decisioni, dimostrando di saper lavorare per la coesione sociale, un’esigenza sollecitata dal Presidente della Repubblica, Mattarella. Questa è la scommessa cui è chiamato il Governo Gentiloni, la cui agenda abbiamo condiviso dal giorno del suo insediamento, senza per questo rinunciare al nostro ruolo propositivo. Torna con forza la necessità di un “patto sociale” per affrontare il tema cruciale della crescita per contrastare il declino del nostro paese. Il lavoro dei giovani è la principale questione da affrontare. Giovedì la Cisl metterà in campo alcune proposte concrete: in primo luogo è indispensabile attuare la seconda parte del jobs act, quella delle politiche attive del lavoro, favorire gli investimenti in innovazione e ricerca, creare reti territoriali con la bilateralità per far dialogare di più scuola e imprese. Servono risorse e servizi efficienti per combattere le diseguaglianze e favorire l'inclusione sociale, soprattutto nelle periferie abbandonate delle grandi città e nel Mezzogiorno. Apriamo subito il confronto sulle future pensioni dei giovani, come previsto dall’accordo dello scorso 28 settembre tra Governo e sindacati, concordando anche le modifiche alla disciplina dei voucher e della responsabilità solidale in tema di appalti, senza aspettare l’esito del referendum. Ma dobbiamo anche rilanciare il sistema industriale italiano, governando (e non subendo) i processi digitali di industria 4.0 nel quadro di una migliore qualità del lavoro. Nello stesso tempo, il sindacato e le associazioni imprenditoriali dovranno completare il percorso di riforma delle relazioni industriali e del sistema contrattuale, rendendoli adeguati alla sfida della produttività e della competitività del paese. Significa, nei fatti, riempire di contenuti quel “patto della fabbrica” che dovrà dare nuovo slancio al sistema produttivo ed innescare un circolo virtuoso positivo. Tutto questo ci darà più forza in Europa come “sistema- Paese”, mettendo da parte le divisioni e le polemiche strumentali. Forse la politica dovrebbe assumere come riferimento il lavoro silenzioso dei nostri vigili del fuoco, degli operatori sanitari e delle altre strutture dello Stato, dove operano persone che si impegnano tutti i giorni con grande serietà per salvare le vite umane. Tutti dovrebbero far proprio questo “modello” di impegno responsabile, per rinsaldare un nuovo sentimento di coesione sociale e di solidarietà, come abbiamo saputo fare nei momenti più tragici della vita del nostro paese.

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