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Carlo Azeglio Ciampi, Beppe Grillo e le riserve valutarie

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Carlo Azeglio Ciampi, Beppe Grillo e le riserve valutarie

Egregio Fabi, mi ricollego all’ultima frase della sua risposta ai lettori del 24 gennaio: «Le riserve valutarie sono fatte anche per essere utilizzate». Esiste una lettera, a molti sconosciuta, che il Presidente Ciampi inviò nel 1997, pensi un po’, a Beppe Grillo, in risposta a quanto affermava nei suoi spettacoli. Ciampi gli ricorda che nei suoi quattordici anni di governatorato il consuntivo della gestione delle riserve valutarie della Banca d’Italia ha dato luogo a profitti per migliaia di miliardi: non esiste solo il 1992. Afferma anche che le riserve sono come munizioni per un militare: esistono per essere utilizzate. Ricordo anche, in uno dei suoi libri, illuminanti, che il cambio d’ingresso della lira nel Sistema monetario europeo (e solo d'ingresso in quanto quel cambio non esiste più e non ha senso utilizzarlo oggi) fu strappato alla fine di una lunga trattativa e fu ritenuto il massimo che l’Italia di allora poteva permettersi di negoziare.

Pierpaolo Antelmi

Carovigno (BR)

Gentile Antelmi, la lettera di Carlo Azeglio Ciampi, che lei puntualmente ricorda, costituisce una piccola lezione di politica monetaria per contestare con garbo ed eleganza una affermazione fatta da Beppe Grillo che in uno dei suoi spettacoli nel luglio del ’97 aveva definito lo stesso Ciampi «un pollo» per «i miliardi che mandò in fumo con la svalutazione». Ebbene Ciampi, non più Governatore e non ancora presidente della Repubblica, inizia ricordando a Grillo come «anche dal palcoscenico con il sapiente e intelligente uso della satira si può fare, e sempre si è fatto, opera di informazione e di critica costruttiva: castigat ridendo mores». E aggiunge: «Apprendo che nel suo spettacolo vengo presentato come un improvvido dilapidatore del pubblico denaro per gli interventi in valuta estera che la Banca d’Italia, di cui ero governatore, fece nell’estate del ’92 a difesa della lira». «I fatti – prosegue Ciampi – non stanno così. Prima di tutto la vendita di riserve valutarie non significa “bruciare”, distruggere dollari o marchi, ma trasformarli in lire. La perdita o il guadagno sta nel diverso rapporto di cambio rispetto a quando è stata effettuata o si effettuerà l’operazione di segno opposto. Posso solo dire che nei quattordici anni in cui sono stato Governatore il consuntivo della gestione delle riserve ha dato luogo a profitti per alcune migliaia di miliardi. Le riserve in valuta estera vengono costituite per aiutare a difendere la propria moneta rispetto alle altre. Quindi – precisa Ciampi – esistono per essere usate: in qualche modo sono come le munizioni per un militare».

In quel 1992 l’impiego delle riserve servì soprattutto a guadagnare tempo. Non evitò la svalutazione, ma permise di ridare fiducia ai mercati preparando il terreno alle misure del Governo per dimostrare che l’Italia avrebbe saputo mantenere sostenibile un debito pubblico che già allora superava il 100% del Pil con un deficit superiore al 10%. Ci furono le manovre del Governo Amato, ci fu l’accordo sulla politica dei redditi, ci fu l’avvio di una nuova strategia di politica economica che sarebbe poi stata portata avanti dallo stesso Ciampi che nell’aprile del 93 costituì il primo governo guidato da un non parlamentare.

E si può infine ricordare come conclude la citata lettera di Ciampi a Grillo: «Spero che Ella, da “buon genovese” che ha nel sangue il giusto rispetto per il denaro, abbia “sopportato” questa mia esposizione. Si abbia, in ogni modo, il mio augurio di continuare a lungo e con successo a divertire gli italiani, cercando a un tempo di aiutarli a divenire migliori».

g.fabi@ilsole24ore.com

Massimo D’Alema sta conducendo una battaglia all’ultimo sangue contro chi lo ha relegato ai margini della politica, cioè Renzi. Il “lider maximo” fa lo stesso errore che tanti prima di lui, nella sinistra, hanno commesso: combattere i compagni di partito anziché gli avversari politici. Ma davvero “baffetto” crede di fare un servizio al Paese? Forse riuscirà a far perdere Renzi, ma non vincerà lui, anzi passerà alla storia come l’ennesimo fallito.

Armando Parodi

Genova

Rispetto al mondo gli Usa hanno una popolazione pari al 4,5% ma il 22% del Pil e il loro consumo di energia è di 6.900 kg equivalenti di petrolio pro capite contro i 3.300 dell’Eurozona. Hanno un rilevante deficit commerciale con l’estero, ma la loro bilancia dei pagamenti beneficia del 17% delle esportazioni mondiali di servizi. Hanno il bilancio della difesa equivalente alla somma dei bilanci della difesa dei dodici Paesi che spendono di più in questo settore. Se oggi c’è molta insoddisfazione tra gli americani forse il problema è come sono distribuiti ricchezza e reddito ma non sembra questa la priorità di Trump mentre poteva esserlo per un presidente democratico.

Lettera firmata

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