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Un passo deciso (e decisivo) contro la povertà

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Europa

Un passo deciso (e decisivo) contro la povertà

  • –Davide Colombo

Questa dovrebbe essere la settimana decisiva per l’approvazione finale del disegno di legge delega con cui il Governo punta a far decollare il Piano nazionale per la lotta alla povertà. Il provvedimento è atteso nell’Aula del Senato domani o mercoledì. E dovrebbe essere approvato senza più modifiche, dopo un iter partito un anno fa e finito in surplace con l’avvicinarsi del referendum del 4 dicembre 2016. Ora si riparte a Costituzione invariata, quindi con gli enti locali titolari pieni delle politiche sociali. Ma con l’ambizione di far arrivare un reddito di inclusione - la nuova misura nazionale di aiuto - a una platea di almeno 400mila famiglie entro la fine dell’anno, vale a dire poco più di un quarto dei nuclei che vivono in condizioni di povertà assoluta (sono un milione e 528mila, secondo gli ultimi dati Istat, per un totale di 4,6 milioni di cittadini).

La delega verrà resa operativa con un solo decreto legislativo, in larga parte già predisposto dai tecnici del ministero del Lavoro. Tre gli ambiti di intervento: il varo del reddito di inclusione (Rei), che prenderà il posto dell’attuale “sostegno per l’inclusione attiva” (Sia), uno strumento che verrà caratterizzato come livello essenziale di prestazione e che sarà dunque uniforme su tutto il territorio e soggetto a un monitoraggio stretto da parte di una “cabina di regia” nazionale. Con lo stesso decreto verranno poi razionalizzate altre prestazioni assistenziali come la vecchia carta sociale per minori e l’assegno di disoccupazione Asdi, in modo tale da “girare” le risorse a essi destinate al Rei, allargando ulteriormente la platea dei beneficiari. Verrà infine definita la governance di questo sistema di nuova assistenza sociale, con un coordinamento nazionale affidato a ministero del Lavoro e Inps, cui parteciperanno le Regioni e i Comuni (giovedì scorso è stato sottoscritto un primo accordo in Conferenza unificata).

L’Italia con questa politica pubblica esce dalla lista nera dei Paesi privi di una misura universale di contrasto della povertà (in Europa era rimasta sola, insieme con la Grecia). E lo fa con qualcosa in più di un timido passo. Una sperimentazione è stata avviata da tempo nelle principali città e il Sia, in pagamento dallo scorso novembre, questo mese ha consentito di far arrivare un aiuto concreto a 70mila famiglie povere nelle quali vivono in media due figli minori: circa 320 euro al mese con una carta di credito a ricarica bimestrale. Le risorse che finanzieranno il Rei sono pari a 1,6 miliardi per il 2017, una dote messa assieme utilizzando anche i fondi non spesi l’anno scorso più un addendo di 150 milioni stanziato con la legge di Bilancio, mentre dall’anno venturo il Fondo nazionale contro la povertà avrà un finanziamento a regime di 1,8 miliardi.

Impossibile dire oggi quante persone in difficoltà si riuscirà a raggiungere con questo aiuto condizionato alla prova dei mezzi (serve un Isee non superiore ai 3mila euro associato a un livello di reddito effettivo disponibile che sarà fissato nel decreto legislativo), un aiuto che scatterà solo con l’adesione del capofamiglia a un progetto personalizzato di attivazione e inclusione sociale e lavorativa predisposta dall’ente locale. Sperimentazioni mirate e Sia hanno preparato la strada. Ma ora, per il debutto vero del Rei, serve di più. C’è da aspettarsi una campagna informativa nazionale capace di superare i limiti classici di take up che depotenziano sul nascere ogni format assistenziale. La misura andrà accompagnata e fatta conoscere: bisognerà aiutare le famiglie a superare lo stigma sociale che si prova quando ci si rivolge a un centro di assistenza del proprio Comune. E serviranno servizi semplificati per far girare al massimo le certificazioni Isee, come per esempio ha già fatto l’Inps con il simulatore gratuito attivato da qualche mese. Certo non siamo ancora ai 7 miliardi annui chiesti dall’Alleanza contro la povertà - che raccoglie realtà come Caritas, sindacati, Acli, Save the children, Banco alimentare - per coprire l’intera platea dei super-poveri. Ma è importante partire.

Come ha ricordato la Commissione Ue settimana scorsa nel country report diffuso con la Relazione sul debito pubblico, l’Italia è uno dei Paesi con tasso di povertà tra i più elevati e in aumento, in particolare, per i bambini. Nel 2015 il tasso di rischio di povertà o di esclusione sociale è arrivato al 28,7% (17,5 milioni di persone) e rimane nettamente superiore alla media Ue (23,7%). Un bambino italiano su tre è a rischio povertà e il disagio sociale è ormai andato oltre i bassi livelli di reddito se è vero - dice ancora l’Istat - che nel 2014 sono state registrate circa 650mila famiglie in lista d’attesa per un alloggio sociale e oltre 50mila le persone senza fissa dimora.

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