Mondo

Dossier Le Pen, Trump e la nuova era delle controrivoluzioni atlantiche

  • Abbonati
  • Accedi
    Dossier | N. 25 articoliLa Francia sceglie il Presidente: un voto storico

    Le Pen, Trump e la nuova era delle controrivoluzioni atlantiche

    Il candidato del Fronte Nazionale Marine Le Pen durante una visita a Mont-Saint-Michel
    Il candidato del Fronte Nazionale Marine Le Pen durante una visita a Mont-Saint-Michel

    Sia la Francia che gli Stati Uniti si considerano nazioni eccezionali. Eppure la loro storia si è spesso sviluppata secondo un modello simile. La rivoluzione americana del 1775-83 venne rapidamente seguita da quella francese del 1789, tanto che alcuni storici sono stati indotti a descrivere il tardo 18° secolo come il periodo delle “rivoluzioni atlantiche”.

    Gli storici del futuro si troveranno a ricostruire le “contro-rivoluzioni atlantiche” del 21° secolo? Questa eventualità potrebbe verificarsi se l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti nello scorso dicembre fosse seguita dal successo di Marine Le Pen, leader del partito di estrema destra Fronte Nazionale, alle presidenziali in Francia del prossimo maggio.

    I movimenti di Trump e della Le Pen condividono molte idee: ostilità all’Islam, nazionalismo, populismo, protezionismo, sostegno a Brexit, simpatia per la Russia e odio verso i media tradizionali. Entrambi i leader vogliono riportare le lancette dell’orologio indietro verso un’era più conservatrice, prima della globalizzazione e del multiculturalismo, mettendo in moto una controrivoluzione ostile alle classi dominanti liberali.

    Marine Le Pen ha salutato la vittoria di Trump come l’alba di una nuova era. E alcuni dei più ascoltati collaboratori di Trump, come Stephen Bannon, hanno coltivato legami molto stretti con l’estrema destra europea.

    Per ragioni politiche, la Le Pen deve gestire il rapporto con Trump in modo cauto. I sondaggi d’opinione evidenziano che il nuovo presidente Usa non è popolare tra gli elettori francesi, persino tra quelli all’estrema destra. Tuttavia, a conti fatti, l’affermazione di Trump è un fattore positivo per la Le Pen. Infatti, ha alimentato la sensazione che le forze nazionaliste e anti-globali in Europa stiano cominciando a prendere slancio. E, nella nuova fase che si è aperta con il voto favorevole a Brexit e la vittoria di Trump, è meno probabile che gli elettori francesi temano un successo della Le Pen come un marchio negativo e un fattore di isolamento per la Francia.

    Le condizioni economiche e sociali in Francia, se non altro, sono più favorevoli alla Le Pen di quanto non fosse la situazione che Trump ha dovuto affrontare prima del voto di novembre. Il bilancio delle vittime del terrorismo jihadista in Francia è molto più pesante rispetto agli Stati Uniti, dopo tre terribili attacchi in 18 mesi, due a Parigi e uno a Nizza. Le tensioni tra la minoranza musulmana e la società in generale sono molto più intense in Francia che negli Usa. Anche l’incidenza della disoccupazione risulta più elevata in Francia che in America e la crescita economica è più lenta. Al contrario degli Stati Uniti, la Francia si sta logorando sotto la pressione dei vincoli di bilancio imposti dalla Ue che forniscono una carica ulteriore all’angoscia per la perdita di sovranità.

    Ancora più favorevole alla Le Pen è il fatto che l’élite politica francese sembra reagire con grande difficoltà all’accusa di essere corrotta e fuori dalla realtà lanciata dalla leader del FN. Francois Fillon, il candidato del centro-destra, è sotto inchiesta per aver reclutato la moglie e due figli con fondi pubblici. La grande speranza del centro europeista è Emmanuel Macron, un candidato indipendente giovane e carismatico. Tuttavia, in qualità di ex banchiere formato all’Ecole Nationale d’Administration, l’istituzione più prestigiosa dell’élite in Francia, e appassionatamente sostenuto a Bruxelles, Macron incarna allo stesso tempo l’essenza del potere costituito così impopolare nel suo Paese. Le Pen si destreggia abilmente in tv e affronterà con entusiasmo i dibattiti televisivi che tendono ad essere i momenti salienti delle elezioni presidenziali francesi.

    L’unica chiara differenza tra i movimenti di Trump e Le Pen, che potrebbe ritorcersi contro l’estrema destra francese, è il fattore-novità. Trump è emerso dal nulla, in termini strettamente politici, conquistando prima il partito repubblicano e poi la presidenza americana. Al contrario, il Fronte Nazionale ha una presenza consolidata da alcuni decenni nella politica francese, al pari della dinastia Le Pen.

    Storicamente, c’è stato un tetto invalicabile al sostegno elettorale per l’estrema destra in Francia, ben al di sotto del 50% dei voti necessari per agguantare la presidenza. Jean-Marie Le Pen, il padre di Marine, riuscì a conquistare la partecipazione al secondo turno alle presidenziali del 2002, ma perse pesantemente con appena il 18% dei voti contro il presidente in carica Jacques Chirac. Il Fronte Nazionale ha ottenuto buoni risultati alle elezioni regionali del 2015, ma non è riuscito a sfondare il tetto del 27% dei voti al secondo turno di ballottaggio.

    In circostanze normali, il meccanismo delle elezioni presidenziali dovrebbe garantire che il limite tradizionale al consenso nei confronti del Fronte Nazionale risulti decisivo. Al primo turno ci sono molti candidati. È probabile che la frammentazione dei voti abbia l’effetto di far emergere in testa la Le Pen, con un risultati superiori al 25 per cento. Tuttavia, al secondo turno, quando dovrà vedersela con un unico antagonista, la maggioranza naturale contro l’estrema destra dovrebbe rientrare in gioco.

    Fino a poco tempo fa, questa idea di un tetto naturale ai voti per l’estrema destra ha garantito un notevole sollievo al sistema politico tradizionale in Francia. Una serie di recenti sondaggi hanno, però, mostrato Marine Le Pen attorno al 40% dei voti al ballottaggio. Un sondaggio della scorsa settimana l’ha pronosticata al 45% in un duello con Fillon, mentre altre due recenti rilevazioni l’hanno vista al 42% contro Macron. È una distanza esigua, con oltre due mesi di campagna ancora davanti. E Le Pen potrebbe risultare posizionata ancor meglio se si trovasse ad affrontare un candidato di estrema sinistra al secondo turno, come potrebbe succedere se la sinistra unisse le sue forze.

    Senza dubbio, si avverte un nervosismo palpabile nella élite francese. A Parigi, la scorsa settimana, mi sono trovato a conversare sul tema “In quale Paese dovrei emigrare?” con una coppia di vecchi amici per i quali la prospettiva di una vittoria di Le Pen appare all’improvviso molto realistica.

    Con Trump al potere negli Stati Uniti e la Gran Bretagna che lascia l’Europa, le opzioni di emigrazione sembrano restringersi sempre più.

    Traduzione di Marco Mariani

    Copyright The Financial Times 2017

    © Riproduzione riservata