Commenti

Sette grafici che dimostrano come i Paesi sviluppati stiano perdendo il loro…

  • Abbonati
  • Accedi
SCENARI GLOBALI

Sette grafici che dimostrano come i Paesi sviluppati stiano perdendo il loro vantaggio

(Reuters)
(Reuters)

Che cosa sta succedendo all’economia mondiale? Qualche risposta la possiamo trovare in sette grafici che rivelano un mondo in preda a cambiamenti radicali.

La trasformazione più importante degli ultimi decenni è stata la perdita di importanza dei Paesi ad alto reddito nell’attività economica mondiale. La «grande divergenza» dell’Ottocento e inizio Novecento, quando le attuali economie ad alto reddito fecero un balzo in avanti rispetto al resto del mondo in termini di potere e ricchezza, si è invertita con sorprendente rapidità. Laddove prima c’era divergenza, ora assistiamo a una «grande convergenza». Ma si tratta di una convergenza limitata, perché il cambiamento è dovuto interamente all’ascesa dell’Asia, e in particolare della Cina.

L’illustrazione migliore del progresso della Cina è il suo enorme tasso di risparmio, motivato in parte dalle dimensioni raggiunte dall'economia e in parte dal fatto che le famiglie e le imprese cinesi risparmiano moltissimo. È probabile che nel XXI secolo i capitali, i mercati dei capitali e le istituzioni finanziarie della Cina acquisiranno la stessa influenza che hanno avuto i capitali, i mercati dei capitali e le istituzioni finanziarie degli Stati Uniti nel XX secolo.

La crescita costante dell’importanza dei Paesi emergenti e in via di sviluppo non è solo economica, ma anche demografica. Il calo dei Paesi ad alto reddito è impressionante: nel 2050, la quota dell’Africa subsahariana nella popolazione mondiale, secondo le previsioni dell’Onu, sarà quasi equivalente a quella che avevano tutte le economie ad alto reddito nel 1950. Le sfide create da questo spostamento del peso demografico mondiale verso i Paesi più poveri sono evidenti.

La convergenza economica e i mutamenti demografici sono elementi centrali del quadro economico complessivo. Un terzo elemento è il progresso tecnologico: la convergenza tra elaborazione dei dati e comunicazioni ci ha portato internet, la tecnologia più importante della nostra epoca. Il crollo del costo relativo dei semiconduttori è alla base di questa rivoluzione tecnologica: la cosa interessante (e preoccupante) è che sembra aver rallentato.

Gli Stati Uniti sono all’avanguardia della frontiera tecnologica mondiale fin dalla fine del XIX secolo. Robert Gordon, professore di scienze sociali alla Northwestern University, ha dimostrato che l’economia americana non riesce a eguagliare gli straordinari livelli di produttività raggiunti tra il 1920 e il 1970. Dimostra anche che l'impennata della produttività avvenuta tra il 1994 e il 2014, spesso attribuita a internet, si è risolta in un periodo di crescita della produttività estremamente bassa. Gli errori di misurazione possono spiegare solo in piccola parte questo preoccupante rallentamento. Un'altra spiegazione parziale è la debolezza degli investimenti seguita alla crisi finanziaria.

L'economia mondiale non si sta deglobalizzando. Ma la rapida crescita degli scambi commerciali e delle attività finanziarie transnazionali rispetto al Pil mondiale si è fermata. Nel caso della finanza, spiegazioni plausibili possono essere l'avversione al rischio e la riregolamentazione. Per quanto riguarda i commerci, l'ultimo atto significativo di liberalizzazione degli scambi è stato l'ingresso della Cina nell'Organizzazione mondiale del commercio, che è avvenuto nel lontano 2001. Molte delle opportunità aperte dall'integrazione transnazionale delle catene logistiche ormai, probabilmente, si sono esaurite.

Il rapido mutamento dei rapporti di forza economici e gli enormi spostamenti del peso demografico relativo sono gli elementi caratterizzanti del nostro mondo. Al tempo stesso, le fonti di dinamismo – il progresso tecnologico, la crescita della produttività e la globalizzazione – stanno rallentando in modo preoccupante. Un risultato, che è diventato ancora più marcato con la crisi, è la stagnazione dei redditi reali in molti Paesi ad alto reddito.

La crescente pressione populista in tutte le economie ad alto reddito rende molto più difficile gestire questi cambiamenti. Tra gli sviluppi più significativi c'è la stagnazione o il calo dei redditi reali seguito alla crisi finanziaria. Una grossa percentuale, fino ai due terzi, della popolazione di molti Paesi ad alto reddito sembra aver subito una stagnazione o un calo dei redditi reali tra il 2005 e il 2014. Non c'è da stupirsi che così tanti elettori siano scontenti: non ci sono abituati e non intendono abituarcisi.

(Traduzione di Fabio Galimberti)

Copyright The Financial Times 2017

© Riproduzione riservata