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Il tocco artigianale dell’Italia hi-tech

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L'Analisi|Interventi

Il tocco artigianale dell’Italia hi-tech

Qualche giorno fa, in occasione del seminario annuale di Symbola, Alessandro Profumo, da poco presidente di Leonardo Finmeccanica, ha raccontato l’attività di tante realtà del suo gruppo in modo originale. Le produzioni di Leonardo, riferimento per l’high tech nazionale, riflettono in modo sorprendente alcuni tratti caratteristici della tradizione artigianale italiana. Chi ha la possibilità di guardare da vicino come si costruiscono gli aerei e gli elicotteri del gruppo, ha raccontato Profumo, si rende conto che la forza della manifattura di uno dei principali gruppi industriali italiani non è tanto nell’efficienza delle sue catene di montaggio quanto piuttosto in un modo di operare che ricorda la manifattura artigianale riproposta in chiave high tech. Le ragioni di questa somiglianza sono principalmente due. La prima ha a che fare con il modo di progettare nuovi prodotti e di gestire la relazione con il cliente. I prodotti Finmeccanica nascono da un dialogo serrato con la committenza che si manifesta in modo competente e che chiede di essere parte attiva nella progettazione del prodotto. La forza di Leonardo sta nella capacità di ascoltare e di personalizzare l’offerta sulla base delle richieste della clientela. Una seconda analogia riguarda il processo produttivo: il modo in cui realizzano aerei e elicotteri assomiglia molto a una bottega. Una bottega molto tecnologica, dove i processi sono codificati e dove il sapere degli uomini incrocia costantemente il digitale. Si tratta, tuttavia, di spazi dove le capacità del singolo sono valorizzate e dove prende forma un percorso continuo di apprendimento individuale e collettivo. In platea nessuno ha percepito l’utilizzo del termine “artigianale” come inappropriato. Anzi. La qualità “artigianale” del produrre italiano, nel senso più attuale che la parola ha assunto in questi anni, costituisce un filo rosso in grado di collegare fra loro un gigante della manifattura di altissima tecnologia con tante piccole imprese di successo nel nostro Paese. La suggestione di Profumo è ancora più interessante se si considera che questo modello di manifattura su misura è la cifra distintiva di quelle medie imprese che rappresentano, secondo i dati proposti in questi giorni dall’Ice, la componente più dinamica del nostro export. Proprio in occasione della presentazione del rapporto, Sonia Bonfiglioli, a capo di una delle medie imprese più dinamiche nel settore della meccanica, ha rilanciato l’idea di una manifattura “su misura”, capace di ascoltare le esigenze della clientela internazionale e di tradurre queste richieste in soluzioni tecnologiche all’avanguardia. Il modello “taylor made” è pure la caratteristica di una delle start up più dinamiche in Italia: Lanieri, recente vincitrice di un premio fra le aziende più dinamiche dell’e-commerce italiano. Ci si interroga spesso su cosa davvero sa fare l’Italia in una competizione internazionale sempre più serrata. Ci si domanda quali siano i suoi punti di forza per affrontare il futuro. La suggestione di una artigianalità high tech capace di proporre prodotti su misura a livello globale va oltre la battuta di un convegno. Suggerisce un modello di impresa capace di tenere insieme la nostra storia e il digitale, innovazione e lavoro. Propone una possibile prospettiva per ripensare la rappresentanza delle imprese negli anni a venire.

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