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«I dati spaziali sono sempre più utili»

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i Big data e la vita di ogni giorno

«I dati spaziali sono sempre più utili»

Big data e spazio vanno a braccetto. I dati che piovono dal cielo, originati dai satelliti, arrivano alle stazioni di terra a ciclo continuo e con ritmo crescente, la quantità è impressionante, fra quelli prodotti e quelli archiviati, tutti con alto contenuto informativo, gli exabyte si sprecano, e si tratta di miliardi di gigabyte.

«L’uso di queste masse di dati cambia rapidamente», spiega Luigi Pasquali, ad di Telespazio, la società italiana, partecipata al 67% da Leonardo e dalla francese Thales al 33%, che è uno dei punti di forza italiani nel campo del controllo e gestione di satelliti e analisi dei dati spaziali, molto ben piazzata a livello europeo. Tanto per dirne una Telespazio partecipa alla gestione del sistema europeo di geoposizionamento Galileo.

L’utilizzo e la valorizzazione dei dati provenienti dallo spazio iniziò, negli anni 60 del secolo scorso, con le applicazioni militari ma si espanse subito a tutti i campi possibili. Si mandava in orbita un satellite per uno scopo preciso, ad esempio la sorveglianza del territorio da un punto di vista geologico, e si analizzavano quei dati per uno scopo particolare, come i movimenti della crosta terrestre. Questo lo si fa ancora, ma la questione si ribalta: «Oggi si parte anche dalle esigenze del mercato, valorizzando al meglio gli investimenti che si fanno in orbita. Sono le esigenze sociali che danno oggi sempre più l’input all’uso e sfruttamento dei dati spaziali: l’ottico, il radar, l’infrarosso e altro», continua Pasquali. Lo spazio si apre alle esigenze di mercati verticali importanti, come agricoltura, commercio, clima. Vuoi sapere se stai somministrando acqua in una piantagione? Te lo diciamo noi dallo spazio, così come se vuoi capire come va quel tal centro commerciale, questo lo capiamo dalle macchine lì parcheggiate a ogni ora e, sempre per esempio, quanto produce un’azienda lo vediamo dal numero di camion che partono dai magazzini.

«Tutto questo stimola la ricerca di nuove soluzioni per estrarre informazioni dalla massa di dati e rende indispensabile passare dall’interprete umano dei dati, il tecnico o lo scienziato che giudica un’immagine ad alta risoluzione, ad algoritmi e programmi in grado di estrarre l’informazione cercata secondo le esigenze del cliente che nel prossimo futuro avrà un’informazione, geolocalizzata e con un time stamp preciso, che risponde alla domanda iniziale», dice Pasquali.

Già oggi è possibile utilizzare applicazioni avanzate di data analytics che sfruttano le applicazioni di cloud, ma lo sviluppo di nuovi strumenti va di pari passo con le tecnologie che si rendono disponibili. Alle porte ovviamente anche l’integrazione con i big data “terrestri” per avere strumenti di comprensione sempre più completi e acuti.

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