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La concorrenza e le fatiche di Sisifo legislatore

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La concorrenza e le fatiche di Sisifo legislatore

Da domani, martedì 29 agosto, avremo qualche sprazzo di concorrenza in più. Una coincidenza fortunata, quella tra il debutto della legge faticosamente approvata dopo quasi 900 giorni e il rientro, per molti di noi consumatori, dalle vacanze. Ma quanta sarà, davvero, la dose di concorrenza sulla quale potremo contare tra ventiquattr’ore, con quali reali benefici, in quanto tempo?

Difficile rispondere, anche se - con ammirevole dedizione - si volessero leggere a uno a uno i 192 commi della legge, confusi in un serpentone di un solo articolo. Un formato invero frequente, dovuto al ricorso al voto di fiducia, e che non agevola i destinatari, né gli operatori né le amministrazioni chiamate a dar corso alle norme. Ma la difficoltà di giudizio non sta tanto in questa caratteristica grafica, quanto piuttosto nell’estrema eterogeneità dei contenuti e nella grande varietà dei tempi di attuazione. Ci sono parti a effetto immediato: il preventivo obbligatorio per i professionisti, la possibilità di produrre una polizza propria nel sottoscrivere un mutuo o un prestito al consumo, il divieto per banche, assicurazioni e società di carte di credito di applicare ai servizi di assistenza telefonica tariffe superiori rispetto alle chiamate urbane. Ma ci sono anche le liberalizzazioni rinviate ad altra stagione o ad altra legislatura, come accade per le forniture di energia.

Questa poca leggibilità, le tempistiche diverse, gli impatti dissimili tra i settori (più puntuali per alcuni, più vaghi per altri) sono in realtà lo specchio dei compromessi che questa legge sulla concorrenza ha dovuto affrontare nei suoi due anni e mezzo di navigazione parlamentare. Un percorso così accidentato che uno dei relatori del provvedimento (Massimo Mucchetti, presidente della commissione Industria) non ha partecipato all’ultimo voto di fiducia al Senato, dichiarando che le nuove norme finiscono per facilitare i monopoli (in campo elettrico e in quello assicurativo, secondo la critica del senatore) e non per agevolare l’ingresso di nuovi soggetti o per favorire servizi migliori e prezzi più bassi.

Ma anche rispetto a tali accuse - e non vorremmo essere tacciati di faciloneria - il problema è innanzitutto di metodo: la legge 124/2017 sarà purtroppo l’unica legge sulla concorrenza di questa legislatura. Se, invece, si fosse riusciti a seguire la strada, consigliata anche dal legislatore europeo, di un intervento annuale, le misure avrebbero potuto essere articolate per gradi, probabilmente scandite e discusse con maggiore dettaglio, nonché monitorate nei loro effetti economici e corrette, anche con l’aiuto dell’Autorità antitrust.

Invece, ci ritroviamo con un simil-omnibus di grande mole, che va dalle assicurazioni Rc auto alla possibilità di sconti da parte degli alberghi, dall’energia alle società tra avvocati, dalle norme sui contratti di telefonia alle regole sulla previdenza complementare.

Beninteso, tutta questa varietà di temi non sarebbe così censurabile, se non si accompagnasse spesso al già ricordato impianto dilatorio di molte misure. Si pensi al tema dell’assicurazione Rc auto: gli eventuali sconti sono collegati a una serie di provvedimenti che dovrà essere emanata dall’Ivass, l’autorità di settore. Anche l’addio al servizio di maggior tutela, per quanto riguarda l’elettricità per le famiglie e le piccole imprese che non “acquistano” da un operatore sul libero mercato, è stata fissata al 1° luglio 2019. I tempi lunghi sono significativi della difficoltà di trovare un’architettura adeguata che porti con sé migliore efficienza nel servizio e vantaggi economici agli utilizzatori.

Ma la legge sulla concorrenza 2017 deve sicuramente gran parte della sua notorietà alle misure dedicate ai professionisti. In questo ambito ci sono indicazioni di tipo universale e a efficacia immediata, accanto a misure sulle quali si è discusso per decenni, come l’ingresso dei soci di capitale.

Da domani quindi, una norma obbligherà i professionisti - avvocati compresi - a fornire al cliente un preventivo circa l’esecuzione del mandato. Un documento che deve essere formulato per iscritto ed essere analitico. Si supera, così, la vecchia previsione che vincolava l’avvocato solo alla richiesta del cliente e, per tutti i professionisti, si chiarisce la formulazione contenuta nella riforma del 2012 che poteva lasciare scappatoie rispetto alla “precisione” del preventivo.

In questo caso la legge sulla concorrenza ha quindi interpretato la propria missione, modificando una legge di pochi anni fa che ha dato prova, sul mercato, di essere trascurata. L’incarico professionale, purtroppo, resta molto spesso non formalizzato, lasciando il campo ad ambiguità e a non detti, con inevitabili sorprese o contenzioso al termine del mandato. Eppure, la legge del 2012, lungi dal voler affermare un’impostazione commerciale, aveva collegato il preventivo alla necessità di “spiegare” la peculiarità della prestazione professionale.

Non va per altro tralasciato che, in concomitanza con l’approvazione della legge sulla concorrenza, tra i professionisti sono cresciute le voci di quanti chiedono un ritorno alle tariffe, sotto forma di «equo compenso». Una battaglia che non distingue tra committenti deboli e forti e che rischia di pesare sul portafoglio dei consumatori-persone fisiche, con un rialzo dei prezzi, senza scalfire l’asimmetria tra i piccoli professionisti e i clienti che possono manovrare l’offerta dei servizi, pubbliche amministrazioni o grandi realtà, anche finanziarie.

Liberalizzare, insomma, sembra sempre una fatica di Sisifo. Come nel mito greco, una volta arrivati alla cima del monte si corre il rischio di precipitare nuovamente con il masso al punto di partenza.

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