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Cosa insegna l’epic fail dello spesometro

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L'Editoriale|Italia

Cosa insegna l’epic fail dello spesometro

A mezzanotte di oggi dovrebbe chiudersi l’operazione «Spesometro 2017-primo semestre». Usiamo il condizionale, in quanto dalle continue segnalazioni dei lettori e dei navigatori risultano ancora complessità e inefficienze del sistema di acquisizione dei dati.

Molti contribuenti hanno pensato di agire rifacendosi a tecniche da esodo estivo: come d’estate, quando tutti cercano la partenza intelligente nelle ore più strane e si resta ancor più imbottigliati. Nel caso dello spesometro c’è stato chi ha rinunciato al riposo e si è messo al computer in prossimità della mezzanotte, sperando in una maggiore reattività del sistema. Ecco invece una segnalazione relativa alle ore 23.50 di giovedì scorso: un contribuente inizia a caricare la prima fattura e, dopo qualche tempo in cui vede girare a vuoto l’indicatore del trasferimento dei dati, legge il messaggio «servizio occupato: si prega di riprovare». Torna indietro e per tre o quattro volte cerca di confermare i dati, ma la risposta del sistema non cambia. A questo punto si va ovviamente a dormire, confidando in tempi migliori.

«Il Sole 24 Ore» ha aperto un Forum online sullo spesometro e in una settimana sono arrivati centinaia di interventi dei lettori, sia con richieste su come si debbano caricare i dati in modo corretto, data la grande varietà delle situazioni, sia con la testimonianza della fatica e della delusione di dover lottare contro una procedura che era stata presentata con slogan del tipo “i dati li avete, basta un click”.

I primi che non hanno i dati, in realtà, sono gli operatori al dettaglio, che per espressa disposizione normativa non annotano le singole fatture, ma le includono nel totale dei corrispettivi giornalieri. Il caso più lampante è quello dei ristoratori. A mezzogiorno quasi tutti fanno i pranzi di lavoro a 10-12 euro. Il ristorante rilascia il modulo polivalente della ricevuta fiscale, che diventa fattura facendo scrivere a penna al cliente i suoi dati, tra cui la partita Iva.

Facciamo (per difetto nei locali più frequentati) una ventina di questi documenti al giorno: per 250 giorni di apertura siamo in presenza di 5mila fatture, il che vuole dire generare 5mila files che devono essere appositamente caricati con mille problemi di leggibilità dei dati dei clienti.

Una piccola società ha segnalato al Forum che, dopo aver acquistato due diversi programmi che in teoria avrebbero generato i files da trasmettere, ha constatato che gli archivi non erano compatibili. Nel Forum troviamo questa testimonianza: «Unica alternativa è quella di inserire manualmente (con relativi errori e imprecisioni) sul sistema dell’Agenzia i dati delle fatture con tre giorni di lavoro sottratti alla normale attività. Il tutto per comunicare bollette luce, gas, telefono, autostrade, spese di cancelleria eccetera, per importi anche risibili.

Cercare un elemento dentro miliardi di dati, che come abbiamo visto l’Agenzia non è neppure in grado di gestire, non è il modo corretto di fare la lotta all’evasione. Soprattutto considerando l’aggravio di lavoro a carico dei contribuenti. Spero in una profonda revisione del sistema».

Il sostanziale blocco della procedura è anche da ascrivere all’abolizione delle regole semplificatorie degli anni precedenti, come la comunicazione per totali delle fatture sino a 300 euro registrate riepilogativamente e l’esonero sia degli acquisti relativi alle fatture delle utilities (luce, gas, telefonia) sia delle fatture comprese nei totali dei corrispettivi giornalieri.

Sul versante della comunicazione degli acquisti la quantità di dati da caricare manualmente sta soffocando il sistema. Un esempio per tutti: la fattura mensile del Telepass espone 50 centesimi di Iva. Per dodici mesi. Qualche milione di contribuenti vede come il sistema stia chiedendo una valanga di informazioni sicuramente inutili. Ovvio che la società che emette questi documenti è perfettamente informatizzata e può trasmettere i dati a costo zero, ma nell’Italia del mezzo milione di partite Iva che si aprono ogni anno, bisogna rendersi conto che solo un numero infinitesimale di questi soggetti nasce con sistemi informativi evoluti.

E proprio parlando di acquisti è singolare che il 2017 veda la richiesta di dati così minuziosi e costosi, quando dall’anno prossimo vengono finalmente eliminati anche da noi i modelli Intra degli acquisti nell’Unione europea, che non sono mai stati prescritti dalla direttiva.

Si dice che la fattura elettronica sarà la panacea per questi problemi. Sicuramente non in tempi brevi, perché il nostro Stato, per ottenere l’autorizzazione allo split payment, ha comunicato alla Commissione europea che solo dal 2020 riuscirà a eseguire i controlli utilizzando le fatture elettroniche, canalizzate nel sistema di interscambio dell’amministrazione finanziaria.

E comunque è indispensabile il dialogo tra l’amministrazione e chi rappresenta contribuenti e consulenti, anche per un’adeguata valutazione del rapporto costi/benefici. Ma questo dialogo deve avvenire prima di ideare le procedure, che vanno fatte partire solo dopo averle testate a fondo.

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