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La lunga marcia degli smartphone cinesi

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TECH E MERCATI SENZA CONFINI

La lunga marcia degli smartphone cinesi

Il mercato degli smartphone ha chiuso il 2016 con un 1,5 miliardi di unità vendute in tutto il mondo. Un dato destinato a crescere anche quest’anno, a giudicare dai dati trimestrali diffusi finora (Samsung ha appena dichiarato 9,87 miliardi di dollari di utili, record, nel terzo trimestre). E il 2017 sarà ricordato come l’anno in cui il duopolio Apple-Samsung è caduto sotto i colpi della furia cinese guidata da Huawei. Il produttore con sede a Shenzhen, secondo recenti stime, ha scalzato il gigante di Cupertino dalla seconda posizione nella classifica delle vendite. Un segnale chiarissimo di come i nuovi equilibri del settore vedano la Cina in prima linea.

E la conferma arriva anche da un recente report di Gartner. Secondo questo studio, nei primi tre mesi del 2017 sono stati venduti 380 milioni di smartphone in tutto il mondo (il 9,1% in più rispetto allo stesso periodo del 2016). A trainare i volumi c’è il trio cinese composto da Huawei, Oppo e Vivo che ha fatto registrare un +50% nelle spedizioni di device (passati da 59 a 89 milioni per trimestre a distanza di 12 mesi).

Oggi le fasce di prezzo medio/basse del mercato degli smartphone sono monopolio cinese, con qualche parentesi che porta a Samsung. Ed è anche per questo che per la prima volta nella storia Apple ha rivisto le strategie di prezzo, lasciando sul mercato tutti gli iPhone dal modello 5C in poi per offrire agli utenti la possibilità di acquistare un iPhone anche senza dover spendere cifre folli.

L’arrivo di Apple e Google
Ma facciamo un passo indietro. Nonostante le tesi siano contrastanti, si può affermare con ragionevole certezza che lo smartphone sia nato con il primo iPhone. Era il giugno del 2007 e il “melafonino” lanciato da Steve Jobs cambiò per sempre il mercato mobile. Nonostante i telefonini interamente touchscreen fossero già comparsi sulla scena, l’iPhone introdusse un nuovo concetto di device. Un telefono per la prima volta legato a un nuovo mondo, quello delle applicazioni. Sulla scia dell’iPhone arrivò, poco più di un anno dopo, il primo telefono equipaggiato con sistema operativo Android: l’HTC Dream. Uno smartphone che sancì l’esordio di Google nella telefonia mobile.

C’era una volta l’Europa
Apple e Google hanno sovvertito ogni numero. Prima dell’arrivo di iPhone e Android, il mercato mobile era saldamente in mano a un’azienda che non temeva rivali: la finlandese Nokia. La bagarre era tutta dietro: c’erano le coreane Samsung ed Lg, le europee Siemens, Alcatel e Ericsson (poi acquistata dai giapponesi di Sony), l’americana Motorola. Nel 2008 Nokia possedeva il 40% della quota di mercato globale dei telefoni cellulari. Una leadership che, molto probabilmente, le ha impedito di guardare con interesse a quello che stava succedendo fuori dalle proprie mura. Mentre iOS (Apple) e Android (Google) rivoluzionavano il mondo mobile, Nokia rimaneva aggrappata al suo sistema operativo Symbian. Com’è finita lo sanno tutti.

L’avanzata cinese (e l’apertura a Milano)
Ma il mercato degli smartphone continua a cambiare. E dopo qualche anno di dominio assoluto, ora il duopolio Samsung-Apple è insidiato dall’avanzata cinese. Prezzi competitivi, qualità dei materiali, design all’avanguardia e tanto denaro da investire sono le chiavi vincenti dei produttori del Paese del Dragone. Inoltre, il boom degli smartphone in Paesi come l’India, ha aperto nuovi e ghiotti mercati che i produttori cinesi hanno saputo coprire immediatamente.

Negli scorsi anni, le aziende cinesi hanno acquistato marchi già noti della telefonia come Alcatel e Blackberry (finite nelle mani di TCL Corporation), o come Motorola, che dopo essere stata acquistata da Google è finita a Lenovo. Ma è stata solo una fase transitoria.

I marchi cinesi, negli ultimi tre anni, hanno ingranato la marcia vincente, abbattendo i vecchi pregiudizi e conquistando notorietà e fiducia.

Oggi la Cina ha smesso di essere solamente industria, e sta puntando con forza sull’innovazione. I display borderless, nuova tendenza degli smartphone a livello globale (anche Apple ne ha prodotto uno che sarà in vendita da domani e si chiamerà iPhone X) sono stati introdotti dalla cinese Xiaomi. Anche la doppia fotocamera sul pannello posteriore è diventata consuetudine per i modelli top di gamma grazie a Huawei (e alla sua controllata Honor).

I numeri, ma anche i fatti, dicono in modo chiaro che per la Cina degli smartphone è l’età della maturità. Dopo anni in cui il mercato cinese era in grado di produrre esclusivamente cloni di bassa qualità, oggi i produttori sono capaci di offrire device ad alto contenuto tecnologico.

E, in questo senso, Huawei, che entro fine mese aprirà il suo primo negozio europeo a Milano, ha fatto da pioniere. Il colosso tlc ha spostato con decisione il mirino sul mercato degli smartphone da ormai qualche anno. La sua crescita è una palese dimostrazione di quando gli investimenti in ricerca e sviluppo possano essere determinanti. Oggi Huawei conta sedici centri di ricerca e sviluppo, trentasei joint Innovation Center e quarantacinque Training Center in tutto il mondo. L’ultimo modello uscito si chiama Mate10 e monta un processore fatto in casa (quindi prodotto dalla stessa Huawei) del quale si parlerà molto. Il Kirin 970, infatti, integra al proprio interno una Npu (Neural network Processing Unit) espressamente dedicata ai compiti di intelligenza artificiale. Nel 2016 Huawei ha venduto 139 milioni di smartphone in tutto il mondo e il comparto Consumer Business Group, quello con dentro anche gli smartphone, ha fatto registrare un fatturato di 24,38 miliardi di euro (+42% sull’anno precedente).

Anche grazie ai numeri che fa in Italia, Huawei è il produttore cinese che conosciamo meglio. Ma non è il solo. Le classifiche mondiali di vendita vedono sette marchi cinesi nei primi dieci posti: oltre a Huawei ci sono Oppo, Vivo, Xiaomi, Zte, Lenovo e Alcatel. Oppo, saldamente in quarta posizione a livello mondiale, è un marchio poco noto in Europa, ma in Cina contende la leadership di mercato a Huawei. Nel primo trimestre del 2017 ha fatto registrare un aumento del 97% delle vendite rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, vendendo 31 milioni di unità.

Il record di Xiaomi
Molto noto tra gli appassionati di smartphone è Xiaomi. L’azienda, che per molto tempo ha conteso a Uber il titolo di startup più quotata al mondo, non è presente in modo ufficiale sul mercato europeo, ma diversi portali di ecommerce vendono i suoi smartphone anche in Italia. Il punto di forza di Xiaomi è il rapporto qualità/prezzo. Secondo i dati forniti dal ceo, Lei Jun, Xiaomi ha venduto 23,2 milioni di smartphone nel secondo trimestre del 2017, con il record di 10 milioni di device solo a settembre.

OnePlus, la piccola Apple
Un discorso a parte lo merita OnePlus. Il marchio è stato fondato nel dicembre del 2013 da Pete Lau e Carl Pei. Una piccola startup con sede a Shenzhen che ha in mente grandi cose. Per numeri, OnePlus non può competere coi marchi che abbiamo citato finora. Ma per tecnologia sì. La forza di questo progetto è l’idea di fondo. OnePlus ha intrapreso la strada dell’alta qualità a prezzo contenuto, puntando tutto sulla produzione di nicchia. Numeri contenuti, pochi dipendenti, niente grande distribuzione e smartphone molto performanti. La chiave di successo è questa. Oggi OnePlus è arrivata al suo modello numero 5 ed è una società in piena salute. Spesso i suoi smartphone finiscono in out of stock. Molti la paragonano ad Apple per marketing e politiche post vendita. Un particolare che accomuna la compagnia cinese a quella di Cupertino è la tenuta del prezzo: nessuna svalutazione dopo pochi mesi, come accade per molti altri marchi. Un particolare che agli utenti piace molto.

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