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Padoan: «Le mafie sguazzano nella finanza opaca»

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gli stati generali

Padoan: «Le mafie sguazzano nella finanza opaca»

«Tra le pieghe dell’opacità delle transazioni e nel fatto che l’innovazione finanzaria viaggia velocemente, le mafie sguazzano perché la risposta delle istituzioni statali è sempre più lenta», parola del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.

Il ministro dell’Economia è intervenuto ieri a Milano a conclusione della prima giornata degli Stati generali della lotta alle mafie, promossi dal ministero della Giustizia. «La finanza manda le risorse laddove servono ma la stessa finanza - ha ricordato Padoan - oltre all’efficienza ha anche un lato opaco. I due sono aspetti inscindibili. Ogni transazione finanziaria può nascondere opacità. L’industria finanziaria introduce strumenti sempre nuovi e innovativi per sfuggire alla regolazione e in questo le mafie hanno gioco facile. Bisogna che gli Stati si adeguino velocemente rispetto a questi fenomeni. Non basta la dimensione nazionale e nemmeno quella europea, ci vuole la dimensione globale per lottare contro le mafie. Si sta entrando in una nuova fase. L’agenda dei policy maker della finanza si sta rapidamente evolvendo».

La nuova fase non può prescindere da una cooperazione a livello non solo europeo ma anche e soprattutto internazionale. «Tutti invochiamo la cooperazione anche se è molto difficile da implementare - ha affermato Padoan - ma l’Europa ha fatto passi avanti e tutte le istituzioni si stanno adeguando e quindi non sono pessimista. La geopolitica di oggi non è quella di qualche anno fa. Questo significa che il cambiamento geopolitico apre spazi oscuri, grigi o neri, perché manca una giurisdizione internazionale di politica economica».

Instabilità geopolitica e deep Web

Alessandro Pansa, direttore generale del dipartimento delle Informazioni per la sicurezza, ha colto al volo l’apertura del ministro. «Dove ci sono instabilità geopolitiche - ha affermato - le mafie hanno tutto l’interesse a entrare. Dobbiamo avere la consapevolezza che ci confronteremo sempre più con fenomeni sofisticati e la mafia dei bidoni, dove Totò Riina nascose parte del suo tesoretto tanti anni fa, sarà sostituita dalla mafia dei bitcoin. Ma un Totò Riina informatico ci sarà. Gli attacchi informatici di maggio di quest’anno a 99 Paesi in tutto il mondo sono stati sistemici e condotti da strutture probabilmente istituzionali. Sono durati per ore e sono stati progettati per tempo. Cosa è accaduto in quel periodo di black out? Gli autori possono aver fatto di tutto, anche fare in modo di controllare e infettare i sistemi informatici. Non lo hanno fatto certo per guadagnare 40/50mila dollari di riscatto».

Europol, subito dopo l’attacco degli hacker del 13 maggio, diffuse una nota in cui definiva l’offensiva «senza precedenti», sulla quale sarebbe stata necessaria «un’indagine internazionale».

Brexit sì, Brexit no

L’ultima analisi di Padoan è stata riservata alla Brexit. «Non sappiamo se comporterà maggiori o minori rischi per le attività criminali finanziarie - ha detto il ministro - ma sappiamo per certo che una delle conseguenze della Brexit è che la piazza londinese si indebolisce a vantaggio di più di una piazza finanziaria europea. Avere una molteplicità di poli finanziari può moltipilicare anche le attrazioni per le attività criminali. Attenzione, dunque, all’evoluzione finanziaria in Europa».

Le praterie digitali

Salvatore Rossi direttore generale della Banca d’Italia, pochi minuti prima, aveva spianato la strada alle riflessioni di Padoan. «Con il riciclaggio - ha spiegato tenendo distinti i due soggetti - l’arricchimento illecito diventa arricchimento tout court e dunque spendibile dalle mafie e dalla criminalità organizzata. La finanza internazionale ne è in qualche modo scossa e influenzata, ma nessuno sa bene come». Poi il suo ragionamento si è legato ai nuovi strumenti, bitcoin o criptovalute che dir si voglia, basati su tecnologia innovativa, con libri mastri virtuali. «Bitcoin e criptovalute - ha affermato - garantiscono anonimato assoluto e impermeabilità assoluta e tutto ciò diventa straordinariamente attraente per chi vuole riciclare».

Le parole del ministro della Giustizia

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando, che ha aperto i lavori, aveva già toccato il tema della cooperazione affrontato da Padoan, sulla quale il suo dicastero negli anni ha spinto moltissimo e di ciò ha dato atto anche l’ex capo della Procura nazionale antimafia Franco Roberti. Lo sguardo del ministro è andato oltre, vale a dire alla necessità che la lotta alle mafie diventi prioritaria proprio per non pregiudicare le possibilità di sviluppo socio-economico dell’Italia nel cammino con gli altri partner non solo europei.

«Anche sulla lotta alla mafia si gioca il rating dell’Italia in Europa» ha infatti affermato, per poi proseguire: «Per noi il controllo del territorio è fondamentale per garantire la convergenza con le economie europee più volte auspicata dallo stesso ministro dell’Economia».

Il capo della Dna

Federico Cafiero De Raho, da pochi giorni capo della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, ha rincarato la dose: senza cooperazione internazionale il respiro della lotta alle mafie è corto. «La legislazione italiana - ha detto il capo della Dna - non è sufficiente. Ci vuole collaborazione tra tutte le istituzioni, magistratura e forze dell’ordine. L’Italia è soggetto che si muove per stringere rapporti non solo con i Paesi europei ma nel mondo, dove il traffico di droga è gestito da broker internazionali».

De Raho si è poi soffermato sul “matrimonio” tra le mafie: «Si muovono insieme Cosa nostra, ’ndrangheta, camorra ma anche la Sacra corona unita - ha detto - e moltiplicano il denaro in modo incredibile e lo trasformano in attività economiche. Le mafie fanno crescere e salire le imprese, spesso con la corruzione. Condizionano il mercato nel Centro e Nord, mentre al Sud hanno già occupato tutti i territori».

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