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Un vero riformismo per un Paese attento alle esigenze di tutti

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Le lettere

Un vero riformismo per un Paese attento alle esigenze di tutti

Non è accettabile che in un Paese che pretende di essere evoluto, ci sia chi muore di stenti e dorma per la strada. Non si dice di dare una casa a ciascuno, ma un letto al coperto con un minimo di tepore dovrebbe essere compreso nei diritti dell’uomo. Dal 1848, col Manifesto dei comunisti si chiacchiera di quella eguaglianza che è assurda e inattuabile. Tutti blaterano di amor per i poveri, per il popolo e poi continuano assurdità di questo genere. Facciamo pure i conti: basterebbero i vitalizi più ingiusti per creare soluzioni al coperto e letti agevoli in numero sufficiente. In un Paese dove le tasse sono a livelli irreali e altrettanto ingiuste. Dove si sprecano e si rubano risorse necessarie alla vita civile. Con il denaro dolosamente prestato a notori insolventi si potrebbe far fronte a tutte le necessità previdenziali del Paese. È evidente che se quel minimo di solidarietà reale non si verifica, pur con tutte le risorse di cui il progresso ci rifornisce, il sistema politico-amministrativo attuale non è quello giusto. Va cambiato.
Stefano Pelloni

Senza volergli mancare di rispetto (tutt’altro!) mi pare che il lettore interpreti un sentimento diffuso presso gli elettorati di molti Paesi occidentali che, ciononostante, non mi convince, ma anzi mi pare pericoloso. Ne rispetto, di nuovo, le buone intenzioni, ma mi lasciano perplesso le scorciatoie che si vorrebbero imboccare, ispirate più a luoghi comuni che non alla realtà delle cose.
La realtà, in primo luogo, è che le contraddizioni espresse nella lettera non sono proprie dell’Italia ma riguardano tutti i Paesi ricchi (mai sentito parlare degli homeless?); ma, soprattutto, che le cose non miglioreranno attraverso la promessa di nuove palingenesi. Il lettore ne ricorda una passata, l’illusione del comunismo e dell’uguaglianza perfetta che, animata anch’essa dalla nobile intenzione di realizzare il paradiso in terra, costruì il peggior inferno immaginabile (senza che la politica, in quei regimi, costasse molto). Per cambiare le cose, e costruire una società meno ingiusta, liberali e laburisti hanno pensato e realizzato il welfare, oggi messo a dura prova dai cambiamenti demografici e tecnologici che stanno cambiando vita, società e lavoro. Illudersi che basti ridurre i costi della politica per reperire le risorse necessarie è, spero, un’illusione: e dico “spero” perché rispettoso della buona fede di alcuni che lo sostengono ma anche convinto che altri utilizzino questo argomento come autentica, a consapevole, fake news. Del resto, se davvero avessimo voluto ridurre i costi della politica, non sarebbe bastato eliminare, come ci era stato proposto, Senato e Cnel?
La strada del cambiamento, nella democrazia liberale, si chiama riformismo, che è una strada faticosa e impegnativa, perché implica l’esigenza di andare a toccare, prima o poi, interessi organizzati che si annidano nella politica, nella burocrazia e nella troppo decantata società civile (in Italia le tasse sono alte, caro lettore, anche perché non tutti pagano quanto dovrebbero). Più che sognare sistemi sociali alternativi, meglio difendere quello che nonostante tutto ha garantito (e continua a garantire) un periodo di pace e di benessere quale il nostro popolo non conosceva da secoli. E ribelliamoci perciò non a un non meglio identificato “sistema”, ma al tentativo che politici maldestri faranno durante la campagna elettorale per imbonirci, prometterci l’impossibile e condurci in breve (se avessero successo) a una nuova crisi nella quale noi italiani ci troveremmo, allora sì, sguarniti di ogni difesa.

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